Auguri da Sessuologia Cagliari





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Sessuologia Cagliari su AgoraVox Italia




Agoravox è una fondazione indipendente, con sede a Parigi, nata in Francia nel 2004 in seguito all'avvenimento dello Tsunami.  Non ha scopo di lucro ed è riconosciuta di utilità sociale dal Ministero.
Nella rete francese è il secondo medium più citato su Internet dopo Le Figaro.
Ringrazio tutti i miei Lettori e la redazione di AgoraVox Italia per aver dato visibilità al mio blog e al mio lavoro nella rubrica Salute dell'editoriale on-line.



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Consultare l'archivio blog





Segui da poco questo blog? Dalla data di avvio del progetto Sessuologia Cagliari ho scritto diversi post, fra i quali forse c'è qualcosa che può interessarti. Nella colonna destra è presente l'archivio blog, uno strumento che permette di visionare l'elenco dei titoli dei post per ogni mese di riferimento.
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La potenza di un'immagine






˵Sei come una teiera sul fuoco che ha finito l'acqua, ma il fuoco continua a bruciare˶
                                                                                                                            (F. Pessoa)
Ferdinando Pessoa, scrittore e poeta portoghese considerato tra i più celebri del novecento, sapeva bene come rendere comprensibile qualcosa che per qualche motivo non si riesce ad esprimere. E' la metafora, una figura retorica che trasferisce un significato in un'immagine. L'immagine prodotta è un condensato di significati, emozioni, affetti, e un ponte profondo che collega gli esseri umani.
Spesso i pazienti, nel tentativo di comunicare i loro vissuti, non possono fare a meno di usare le metafore, che costituiscono il mezzo più efficace per rimandare un’idea sulla loro situazione.
Il paziente nel suo raccontare e nel suo raccontarsi,  esprime le sue difficoltà ricorrendo spesso ad espressioni metaforiche, che sono  una finestra sulla sua esperienza del mondo.

La metafora è uno strumento utilizzato nel lavoro terapeutico: lo psicologo ascolta e accoglie il vissuto emotivo del paziente che passa attraverso la metafora. L'immagine prodotta è uno specchio che riflette l’immagine che il paziente ha di sé, della propria vita, o degli altri. Tali immagini possono diventare una chiave per il cambiamento e rappresentare un accesso privilegiato al mondo emotivo e affettivo del paziente. 
 ˵Sei come una teiera sul fuoco che ha finito l'acqua, ma il fuoco continua a bruciare˶

Per decidere di affrontare i propri sintomi psicologici e sessuali ci vuole coraggio e la capacità di riconoscere un reale disagio. E' la parte sana della personalità della persona che soffre che potrà produrre una metafora, un'immagine, come quella proposta dal grande poeta portoghese Ferdinando Pessoa, che la accompagnerà a sentire realmente il bisogno di un sostegno psicologico.

Pensare di farcela da soli, partire per una vacanza, iscriversi in palestra, rifugiarsi nella chat, cambiare continuamente partner sessuale... sono alcune delle condizioni in cui si è finita l'acqua. 
La teiera, la propria vita, ha iniziato e continua a bruciare se non si ferma l'incendio.




 

Hai una curiosità su questo argomento?
Scrivi al servizio gratuito via mail SexoPost@ a cura del Dr. Antonio Dessì.
Scrivi all'indirizzo: sessuologiacagliari@tiscali.it


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Dal sessuologo: "Vado o non vado?"





La decisione di rivolgersi ad un professionista del disagio psicologico e sessuale è, per molte persone, una scelta difficile da prendere  nonostante la presenza di sintomi importanti, talvolta anche da anni, nella vita di chi ne soffre.  Perchè succede?



La chiamo paura delle parole,  un sentimento parecchio diffuso che si accompagna spesso alla sfiducia nella cosiddetta talking cure, ossia la cura che avviene attraverso la relazione e l'utilizzo degli strumenti della comunicazione. Sembra quasi impossibile pensare che sintomi come un attacco di panico, l'eiaculazione precoce, i sintomi depressivi in menopausa e tanti altri possano avviarsi verso il loro depotenziamento e risoluzione attraverso una terapia psicologica.
Allo scetticismo si affianca la preferenza per la sicurezza che ne deriva dall'avere in mano una ricetta medica e recarsi in farmacia a comprare la "pillola" che farà scomparire depressioni e attacchi di panico, umor nero e paura di vivere.... e forse pure i problemi sessuali di coppia. Questi atteggiamenti spesso sono l'esito di retaggi culturali - ricchi di palliativi - che ancora considerano gli specialisti della mente come strizzaccervelli o medici dei pazzi (in genere dipinti come ancora più matti dei loro clienti).

Carlo, 24 anni, soffriva da circa due anni di aneiaculazione senza orgasmo, ovvero una condizione patologica caratterizzata dall'assenza di eiaculazione. Dopo aver escluso l'eziologia medica, in seguito a terapia psicosessuologica Carlo scoprì che il suo sintomo, l'assenza di eiaculazione, poteva essere interpretata come una resistenza alla paternità da un lato, e alla paura della sua aggressività dall'altro.


Giovanni, 32 anni e Francesca, 28 anni sono sposati da 5 anni e non hanno figli. La loro vita sessuale, prima del matrimonio (4 anni) e sino a due anni dopo dal matrimonio era stata completa e soddisfacente. Francesca, dopo due anni di matrimonio ha cominciato ad accusare una certa forma di vaginismo, un disturbo sessuale che consiste in una contrazione riflessa e involontaria dei muscoli del perineo, della vulva, dell'orifizio vaginale tale da impedire la penetrazione durante il coito e spesso anche durante l'esame ginecologico. Negli ultimi tre anni il desiderio sessuale di entrambi si è ridotto sino a scomparire. La coppia non ha rapporti sessuali da circa due anni e mezzo.
Giovanni ha vissuto il vaginismo di Francesca come un rifiuto verso sè stesso come uomo. Le cause dei problemi nella sfera sessuale di questa coppia riflettono l'interrelazione di dinamiche di coppia, il problema di avere dei figli e diventare genitori, problematiche individuali di Francesca, espresse dal suo vaginismo, e da Giovanni a livello di identità e funzione paterna. In seguito a terapia psicosessuologica il desiderio ricomparve e l'attività sessuale fu ripresa con discreta frequenza e soddisfazione per la coppia.

Carlo, Giovanni e Francesca sono solo un esempio di persone che hanno deciso di capire il significato dei loro sintomi. L'aneiaculazione senza orgasmo, il vaginismo e il disturbo di desiderio che ha travolto la coppia e contribuito all'emergere di problematiche individuali, rappresentano il segnale di una situazione ormai diventata incontrollabile e che, con le forze rimaste, urla a Giovanni, Francesca, Carlo:

"E' necessario cambiare!"

Nel caso dei disturbi della sfera sessuale individuale e di coppia, il sessuologo aiuta il paziente a capire che il sintomo sessuale contiene spesso una richiesta di cambiamento, individuale o di coppia, o un messaggio indispensabile per il percorso evolutivo di chi ne soffre.

Andare dal sessuologo è l'inizio di un percorso di crescita volto ad imparare a leggere e decifrare i messaggi del corpo (i sintomi sessuali) e il loro significato profondo (il messaggio dell'anima) che spesso si cela dietro una spirale di ansia, depressione, evitamento, compulsione....

