C'E' UN MONDO DIETRO L'USO DEL PRESERVATIVO: LINEE GUIDA DI EDUCAZIONE SESSUALE




(Immagine tratta da www.outinamerica.com)
Scrivo questo articolo in risposta ad una richiesta di una lettrice.
Cosa si nasconde nel gesto di mettersi un preservativo? Quando e come trasmettere ai nostri ragazzi la modalità di utilizzo? SexoPost@ questa settimana ha avuto bisogno di più spazio rispetto alla classica rubrica e propone un articolo su un argomento classico dell'educazione sessuale a scuola: la prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale (MTS)



Gentile Dott. Antonio Dessì,

ho letto con grande interesse il suo articolo "L'educazione sessuale a scuola: mostro o opportunità?" del 7 novembre 2009. Considerata la Sua Grande esperienza in questo campo, ho una semplice domanda da sottoporLe: "E' POSSIBILE PARLARE (in Italia) DI MALATTIE SESSUALMENTE TRASMISSIBILI NELLA SCUOLA MEDIA INFERIORE?" incentrando il discorso sulla prevenzione Primaria?

Ritengo impossibile riuscire a fare un discorso di prevenzione contro le MALATTIE SESSUALMENTE TRASMISSIBILI, senza parlare dell'importanza dell'utilizzo del profilattico l'unica arma vincente contro la trasmissione ... La ringrazio anticipatamente, e Le sarei grata se mi rispondesse almeno con un si o con un no.  A presto e ancora Grazie!
R.





Cara Lettrice,

La sua domanda è molto interessante, pertanto, ho deciso di darle il giusto rilievo nel blog del mio progetto, affinché chiunque svolga una funzione educativa sulla sessualità possa iniziare a riflettere su alcuni aspetti fondamentali di questo difficile e controverso dominio del processo di crescita dei nostri ragazzi adolescenti.

Nella mia esperienza con genitori e insegnanti le domande sull’educazione sessuale dei ragazzi a scuola sono svariate ed emotivamente cariche: “quando parlarne?”; “Potrebbe traumatizzare i ragazzi?”; “Sono ancora dei bambini…”; “Il sesso ai ragazzi?? Noooo… quello è solo per adulti!!”.

Inizio a rispondere alla Sua domanda partendo dall’elemento che Lei cita come possibile giustificazione di educazione sessuale nelle scuole medie inferiori: la prevenzione primaria.

L’educazione sessuale ha bisogno di interventi di prevenzione primaria, ma etichettarla come “intervento di prevenzione primaria” rimanda la sensazione di considerarla un qualcosa da cui prenderne distanza. L’educazione sessuale è un momento fondamentale del processo di crescita e di ingresso nel mondo adulto dei nostri figli, alunni ecc… Molti problemi sessuali dell’età adulta derivano da un’educazione sessuale ricevuta caratterizzata da imbarazzo, senso di colpa, paura di parlarne, paura di chiedere, idee distorte, blocchi emotivi. La logica è quella del: "E' meglio avere un’idea distorta piuttosto che chiedere".

Un intervento di prevenzione primaria sull’educazione sessuale prevede la progettazione e realizzazione di interventi di natura sanitaria, sociale, economica ed educativa volti ad impedire che un determinato evento nocivo per la salute (nel caso della Sua domanda le malattie sessualmente trasmissibili) possa manifestarsi. Le strategie di intervento si distinguono fra prevenzione diretta, svolta direttamente sui giovani, e prevenzione indiretta, da svolgersi tramite adulti-educatori, insegnanti, sessuologi…


Le rispondo con un "si, ma con riserva" (perché non ho la possibilità di chiederLe ulteriori informazioni), e solo a patto che nel trattare l’argomento "preservativo" vengano considerate le variabili e modalità di intervento che brevemente descriverò.

