LE MUTILAZIONI GENITALI: UNA FORMA DI VIOLENZA SULLE DONNE





(foto tratta dalla campagna di Amnesty International)

Nella giornata contro la violenza verso le donne, Sessuologia Cagliari Blog mette in rilievo il tema delle mutilazioni genitali femminili, una grave forma di violenza contro le donne che mira a  toglierne il piacere sessuale e spesso, a causa di "errori chirurgici" anche il piacere di poter procreare e svolgere la funzione materna. Le motivazioni culturali, igieniche, sanitarie, religiose sono solo dei perfetti mascheramenti del disprezzo e della violenza nei confronti delle donne: è una violenza mascherata da motivazioni culturali.

Le mutilazioni genitali femminili (MGF) sono forme di rimozione parziale o totale dei genitali femminili esterni o ad altre modificazioni indotte agli organi genitali femminili effettuate per ragioni culturali o altre ragioni non terapeutiche.

L'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha distinto le mutilazioni in quattro tipi differenti a seconda della gravità:

  • Circoncisione o infibulazione as sunnah: è l'asportazione della punta del clitoride, con fuoriuscita di sette gocce di sangue simboliche;

  • Escissione al uasat o clitoridectomia o recisione è la pratica più comune: asportazione del clitoride e taglio totale o parziale delle piccole labbra;

  • Infibulazione o circoncisione faraonica: asportazione del clitoride, delle piccole labbra, di parte delle grandi labbra con cauterizzazione, cui segue la cucitura della vulva, lasciando aperto solo un foro per permettere la fuoriuscita dei liquidi;

  • Il quarto tipo comprende una serie di interventi di varia natura sui genitali femminili, che includono l'incisione o lo stiramento del clitoride e/o delle labbra; il raschiamento del tessuto che circonda l'orifizio vaginale (anguria cuts) o l’incisione della vagina (gishiri cuts).

Le mutilazioni genitali femminili (MGF) vengono praticate per una serie di motivazioni:



  • Ragioni sessuali: soggiogare o ridurre la sessualità femminile;


  • Ragioni sociologiche: per esempio l'iniziazione delle adolescenti all'età adulta, integrazione sociale delle giovani, mantenimento della coesione nella comunità;



  • Ragioni igieniche ed estetiche: in alcune culture, i genitali femminili sono considerati portatori di infezioni e osceni;



  • Ragioni sanitarie: si pensa a volte che la mutilazione favorisca la fertilità della donna e la sopravvivenza del bambino;



  • Ragioni religiose: molti credono che questa pratica sia prevista da testi religiosi.

La mutilazione genitale femminile è una violenza contro la ragazza o la bambina che influenzerà la sua vita futura come donna adulta. Benché questa pratica sia illegale e penalmente perseguibile in numerosi Paesi, si stima che circa 132 milioni di bambine e donne sono sottoposte a mutilazione genitale in tutto il mondo e che ogni anno almeno 2 milioni di bambine sono a rischio di mutilazione.
È noto che gli effetti fisici e psicologici di questa pratica sono spesso molto estesi, e che colpiscono in particolare la sfera sessuale e riproduttiva, la salute mentale e il benessere integrale delle donne. I principali effetti psicologici delle mutilazioni genitali femminili sono difficili da studiare, ma le testimonianze raccolte parlano di ansia, terrore, senso di umiliazione e di tradimento, che possono avere effetti a lungo termine e cronicizzarsi nel tempo. Dal punto di vista fisico, il danno inferto agli organi genitali femminili e al loro funzionamento è esteso e irreversibile.
Questi effetti persistono per tutta la vita.





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