Spesso l'idea di richiedere aiuto ad una persona sconosciuta - lo psicologo, il sessuologo -  viene percepita dalle persone come una sconfitta difficile da essere tollerata. E' ancora in auge la convinzione di poter bastare a sè stessi, di rimanere fedeli all'immagine dell'essere invincibili e senza paura. Inoltre, si ha paura di parlare di "un problema sessuale": il sessuologo è li non per giudicare ma per aiutare la persona nella comprensione e risoluzione delle proprie problematiche sessuali e relazionali.

Idee distorte e paure sono poco funzionali anche se si arriva nello studio dello psicosessuologo e/o psicoterapeuta, in quanto orientano il paziente a cogliere solo i segnali che confermano la sfiducia iniziale e che conducono in modo categorico all'abbandono della terapia.
I sintomi difendono sè stessi, e suggeriscono alla persona mille scuse per non essere messi in discussione:

"Non ho soldi per pagarmi una terapia"

"Prima o poi passerà"
(e questo alimenta ancora di più il disturbo)

 "Il mio amico è 10 anni in analisi e non ha risolto niente"

"Gli strizzacervelli sono più pazzi dei loro pazienti"

 "Perchè affidare la mia vita sessuale ad uno sconosciuto che avrà
tutto l'interesse a tenermi anni in terapia"

"Ormai ci sono tanti psicofarmaci"

"Io non ci credo agli psicologi e sessuologi!"

Queste vere e proprie trappole mentali, costruite ad hoc dai sintomi di cui si soffre, sono il ponte di ambivalenza tra il desiderio di farsi aiutare e la spinta a fare da sè (cercando farmaci o altre soluzioni) nel tentativo di  dimostrare a sè stessi e agli altri di riuscire a farcela da soli.
Alcuni abbandonano l'idea di farcela da soli e si avvviano verso la guarigione; altri decidono di proseguire, con lucida traiettoria, l'unica strada che conoscono e che sono necessitate a proseguire: i sintomi e la sofferenza. La seconda alternativa è l'esito della distorsione interna di un sistema psichico, che dovrebbe invece perseguire la salute e la soddisfazione per sè stessi e per gli altri e che difende se stessa e si riproduce come un cancro mentale, e si propone addirittura come l'unica possibile modalità di vita.

I sintomi sessuali possono essere alleati o nemici. Sono alleati se li si considera come messaggi di aiuto scritti dalla nostra anima, che il nostro corpo esprime e che si concretizzano in una richiesta di aiuto; Sono nemici se ci si fa assecondare dalle trappole che costruiscono per boicottare i tentativi di guarigione e di crescita.








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Sessuologia Cagliari: in prima pagina su Report online





Il portale Report On line ha ospitato in prima pagina  l'articolo sul tradimento pubblicato da Sessuologia Cagliari. Tale evento rappresenta un importante riconoscimento sul ruolo che il blog Sessuologia Cagliari svolge costantemente sulla diffusione dell'informazione psicosessuologica.
Colgo l'occasione per ringraziare la redazione di Report On Line e tutte le persone che stanno dimostrando interesse nella lettura e nel commento dei miei articoli. Rinnovo l'invito a proseguire assieme a me questa entusiasmante avventura!

Dr. Antonio Dessì


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TRADIMENTO: Tutta colpa del DNA??





<< Mi hai tradito? >>

 << Si, ma è colpa del gene "Tradimento" che ho ereditato dal neolitico nel mio DNA!>>

Come reagireste se il vostro partner vi rispondesse in questo modo dopo aver scoperto l'esistenza di una relazione extraconiugale? La ricerca neuroevoluzionistica trova un colpevole del tradimento: il DNA! Le ultime speculazioni psicogenetiche dichiarano che l'infedeltà è scritta nei geni non solo per gli uomini, ma anche per le donne. Il tradimento non può essere spiegato solo dalla biologia e dai geni: è un prodotto della relazione di coppia.



Il tradimento è una condanna biologica, un "must" genetico. E' un comportamento che assicura le massime possibilità riproduttive nell'uomo e per la donna assolve al compito di garantirne la qualità della progenie. Sembra quasi di parlare di volatili, di leoni nella giungla, di antilopi africane.L'essere umano è biologia, istinto, ma è anche ragione, affettività, emozioni, relazione.

Una relazione di coppia può essere spiegata da un gene presente nel DNA?

Gli scienziati svedesi dell'Istituto Karolinska di Stoccolma hanno scoperto che il gene agisce sull'ormone denomiato vasopressina. Piccolo particolare: gli esperimenti sono stati fatti sui roditori. E la medicina immagina una pillola per il tradimento.



Da un punto di vista psicologico e relazionale, individuare le cause personali (specie se genetiche) che portano al tradimento è poco funzionale ai fini di un percorso consulenziale (sia questo individuale, sia di coppia), se non altro per la tipologia di richesta che le persone tradite, e anche chi tradisce, porta all'attenzione dello psicosessuologo o psicoterapeuta.

Il tradimento è un comportamento co-costruito dai partners, una bottiglia che contiene un messaggio per chi tradisce e per chi viene tradito. Attribuire la causa ai geni aiuta poco nella comprensione e gestione delle reazioni psico-affettive legate alla scoperta di un tradimento:  alto livello di stress, reazioni aggressive, comportamenti disorganizzati/caotici, incapacità di gestione della rabbia, frustrazione e umiliazione, smarrimento e pensieri ossessivi.

Il tradimento rappresenta uno degli eventi della vita di una coppia che ha il potere di generare una dolorosa frattura tra i partners.  Il tradimento tra persone unite da un legame affettivo e di amore è un fenomeno molto diffuso e trasversale che si ritrova in tutte le culture, etnie e ceti sociali. E' un comportamento umano che può anche avere una predisposizione genetica legata all'evoluzione, ma l'essere umano è molto di più della somma di cellule e geni.

I motivi che portano al tradimento, da un punto di vista psicologico e relazionale, sono molteplici e diversi da caso a caso. Al di la di attrazioni fatali, desiderio sessuale, gusto di sedurre ed essere sedotti, il tradimento è un comportamento che esprime un messaggio importante: il bisogno di affermazione di Sè e la necessità di separarsi (talvolta in maniera illusoria). Inteso in questo senso, il tradimento rappresenta una modalità di mettere un confine tra sè e il partner spesso all'interno di una relazione simbiotica, che da un lato può dare (e aver dato) sicurezza, dall'altro può minare e rendere incerta la personalità e il percorso evolutivo dei partner.
I motivi per cui un partner tradisce sono svariati: narcisismo, bisogno di trasgressione, o mascheramento di stati depressivi accompagnati dalla speranza che la nuova storia prodotta dal tradimento porti un nuovo amore, nuovi colori ad una vita ormai ingiallita da noia e tristezza.

Il tradimento può riparare o rompere una relazione di coppia. Il suo significato sta nel messaggio che viene trasmesso. La consulenza di coppia fornisce un adeguato spazio di contenimento e di elaborazione dei molteplici fattori che portano al tradimento di coppia.
E' possibile osservare che il tradimento può costituire un elemento che, per quanto doloroso, sia per chi tradisce, sia per chi viene tradito, permette una rinegoziazione di regole all'interno del rapporto di coppia aprendo nuove modalità di comunicazione tra i partners e favorendo la tendenza ad attingere a nuove risorse del legame affettivo. Se non adeguatamente gestito, il tradimento può rompere la coppia (nell'ipotesi migliore) o indirizzarsi verso la spirale del silenzio: la coppia si comporta come se non ci sia stato nessun tradimento, e se ancora in atto, si comporta come se non ci fosse.

Quali sono i messaggi dentro la bottiglia del tradimento?