Se concentriamo la nostra attenzione su un argomento specifico dell’educazione sessuale in maniera didattica (capitolo 1: il preservativo; capitolo 2: come usarlo..), molto probabilmente andremo a lavorare su un aspetto che lenisce una nostra angoscia e non quella dei ragazzi (per esempio l’angoscia che i questi possano contrarre una malattia sessualmente trasmissibile - MTS - dovuta anche all’aumento reale della loro incidenza sulla popolazione di giovani). Questo atteggiamento aiuta noi ma non i ragazzi. Con questo non intendo dire che l’educazione sessuale non passi anche attraverso la fase di informazione sull'importanza dell’utilizzo del condom, ma questo intervento non dovrebbe cadere dall’alto come una regola messa in moto dalla “paura di contrarre una malattia sessualmente trasmissibile”, ma da abilità relazionali, affettive, cognitive dell'utilizzo del preservativo.

Ne consegue che non si lavora sulla paura delle MTS, ma sul creare delle competenze emotive, affettive e relazionali che portino a comportamenti orientati al benessere, nello specifico all'evitare di contrarre MTS.

L’altro elemento che Lei cita è la scuola media inferiore: le difficoltà di questa fase dello sviluppo individuale, la pre-adolescenza/adolescenza, sono legate al superamento dei compiti di sviluppo.
Le varie tappe attraversano i seguenti binari, e diverse stazioni di scambio:

1. Passaggio da uno stato di dipendenza (tipico dell’infanzia) ad uno stato di progressiva autonomia (l’età adulta);
2. Costruzione del senso di identità;
3. Intraprendere la costruzione di una relazione sentimentale;
4. Sperimentarsi nella sessualità;


Il periodo adolescenziale è il momento in cui avviene l’acquisizione del pensiero ipotetico-deduttivo, indispensabile anche in riferimento all’educazione sessuale, in quanto permette al soggetto di ragionare in termini probabilistici: il ragazzo/a può ragionare per ipotesi, considerare gli esiti di un’azione e abbozzarne le possibili conseguenze.

Insegnanti, genitori e chi si approccia ai ragazzi per un progetto di educazione sessuale (ginecologi, andrologi, sessuologi clinici, psicologi, psichiatri, assistenti sociali…) ha l’obbligo di considerare una certa quota di rischio insita nel processo di crescita: è uno spazio “di gioco” (spazio transizionale) indispensabile per la costruzione dell’identità personale, e non si risponde con la paura: “METTI IL PRESERVATIVO”.
In contesti scolastici è molto frequente che davanti a progetti, interventi di educazione sessuale si attivino dibattiti molto carichi emotivamente tra colleghi, genitori ... perchè educare alla sessualità implica mettersi in contatto con la sessualità di ognuno degli interlocutori. Il sessuologo ha l'obbligo di affrontare anni di analisi individuale per poterlo fare.
Come hanno scritto i principali esponenti del modello integrato in sessuologia clinica - miei insegnanti nel periodo di formazione in sessuologia clinica - le possibili declinazioni delle condotte adolescenziali sono il risultato della combinazione degli stili appresi e selezionati durante l’età prepuberale, e successivamente in adolescenza ne verranno selezionati alcuni come privilegiati per le sfide evolutive.

Pertanto, spiegare cosa è il preservativo è sicuramente importante, ma a patto che il tutto avvenga all’interno di un processo di apprendimento che consideri tutte queste variabili.

E’ necessario che genitori, insegnanti, alunni lavorino con un’équipe multidisciplinare formata da andrologo, ginecologo e sessuologo clinico provenienti dalle scuole maggiormente aggiornate, accreditate nella formazione sessuologica e affiliate alla FISS (Federazione Italiana Sessuologia Scientifica) EFS (European Federation Sexology) e WAS (World Association for Sexual Health).

L’educazione sessuale solo così diventa un percorso di crescita, unico, positivo, irripetibile e base sicura per la sessualità adulta.

La invito a contattarmi nuovamente nell'eventualità di ulteriori approfondimenti. Sono altresì disponibile ad incontrare Lei e i suoi colleghi insegnanti, qualora si manifesti il bisogno, per un seminario su queste tematiche.
La ringrazio per essersi messa in gioco con questo tema così ostico e per aver contribuito in maniera così attiva alla diffusione del modello di educazione sessuale promosso dal progetto Sessuologia Cagliari.




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SexoPost@ a cura del Dr. Antonio Dessì.
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