I messaggi impliciti al tradimento sono il risultato di schemi relazionali della coppia. Evitare i conflitti e le discussioni, evitare di abbassare le barriere per paura di diventare troppo vulnerabili agli occhi del partner, evitare l'intimità e il sostegno sono solo alcune delle tipologie relazionali che possono diventare la bottiglia per il messaggio del partner che tradisce.


(Continua nei prossimi giorni...)



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L'INTERVENTO SESSUOLOGICO BREVE AD APPROCCIO INTEGRATO - Prima parte -



Non esistono parole più chiare del linguaggio del corpo, una volta che si è imparato a leggerlo.

(Alexander Lowen)

La sessuologia clinica moderna si avvale di strumenti di intervento che considerano i disturbi della sfera sessuale come aspetti che possono essere letti a partire dal corpo di chi ne soffre. L'analisi bioenergetica: uno strumento di comprensione in sessuologia clinica.

Per tanto tempo la consulenza e il trattamento per la diagnosi e cura dei principali disturbi della sessualità si sono avvalsi del contributo dei principali approcci psicoanalitici classici. Le terapie psicoanalitiche classiche utilizzano un metodo basato su lunghe terapie orientate alla comprensione del sintomo attraverso una minuziosa analisi del passato del paziente che si manifesta nel colloquio clinico, nei sogni, nei lapsus, nelle libere associazioni, con la convinzione che il motivo più profondo del sintomo sessuale sia in un presunto trauma nel passato del paziente, nella non adeguata risoluzione del complesso edipico ecc...


Nelle ultime due decadi la diagnostica e il trattamento in sessuologia clinica ha visto una vera e propria rivoluzione dovuta da un lato a una voluminosa quantità di dati sulla sessualità provenienti dai principali centri di ricerca sessuologica e dall'altro dalla messa a punto di modalità di intervento sessuologico ad approccio breve integrato. Questi elementi hanno fortemente influenzato la prassi clinica, e il definitivo distacco da un modello classico di stampo psicoanalitico è stato sancito dal crescente affermarsi, anche a livello internazionale, di un modello integrato.


Le ricerche sperimtali sull'efficacia delle terapie brevi sessuali ad approccio integrato hanno messo in evidenza come queste siano più efficaci nella risoluzione dei principali disturbi della sfera sessuale rispetto ad interventi psicoanalitici classici. La loro efficacia è data dalla minore durata, dal grado di soddisfazione del paziente e del terapeuta/sesssuologo, e dagli esiti a lungo termine.
Il modello integrato in sessuologia prevede che nella fase diagnostica e di trattamento per i disturbi sessuali intervengano e interagiscano congiuntamente sia i professionisti dell’area medica (ginecologi ed andrologi), sia i sessuologi clinici.
Modello Integrato significa che, nella comprensione diagnosi e trattamento delle problematiche sessuali, la moderna sessuologia clinica integra elementi di trattamento provenienti dai principali orientamenti teorici nel tentativo di considerare nello stesso momento aspetti disfunzionali emotivi e aspetti corporei dei principali disturbi emotivi della sessualità umana.

Tra questi, il trattamento sessuologico breve ad approccio integrato si avvale dell’apporto delle teorie e strumenti dell’analisi bioenergetica.

L'analisi bioenergetica rappresenta una metodologia di intervento che combina terapia corporea e psicoterapia verbale. Le principali tematiche che emergono dal colloquio clinico possono essere affrontate ed evocate utilizzando sia il canale che, partendo dal piano mentale ed affettivo conduce al coinvolgimento corporeo, sia il canale opposto: ovvero quello che partendo dalla respirazione, dal movimento e dall'espressione corporea permette l'emergere di vissuti emotivi inconsci consentendone quindi anche il recupero e l'elaborazione a livello mentale ed affettivo. Questo è la base del concetto di integrazione: mente e corpo formano un'unità.

Il disturbo della sfera sessuale può essere affrontato con particolari tecniche a partire dal blocco o tensione percepita in uno specifico distretto corporeo (le gambe, il bacino ecc..) così che i blocchi emotivi trovano i loro correlati corporei, e viceversa.

Nella consultazione sessuologica spesso i pazienti riferiscono dolori ai muscoli che uniscono il bacino al tronco e alle gambe, come quelli della parte bassa della schiena, delle natiche, delle cosce, del pavimento pelvico (dolore pelvico cronico esclusa l’eziologia medica). Tutti questi muscoli sono coinvolti nel controllo della sessualità e  le loro tensioni croniche la intorpidiscono. Una rotazione limitata del bacino, rigida e poco fluida indica spesso la presenza di un correlato emotivo della sessualità del paziente, una rigidità nel lasciarsi andare durante i rapporti sessuali, una difficoltà orgasmica ecc...
Alexander Lowen, principale esponente dell’analisi bioenergetica ha studiato per tantissimi anni un metodo basato sull'osservazione delle diverse reazioni corporee e delle emozioni a esse collegate. In Sessuologia Clinica questi elementi diventano uno strumento altrettanto valido dei sogni, dei lapsus e della libera associazione dei metodi psicoanalitici ortodossi. Analizzare le risposte emotive e i blocchi del corpo permettono al sessuologo di analizzare la sessualità dell'individuo che si esprime nella sua totalità mente-corpo.

(Fine prima parte)
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E' un "Lui" o una "Lei"? La condizione transessuale



LA o IL TRANSESSUALE?
Numerose persone hanno difficoltà nella scelta dell'articolo (maschile o femminile) da utilizzare davanti al sostantivo "transessuale". La scelta riflette la difficoltà di entrare in una dimensione che abbandoni la visione duale e rassicurante "maschio" e "femmina". Alcuni lettori e lettrici del blog  hanno fatto notare come lo stesso dizionario di lingua italiana identifichi la parola transessuale come sostantivo maschile e femminile, lasciando la scelta  alla discrezione dell'utilizzatore. Che articolo utilizzare? Sessuologia Cagliari inaugura il primo di una serie di articoli sulla condizione transessuale.

Da diversi mesi sui nostri giornali, in televisione, alla radio si sente e si ascolta una parola che arriva in maniera decisa e prepotente alle nostre orecchie e che ci chiede strumenti di comprensione:

TRANSESSUALE

Il caso Marrazzo ha favorito la moltiplicazione di informazioni sulla condizione transessuale: filosofi, sacerdoti, giornalisti, conduttori di trasmissioni televisive, notorietà riesumate dopo anni di assenza dal grande schermo, psichiatri, neurologi e persino i nostri vicini di casa si interrogano su cosa significhi questa parola. Tutti quanti a pontificare sull'annosa questione.
Sono maschi travestiti da femmina? Di che colore era il fiocco alla porta quando sono nati? Ha il pene o la vagina o li ha entrambi?
Nei precenti articoli Sessuologia Cagliari ha messo in evidenza come la sessualità umana sia il risultato della combinazione di diversi fattori. La domanda "maschio" o "femmina" implica che davanti ad una persona transessuale le persone semplifichino (un processo umano e naturale di categorizzazione ed economia cognitiva) considerando la sola dimensione genitale e biologica della sessualità umana, ma abbiamo visto che la sessualità è molto di più del nostro corpo e dei nostri genitali!
Ancora più imbarazzante è la confusione nell'utilizzo dell'articolo da parte della stampa, delle trasmissioni televisive, e dei giornalisti. C'è bisogno di chiarezza, riflessione, ed è per questo motivo che Sessuologia Cagliari proporrà una serie di articoli su questa tematica : l'utilizzo del corretto articolo al sostantivo transessuale dipende da quanto è stata compresa la condizione psico-corporea di queste persone. Il vocabolario della lingua italiana ci viene incontro negli errori, contrariamente ad altri casi: ritiene corretta sia l'espressione "la transessuale" sia l'espressione "il transessuale".
Non è così.
La psichiatria istituzionale rappresentata dall'American Psychiatric Association classifica nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-IV)  la condizione delle persone transessuali sotto l'etichetta diagnostica di Disturbo dell'Identità di Genere (DIG) detto anche disforia di genere. E' una condizione in cui un soggetto, maschio o femmina dal punto di vista biologico, ha una forte e persistente identificazione nel sesso opposto a quello biologico o comunque a quello assegnato anagraficamente alla nascita. Le persone transessuali spesso descrivono la loro condizione utilizzando espressioni come sentire un'anima femminile intrappolata in un corpo maschile, oppure sentire un' anima maschile intrappolata o prigioniera di un corpo femminile.
Le associazioni di transessuali lottano al fine di eliminare, come è successo nel caso dell'omosessualità, l'etichetta diagnostica di disturbo mentale.
L'utilizzo dell'espressione “il transessuale” per identificare una persona, uomo biologico, che ha un’identità di genere femminile risulta essere offensivo per le persone transessuali, in quanto ne colpisce il sentire e l'esistenza.

Quale articolo utilizzare per il sostantivo transessuale?

IL TRANSESSUALE ( FtoM - femmina verso maschio) è una femmina dal punto di vista biologico (con genitali esterni ed interni femminili) che, in seguito all'iter di adeguamento tra identità psichica e fisica (intervento gino-androide) diventa anche dal punto di vista fisico un uomo;
LA TRANSESSUALE (MtoF - maschio verso femmina) è un maschio dal punto di vista biologico (con genitali esterni ed interni maschili) che in seguito all'iter di adeguamento tra identità psichica e fisica (intervento andro-ginoide) diventa donna anche dal puno di vista fisico.

La condizione transessuale può essere compresa dall'osservazione dell'interazione dinamica  di componenti centrali della personalità umana quali l'identità di genere, il ruolo di genere e l'orientamento sessuale, dimensioni che racchiudono l'identità sessuale di ogni individuo.
La difficoltà nella scelta dell'articolo da utilizzare con il sostantivo transessuale è solo un esempio della confusione che porta spesso all'utilizzo di parole quali "il viado", "il travestito" e  altre declinazioni come sinonimi di transessuale. In realtà, come vedremo, sono condizioni differenti.

(Continua nei prossimi giorni...)





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INCONVENIENTI TECNICI




In questi giorni alcuni visitatori hanno segnalato delle difficoltà nella visualizzazione di alcuni contenuti del blog.
A tal proposito confermo che a causa di inconvenienti tecnici della piattaforma che ospita il blog ci potrebbero essere delle difficoltà (specie se si utilizza internet explorer) di visualizzazione delle pagine, dei commenti, e dei post. Mi scuso per il disguido nella speranza che questo venga risolto al più presto.

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L'ALBERO DELLA SESSUALITA' - TERZA PARTE -



Gustav Klimt, 1908 - L'albero della vita (particolare)

Nei precedenti articoli è stato messo in evidenza come la sessualità umana sia l’esito della combinazione di diversi fattori.
Se la sessualità umana è una realtà molto complessa già dal punto di vista biologico, affettivo e relazionale non lo è meno sul piano culturale e valoriale. La combinazione degli aspetti genitali, affettivi-relazionali, culturali e valoriali è alla base dello studio della sessualità e dell'intervento clinico psicosessuologico.

La sessualità è un piano dove si intersecano valori e significati diversi per ciascun individuo che ne impegnano profondamente le responsabilità. Le ultime due dimensioni, o rami dell’albero della sessualità riguardano:

Dimensione culturale – questa dimensione della sessualità di ciascun individuo contempla gli elementi riguardanti l’educazione sessuale ricevuta, le abitudini sessuali dell’ambiente familiare e della società in cui  vive e i ruoli di genere. Questi sono rappresentati da una serie di norme e comportamentali associate ai maschi e alle femmine, rispettivamente, in un dato gruppo o sistema sociale.

Sistema dei valori - Il sistema valoriale è un punto di riferimento che ciascun individuo ha profondamente radicato dentro di sé. E’ il risultato della combinazione tra educazione, condizionamenti appresi ed esperienze vissute. Rappresenta un bagaglio fondamentale che può essere utilizzato nell’ orientare, spiegare e giustificare scelte individuali, ed è implicato  nel processo decisionale sul comportamento da utilizzarsi nelle varie situazioni (per esempio durante i rapporti sessuali, durante la gravidanza, in menopausa ecc…).

La risposta individuale nei confronti del sistema culturale e valoriale può generare atteggiamenti capaci di alterare la tonalità affettiva e relazionale della vita sessuale.

Bisogna diffidare da interventi di sessuologia clinica che non considerino tutte queste variabili. Dietro un disturbo sessuale si nascondono frequentemente esigenze più fondamentali del ripristino di una funzione. La qualità della vita sessuale di un individuo non può dipendere esclusivamente dal funzionamento dei propri genitali! Laddove il disturbo è di origine organica questo non esclude che il trattamento preveda un’attenta presa in carico delle ripercussioni psicologiche sulla vita sessuale (e non) dell’individuo e della coppia.

La ricerca e la clinica in sessuologia hanno messo a punto modelli di intervento sessuologico altamente efficaci e brevi (terapia breve sessuale integrata) per la maggior parte dei soggetti le cui disfunzioni sessuali hanno una componente psicogena. Attualmente, la maggior parte dei teorici sottolineano l'inutilità di una distinzione tra organico e psicogeno, essendo i due aspetti molto spesso in stretta relazione.

Il disturbo sessuale è un disturbo psicosomatico, cioè ha a che fare con il corpo e con la psiche del soggetto. L'aspetto somatico e psichico non possono essere scissi e presi singolarmente.

E' sicuramente vero che un qualsiasi problema sessuale possa avere una causa organica (si pensi alla disfunzione erettile), ma anche in questo caso la difficoltà sessuale ha ripercussioni nel mondo psicologico di chi lo sperimenta, l'individuo, e la coppia.

Alcune persone  sperano che il sessuologo dica loro che il disturbo ha una causa organica. Considerare il disturbo sessuale come esclusivamente organico e prendere una pillola è certamente meno doloroso di un esplorazione delle dimensioni della sessualità che sono state illustrate.
Mettersi in gioco e l’unico modo per poter crescere e concedersi una vita migliore. Spesso il sintomo sessuologico è solo un aspetto (che può avere un correlato organico) di aspetti dolorosi della personalità. L'intervento psicosessuologico prende in considerazione la personalità dell’individuo, la sua storia passata, il mondo affettivo-relazionale presente, i bisogni latenti, così come i suoi blocchi emotivi. L'equilibrio nel funzionamento di questi elementi è alla base della costruzione di relazioni significative e di una sessualità soddisfacente.

(Nei prossimi giorni un articolo sulle caratteristiche della consulenza sessuologica)



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via mail SexoPost@ a cura del Dr. Antonio Dessì.








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HIV/AIDS: I VACCINI PER IL VIRUS MENTALE CHE PREDISPONE AL CONTAGIO.





(Immagine campagna AIDS 2009)

L’AIDS è una malattia sociale: accanto ai virus biologici è necessario individuare i virus psicologici e sociali che predispongono al contagio e al comportamento a rischio. Quali modelli psico-sociali sono più efficaci nella prevenzione? Sessuologia Cagliari mette in evidenza il virus psicologico della bassa percezione del rischio e i modelli di intervento Community Oriented.


Le ultime statistiche italiane riferiscono che in un anno 4.000 persone hanno contratto il virus dell'Hiv e 1.200 hanno ricevuto diagnosi di Aids. Nel 74% dei casi la causa di trasmissione è sessuale.

L’AIDS e le altre malattie sessualmente trasmesse (MTS) si combattono con una corretta informazione sulle possibilità di infezione e promuovendo una cultura del sesso sicuro, con l’impiego del preservativo in ogni rapporto.

Il 1 Dicembre (Giornata Mondiale contro l'AIDS) è quella data che ogni anno ripropone seminari, convegni, banchetti di sensibilizzazione, materiale illustrativo sull’uso del preservativo, nuovi spot pubblicitari dei più illustri registi del nostro secolo: un vero bombardamento di informazioni!
Chi ascolta e riceve l’informazione sociale e mediatica attiva una serie di modalità soggettive di elaborazione, interpretazione e codifica di quanto viene comunicato. Ciò influenza enormemente la possibilità di conoscere le sfaccettature della malattia ed acquisire la consapevolezza sui fattori che predispongono al rischio di contrarre la malattia.

Le più recenti ricerche sulla modificazione di comportamenti a rischio sono state condotte in ambito psicologico. Tali studi hanno messo in evidenza che la modifica dei comportamenti a rischio implica l’azione di molteplici fattori ed è poco sensibile alle “prescrizioni” pubblicitarie, mediatiche o in generale a carattere informativo.

Le informazioni sulla malattia, sull'uso del preservativo, sono sicuramente una componente fondamentale di qualsiasi programma preventivo, ma non basta a ridurre il rischio di contagio, infatti le ultime statistiche parlano di nuovi 4000 casi di contagio: persone che nonostante il bombardamento mediatico di informazioni hanno continuato a comportarsi in modo tale da rendersi vulnerabili al virus dell’HIV (escludendo per ora le altre MTS).
L’associazione di strategie cognitive di elaborazione dell’informazione sociale, le abilità psico-sociali e le modalità difensive individuali sembrano essere le variabili implicate nel processo di modifica dei comportamenti a rischio.

I progetti di prevenzione rappresentano una sfida per tutti gli operatori sociali coinvolti, dagli psicologi agli operatori di strada.

Quali sono i principali modelli teorici di riferimento, e quali, secondo le ricerche sono i più efficaci?

Modello del Behaviour Change: è un modello che concepisce la salute in senso bio-medico, pertanto lo stato di salute è determinato dalla situazione di presenza o assenza di malattia. Gli interventi di prevenzione che si basano su questo modello hanno l’obiettivo di modificare gli stili di vita e i comportamenti non orientati alla salute attraverso l’informazione. Chi applica questo modello si attende che al crescere dell’informazione ci sia una modifica degli atteggiamenti e delle abitudini comportamentali.

E’ efficace?

No per quanto riguarda la riduzione del comportamento a rischio. Infatti, l’incremento degli aspetti cognitivi (le informazioni sull’AIDS) è temporaneo e i cambiamenti negli stili comportamentali non sono significativi.

Perché?

In questi interventi manca lo spazio di discussione e riconoscimento delle emozioni legate al fenomeno oggetto di intervento. Nel caso dell’AIDS ci si concentrerebbe esclusivamente sulle informazioni mediche, i sintomi, e non si presterebbe attenzione al crescere dell’ansia, dell’angoscia che  le informazioni scatenano in chi le riceve. Il risultato è il blocco: la paura e l’angoscia non portano il soggetto a comportamenti preventivi.

Modello del Self –Empowerment – Gli interventi basati su questo modello concepiscono la prevenzione del rischio HIV come aiuto ai soggetti nel sentirsi protagonisti attivi della propria vita e artefici della propria salute. Abbandonano pertanto la politica della “paura e terrorismo informativo” come motori per il cambiamento e si orientano sull’offrire mezzi e strumenti di sviluppo di risorse  individuali. Questo modello non esclude il precedente ma lo integra. Infatti, il cambiamento non dipende esclusivamente dall’essere ben informati, dal sapere cosa fare e dall’avere le abilità richieste, ma anche dal grado di fiducia in sé stessi e dall’autoefficacia percepita, ovvero la percezione di avere la possibilità di esercitare un controllo personale sulle proprie motivazioni, sul proprio comportamento, sul proprio ambiente sociale. Le maggiori critiche a questo modello di intervento sono state avanzate a causa dell’eccessiva centratura sull’individuale e minore rilievo dei fattori esterni, infatti l’individuazione dei fattori socioculturali che ostacolano la massa in pratica di comportamenti orientati al benessere e alla salute sono fondamentali nel progetti di prevenzione.


E’ proprio a tal riguardo che sempre di più vengono proposte azioni di intervento che si rifanno al Modello Community Oriented che integrano iniziative promosse dall’alto, chiamate top-down, che coincidono con i programmi di prevenzione rivolti alla popolazione generale o a gruppi specifici, e iniziative dal basso – chiamate grass roots – che scaturiscono all’interno di gruppi o associazioni delle quali fanno parte persone che condividono problemi, preoccupazioni o esperienze di vita simili. Attraverso gli interventi basati su questo modello è possibile ridurre in maniera significativa i comportamenti a rischio. Numerose ricerche hanno messo in evidenza che attraverso questi interventi è stato possibile ridurre in maniera significativa i comportamenti sessuali promiscui e senza protezione, l’uso di siringhe infette, e in generale si è assistito ad una consistente modificazione dei comportamenti e abitudini connesse al rischio di contagio.

Perché?


Il cambiamento individuale dei soggetti che hanno partecipato ad interventi community oriented scaturisce dall’integrazione degli aspetti cognitivi, informativi provenienti dagli interventi top-down e dal lavoro di contenimento emotivo-affettivo pianificato e realizzato da esperti all’interno di gruppi o associazioni (interventi grass roots). E’ proprio grazie agli interventi grass-roots che si possono affrontare i virus mentali.

Sono virus mentali tutte le componenti emotive, emozionali ed affettive (non adeguatamente comprese) che si attivano e si affiancano alle componenti cognitive di un determinato argomento. Se non adeguatamente compresi e affrontati "i virus emotivi" si alleano con specifiche strategie difensive di negazione del rischio e minano la possibilità di vivere una vita sana, sicura e protetta.

Accanto all’informazione iniziamo a pensare anche all’emozione che la parola AIDS suscita in chi la riceve. L'emozione che ognuno prova è frutto di ciò che conosce e di quanto emotivamente l'AIDS è connessa con la propria identità. Il comportamento a rischio non è altro che un modo di negare la realtà che ha a che fare sicuramente con quanto si conosce sull’argomento, ma inevitabilmente con ciò che si vive a livello emotivo in un sistema dialettico tra interno - l’individuo - ed esterno – la società.



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C'E' UN MONDO DIETRO L'USO DEL PRESERVATIVO: LINEE GUIDA DI EDUCAZIONE SESSUALE




(Immagine tratta da www.outinamerica.com)
Scrivo questo articolo in risposta ad una richiesta di una lettrice.
Cosa si nasconde nel gesto di mettersi un preservativo? Quando e come trasmettere ai nostri ragazzi la modalità di utilizzo? SexoPost@ questa settimana ha avuto bisogno di più spazio rispetto alla classica rubrica e propone un articolo su un argomento classico dell'educazione sessuale a scuola: la prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale (MTS)



Gentile Dott. Antonio Dessì,

ho letto con grande interesse il suo articolo "L'educazione sessuale a scuola: mostro o opportunità?" del 7 novembre 2009. Considerata la Sua Grande esperienza in questo campo, ho una semplice domanda da sottoporLe: "E' POSSIBILE PARLARE (in Italia) DI MALATTIE SESSUALMENTE TRASMISSIBILI NELLA SCUOLA MEDIA INFERIORE?" incentrando il discorso sulla prevenzione Primaria?

Ritengo impossibile riuscire a fare un discorso di prevenzione contro le MALATTIE SESSUALMENTE TRASMISSIBILI, senza parlare dell'importanza dell'utilizzo del profilattico l'unica arma vincente contro la trasmissione ... La ringrazio anticipatamente, e Le sarei grata se mi rispondesse almeno con un si o con un no.  A presto e ancora Grazie!
R.





Cara Lettrice,

La sua domanda è molto interessante, pertanto, ho deciso di darle il giusto rilievo nel blog del mio progetto, affinché chiunque svolga una funzione educativa sulla sessualità possa iniziare a riflettere su alcuni aspetti fondamentali di questo difficile e controverso dominio del processo di crescita dei nostri ragazzi adolescenti.

Nella mia esperienza con genitori e insegnanti le domande sull’educazione sessuale dei ragazzi a scuola sono svariate ed emotivamente cariche: “quando parlarne?”; “Potrebbe traumatizzare i ragazzi?”; “Sono ancora dei bambini…”; “Il sesso ai ragazzi?? Noooo… quello è solo per adulti!!”.

Inizio a rispondere alla Sua domanda partendo dall’elemento che Lei cita come possibile giustificazione di educazione sessuale nelle scuole medie inferiori: la prevenzione primaria.

L’educazione sessuale ha bisogno di interventi di prevenzione primaria, ma etichettarla come “intervento di prevenzione primaria” rimanda la sensazione di considerarla un qualcosa da cui prenderne distanza. L’educazione sessuale è un momento fondamentale del processo di crescita e di ingresso nel mondo adulto dei nostri figli, alunni ecc… Molti problemi sessuali dell’età adulta derivano da un’educazione sessuale ricevuta caratterizzata da imbarazzo, senso di colpa, paura di parlarne, paura di chiedere, idee distorte, blocchi emotivi. La logica è quella del: "E' meglio avere un’idea distorta piuttosto che chiedere".

Un intervento di prevenzione primaria sull’educazione sessuale prevede la progettazione e realizzazione di interventi di natura sanitaria, sociale, economica ed educativa volti ad impedire che un determinato evento nocivo per la salute (nel caso della Sua domanda le malattie sessualmente trasmissibili) possa manifestarsi. Le strategie di intervento si distinguono fra prevenzione diretta, svolta direttamente sui giovani, e prevenzione indiretta, da svolgersi tramite adulti-educatori, insegnanti, sessuologi…


Le rispondo con un "si, ma con riserva" (perché non ho la possibilità di chiederLe ulteriori informazioni), e solo a patto che nel trattare l’argomento "preservativo" vengano considerate le variabili e modalità di intervento che brevemente descriverò.

Se concentriamo la nostra attenzione su un argomento specifico dell’educazione sessuale in maniera didattica (capitolo 1: il preservativo; capitolo 2: come usarlo..), molto probabilmente andremo a lavorare su un aspetto che lenisce una nostra angoscia e non quella dei ragazzi (per esempio l’angoscia che i questi possano contrarre una malattia sessualmente trasmissibile - MTS - dovuta anche all’aumento reale della loro incidenza sulla popolazione di giovani). Questo atteggiamento aiuta noi ma non i ragazzi. Con questo non intendo dire che l’educazione sessuale non passi anche attraverso la fase di informazione sull'importanza dell’utilizzo del condom, ma questo intervento non dovrebbe cadere dall’alto come una regola messa in moto dalla “paura di contrarre una malattia sessualmente trasmissibile”, ma da abilità relazionali, affettive, cognitive dell'utilizzo del preservativo.

Ne consegue che non si lavora sulla paura delle MTS, ma sul creare delle competenze emotive, affettive e relazionali che portino a comportamenti orientati al benessere, nello specifico all'evitare di contrarre MTS.

L’altro elemento che Lei cita è la scuola media inferiore: le difficoltà di questa fase dello sviluppo individuale, la pre-adolescenza/adolescenza, sono legate al superamento dei compiti di sviluppo.
Le varie tappe attraversano i seguenti binari, e diverse stazioni di scambio:

1. Passaggio da uno stato di dipendenza (tipico dell’infanzia) ad uno stato di progressiva autonomia (l’età adulta);
2. Costruzione del senso di identità;
3. Intraprendere la costruzione di una relazione sentimentale;
4. Sperimentarsi nella sessualità;


Il periodo adolescenziale è il momento in cui avviene l’acquisizione del pensiero ipotetico-deduttivo, indispensabile anche in riferimento all’educazione sessuale, in quanto permette al soggetto di ragionare in termini probabilistici: il ragazzo/a può ragionare per ipotesi, considerare gli esiti di un’azione e abbozzarne le possibili conseguenze.

Insegnanti, genitori e chi si approccia ai ragazzi per un progetto di educazione sessuale (ginecologi, andrologi, sessuologi clinici, psicologi, psichiatri, assistenti sociali…) ha l’obbligo di considerare una certa quota di rischio insita nel processo di crescita: è uno spazio “di gioco” (spazio transizionale) indispensabile per la costruzione dell’identità personale, e non si risponde con la paura: “METTI IL PRESERVATIVO”.
In contesti scolastici è molto frequente che davanti a progetti, interventi di educazione sessuale si attivino dibattiti molto carichi emotivamente tra colleghi, genitori ... perchè educare alla sessualità implica mettersi in contatto con la sessualità di ognuno degli interlocutori. Il sessuologo ha l'obbligo di affrontare anni di analisi individuale per poterlo fare.
Come hanno scritto i principali esponenti del modello integrato in sessuologia clinica - miei insegnanti nel periodo di formazione in sessuologia clinica - le possibili declinazioni delle condotte adolescenziali sono il risultato della combinazione degli stili appresi e selezionati durante l’età prepuberale, e successivamente in adolescenza ne verranno selezionati alcuni come privilegiati per le sfide evolutive.

Pertanto, spiegare cosa è il preservativo è sicuramente importante, ma a patto che il tutto avvenga all’interno di un processo di apprendimento che consideri tutte queste variabili.

E’ necessario che genitori, insegnanti, alunni lavorino con un’équipe multidisciplinare formata da andrologo, ginecologo e sessuologo clinico provenienti dalle scuole maggiormente aggiornate, accreditate nella formazione sessuologica e affiliate alla FISS (Federazione Italiana Sessuologia Scientifica) EFS (European Federation Sexology) e WAS (World Association for Sexual Health).

L’educazione sessuale solo così diventa un percorso di crescita, unico, positivo, irripetibile e base sicura per la sessualità adulta.

La invito a contattarmi nuovamente nell'eventualità di ulteriori approfondimenti. Sono altresì disponibile ad incontrare Lei e i suoi colleghi insegnanti, qualora si manifesti il bisogno, per un seminario su queste tematiche.
La ringrazio per essersi messa in gioco con questo tema così ostico e per aver contribuito in maniera così attiva alla diffusione del modello di educazione sessuale promosso dal progetto Sessuologia Cagliari.




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LE MUTILAZIONI GENITALI: UNA FORMA DI VIOLENZA SULLE DONNE





(foto tratta dalla campagna di Amnesty International)

Nella giornata contro la violenza verso le donne, Sessuologia Cagliari Blog mette in rilievo il tema delle mutilazioni genitali femminili, una grave forma di violenza contro le donne che mira a  toglierne il piacere sessuale e spesso, a causa di "errori chirurgici" anche il piacere di poter procreare e svolgere la funzione materna. Le motivazioni culturali, igieniche, sanitarie, religiose sono solo dei perfetti mascheramenti del disprezzo e della violenza nei confronti delle donne: è una violenza mascherata da motivazioni culturali.

Le mutilazioni genitali femminili (MGF) sono forme di rimozione parziale o totale dei genitali femminili esterni o ad altre modificazioni indotte agli organi genitali femminili effettuate per ragioni culturali o altre ragioni non terapeutiche.

L'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha distinto le mutilazioni in quattro tipi differenti a seconda della gravità:

  • Circoncisione o infibulazione as sunnah: è l'asportazione della punta del clitoride, con fuoriuscita di sette gocce di sangue simboliche;

  • Escissione al uasat o clitoridectomia o recisione è la pratica più comune: asportazione del clitoride e taglio totale o parziale delle piccole labbra;

  • Infibulazione o circoncisione faraonica: asportazione del clitoride, delle piccole labbra, di parte delle grandi labbra con cauterizzazione, cui segue la cucitura della vulva, lasciando aperto solo un foro per permettere la fuoriuscita dei liquidi;

  • Il quarto tipo comprende una serie di interventi di varia natura sui genitali femminili, che includono l'incisione o lo stiramento del clitoride e/o delle labbra; il raschiamento del tessuto che circonda l'orifizio vaginale (anguria cuts) o l’incisione della vagina (gishiri cuts).

Le mutilazioni genitali femminili (MGF) vengono praticate per una serie di motivazioni:



  • Ragioni sessuali: soggiogare o ridurre la sessualità femminile;


  • Ragioni sociologiche: per esempio l'iniziazione delle adolescenti all'età adulta, integrazione sociale delle giovani, mantenimento della coesione nella comunità;



  • Ragioni igieniche ed estetiche: in alcune culture, i genitali femminili sono considerati portatori di infezioni e osceni;



  • Ragioni sanitarie: si pensa a volte che la mutilazione favorisca la fertilità della donna e la sopravvivenza del bambino;



  • Ragioni religiose: molti credono che questa pratica sia prevista da testi religiosi.

La mutilazione genitale femminile è una violenza contro la ragazza o la bambina che influenzerà la sua vita futura come donna adulta. Benché questa pratica sia illegale e penalmente perseguibile in numerosi Paesi, si stima che circa 132 milioni di bambine e donne sono sottoposte a mutilazione genitale in tutto il mondo e che ogni anno almeno 2 milioni di bambine sono a rischio di mutilazione.
È noto che gli effetti fisici e psicologici di questa pratica sono spesso molto estesi, e che colpiscono in particolare la sfera sessuale e riproduttiva, la salute mentale e il benessere integrale delle donne. I principali effetti psicologici delle mutilazioni genitali femminili sono difficili da studiare, ma le testimonianze raccolte parlano di ansia, terrore, senso di umiliazione e di tradimento, che possono avere effetti a lungo termine e cronicizzarsi nel tempo. Dal punto di vista fisico, il danno inferto agli organi genitali femminili e al loro funzionamento è esteso e irreversibile.
Questi effetti persistono per tutta la vita.



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NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE




(foto tratta dalla campagna Amnesty International)
Il 25 Novembre è il giorno contro la violenza verso la donna. Sessuologia Cagliari sostiene la campagna contro la violenza sulle donne e contribuisce nei suoi ambiti di competenza a ricordare che tra le svariate forme di violenza nei confronti delle donne quella psicologica e sessuale è una violenza senza lividi fisici, ma il dolore dell'anima è forte quanto quello fisico.

La violenza contro le donne ha molte facce: le uccisioni e gli stupri sono gli aspetti più drammatici delle violenze dentro e fuori le mura domestiche, nei luoghi di lavoro, per le strade. I dati riguardanti le violenze subite dalle donne sono agghiaccianti, soprattutto se riferiti alla società civile. La violenza fisica, sessuale, psicologica ed economica è la pura violazione dei diritti umani e, talvolta, l’assenza di leggi adeguate e il silenzio sono complici di tali violazioni.

La violenza è sofferenza e umiliazione.

Capita spesso di associare la violenza con gli aspetti più truci e violenti, lo stupro, la violenza sessuale, ma tra le svariate forme di violenza nei confronti delle donne quella psicologica non ha lividi o ferite, ma si chiama violenza.  Le ferite sono nell'anima di chi subisce umiliazione, insulti, denigrazione, minacce, pedinamenti, inseguimenti; Sono tutte azioni volti a tenere in uno stato di soggezione le vittime per assumerne il controllo.
Le donne che che ne sono oggetto hanno conseguenze psicologiche gravi come ansia, paura, disturbi del sonno, anoressia, bulimia, depressione, disturbi dell'immagine di sè e della propria sessualità.
La violenza psicologica é una tortura, un vero e proprio lavaggio del cervello della vittima che perde il senso della propria autostima e delle proprie risorse interiori.

Come si fa a sopravvivere psicologicamente ad un abuso e/o violenza?

Chi viene abusato cerca di curare la propria ferita psichica attraverso un meccanismo mentale che tenta di modificare retroattivamente il corso degli eventi. Si chiama coazione a ripetere.


Questo meccanismo psichico, essenziale per la sopravvivenza mentale dell’individuo, si esprime a partire da un bisogno inconscio di rimettersi in una situazione traumatica e dolorosa anche se assurda e umiliante. Chi ha vissuto abusi e violenze continua a cercare, in virtù della coazione a ripetere, “nuovi abusi” (da un punto di vista rappresentazionale e/o affettivo con la situazione originaria) e questi possono avvenire in nuovi scenari, per esempio nel posto di lavoro, all’università, nelle amicizie, nella relazione di coppia...

E’ una condanna che l'individuo potrebbe auto-infliggersi, nell’illusione inconscia di poter cambiare quei momenti così carichi di sofferenza e dolore.
I traumi psicologici possono essere di varia natura e di diversa entità ed essere influenzati da svariate variabili. In virtù di questo, possono provocare risposte sintomatiche di diverso tipo.
Presto Sessuologia Cagliari pubblicherà degli articoli sulle principali problematiche sessuali di soggetti che hanno subito violenza e abusi.



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SESSUOLOGIA CAGLIARI FESTEGGIA 2500 CLICK!





Cari Lettori,
sono trascorsi pochi giorni dalla data di lancio del Blog Sessuologia Cagliari.
In maniera inaspettata ho registrato un elevato interesse verso i temi che ho trattato, ciò dimostrato da un sorprendente risultato: 2500 pagine visitate e 700 accessi in così breve tempo!


Ho ricevuto numerosissime mail, non solo di elogio, ma anche di richiesta di approfondimento su svariati argomenti di sessuologia clinica. Cercherò di rispondere a tutti con riflessioni, articoli, iniziative.
Ringrazio tutti per il vivo interesse dimostrato verso la mia attività: la vostra preziosa collaborazione mi è molto utile per continuare ad impegnarmi in questa entusiasmante sfida!
Sessuologia Cagliari nasce per avvicinare le persone alla conoscenza delle principali tematiche legate alla sessualità e le sue problematiche, le implicazioni psicologiche e le principali modalità di intervento individuale e di coppia. Nei prossimi giorni nuovi articoli sulla rubrica SexoPost@, e …. interessanti iniziative in programma!

Un sincero grazie a tutti, continuate a visitare il blog e se lo ritenete meritevole continuate a passare parola!


Dott. Antonio Dessì



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L’ALBERO DELLA SESSUALITA’ - SECONDA PARTE -






Sempre di più stiamo assistendo al fenomeno, mediatico e culturale in primis, che rende la sessualità meccanica, qualcosa da “aggiustare”, un oggetto o un aspetto da esibire. Questo fenomeno si ripercuote anche nelle richieste di intervento sessuologico:
“ Dottore, non riesco più ad avere un’erezione. E’ necessario il Viagra? Giusto?”

Questo è solo un esempio di una serie lunghissima di situazioni che possono presentarsi. E’ molto frequente che pensare alla sessualità e alle sue disfunzioni porti all’attivazione di uno schema di pensiero di questa tipologia, senza minimamente considerare che la sessualità va oltre i propri genitali.

Già da diverso tempo, non sono più le sole donne ad avere un disturbo del desiderio o dell’eccitazione e a viverlo in silenzio all’interno della coppia, anche i maschi sembrano particolarmente in difficoltà, alle prese con il diverso ruolo femminile più autonomo e giudicante. Oggi anche le donne hanno più esperienza in campo sessuale e risentono anche loro degli effetti culturali e mediatici in tema di sessualità: valutano le prestazioni!

Secondo le ultime statistiche dell’Istituto Internazionale di Sessuologia Clinica anche i più giovani, nella fascia dai 20-30 anni, sperimentano delle défaillance sessuali: ed ecco che si ricorre all’abuso di farmaci come il Viagra e il Cialis. E' necessario precisare che un’accurata visita medica, andrologica per gli uomini, ginecologica per le donne, è la base per iniziare a capire di più sul proprio disturbo sessuale ma, a prescindere dall’esito, può non essere sufficiente.

La scelta di considerare la sessualità in maniera meccanica porta inevitabilmente il germe per il mantenimento del disturbo, così, anche le pastiglie cessano di avere i loro effetti. Ansia, depressione, insoddisfazione nella coppia, tradimenti, incomprensioni, dipendenze da pornografia…. sono solo alcuni dei segnali che possono presentarsi.

Pertanto, nell’albero della sessualità di ciascun individuo, è bene iniziare a pensare alla sessualità come un campo di forze dove giocano il loro ruolo diverse componenti:

  • Genitalità - Con questo termine si intende sia l’anatomia, il funzionamento degli organi genitali e il rapporto sessuale (coito) sia le fasi di risposta sessuale: il piacere, l’orgasmo e tutto ciò che ne consegue o ne è correlato. La sessualità è costituita da tutto il corpo che è completamente sessuato, non soltanto dagli organi genitali!

  • Relazione con il proprio corpo – Se parliamo di maschi e femmine questa dimensione riguarda tutte le differenze corporee che esistono tra i due generi sessuali, ma nello specifico della dimensione individuale riguarda anche il modo in cui una persona vive il rapporto con il proprio corpo, se si piace e si vuol bene o meno, se ne sa ascoltare, riconoscere, accettare e gestire le sensazioni e le prestazioni. La sessualità non si ferma ai genitali e al corpo, è molto di più!


  • Componenti affettive - È il ventaglio di sentimenti e di emozioni, di gesti, sguardi, parole che esprimono ciò che si sente nei confronti di un’altra persona, e verso sé stessi. Anche l’affettività è un elemento fondamentale della propria sessualità e bisogna averne cura!


(La terza ed ultima parte dell'articolo nei prossimi giorni....)







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SexoPost@ - I sogni erotici





SexoPost@ è un servizio gratuito via mail a cura del Dr. Antonio Dessì al quale far pervenire curiosità, suggerimenti, critiche sugli argomenti di Sessuologia Cagliari o richieste di approfondimento teorico su una vostra problematica di pertinenza sessuologica. Le domande e relative risposte verranno pubblicate solo previa autorizzazione da parte dell'interessato e in totale anonimato a seguito di una depurazione della mail da qualsiasi indizio che possa ricondurre all'autore.
Questa settimana una lettrice ci propone il tema dei sogni erotici.


Gentile Dottore,

[…] colgo l'opportunità offerta dal suo blog per farle una domanda su un qualcosa che riguarda un sogno che ho fatto qualche giorno fa e a cui ripenso in continuazione. Le faccio presente che ho un rapporto di coppia stabile da circa un anno. Ho sognato di vivere un rapporto erotico con un mio amico. Mi vergogno e … mi sembra di sentirmi in colpa per questo sogno, anche perché il mio amico ha anche lui una relazione stabile di coppia. Questo sogno mi incuriosisce ma allo stesso tempo mi lascia perplessa. Perché il mio amico R. nei miei sogni erotici? […]




Cara L.,
I sogni erotici (ma anche a contenuto sessuale) sono frequenti nelle persone. Un primo margine di differenza tra una persona e l’altra non riguarda tanto il contenuto, quanto il come queste rappresentazioni personali - i sogni erotici - vengono accolte dallo spettatore, in questo caso da Lei stessa. Nello specifico della sua reazione Lei ha riportato la sensazione di inadeguatezza e di colpa. Inoltre, ciò che la sorprende è la presenza del suo amico R. come attore del suo sogno.
Premetto che la risposta è prettamente teorica in quanto per poter co-costruire un significato al suo sogno è auspicabile mettere in relazione vari elementi, dai simboli presenti nel sogno alla qualità della sua vita di coppia attuale.

Da un punto di vista strettamente teorico, le interpretazioni dei sogni avvengono in contesti tipicamente di stampo psicoanalitico. La teoria freudiana, per esempio, indica la scelta dei personaggi dei sogni come casuale e determinata da vari meccanismi onirici che mascherano e spostano la libido sui vari Oggetti onirici (persone, cose..). Altre teorie psicoanalitiche, come quella junghiana, vedono la scelta dei personaggi come indicatore di un desiderio di relazione inconscio nei riguardi delle persone scelte come attori.

Nei più moderni approcci psicoterapeutici e sessuologici il sogno può essere utilizzato come possibile strumento di comprensione ma non necessariamente. L'utilizzo delle informazioni provenienti da questo canale di comunicazione - il sogno - è piuttosto differente e risenta dei vari orientamenti teorici.

In generale, i sogni erotici molto spesso hanno una funzione inconscia compensatoria. Spesso i personaggi coinvolti rappresentano, in maniera simbolica, (attraverso le loro caratteristiche e la rappresentazione che si ha di loro) ciò che nella vita reale potrebbe mancare in termini di bisogni individuali, di coppia o di altra natura. Bisogni individuali che potrebbero essere non accolti e pertanto costituire fonte di frustrazione. Inoltre, all'interno di una relazione stabile, sopratutto quando i personaggi coinvolti nel sogno non sono rappresentati dal/dalla proprio/a partner, il sogno può essere utilizzato come indicatore della soddisfazione di coppia in quel momento esistenziale senza necessariamente ipotizzarne un desiderio di relazione (o tradimento) inconscio.

Infatti, il sogno erotico potrebbe rappresentare un bisogno di avere rapporti sessuali di pura soddisfazione degli istinti, oppure evocare il desiderio di avere una relazione importante, coinvolgente, appagante, che potrebbe non corrispondere a ciò che si vive nella vita reale. Alcune volte il sogno può essere apparentemente sessuale ma avere una connotazione erotica: l’interpretazione dovrebbe riflettere entrambi gli elementi, e il confronto con uno specialista può essere utile per capire quale di essi è prevalente in termini di contenuti, emozioni e le relazioni con la vita reale individuale e di coppia.
Grazie per il Suo interesse nella mia attività, e se vuole, continui a seguire il mio blog.




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