L’educazione sessuale a scuola: mostro o opportunità?




Secondo le ultime statistiche la Gran Bretagna possiede il più alto numero di baby-mamme (ragazze 13-17 anni). Nel 2008 l’aumento è stato del 40,9%.

La presenza di un così gran numero di baby-mamme inizia a descriversi come “problematica” non solo alla luce degli aspetti gestazionali di pertinenza ginecologico-ostetrica, ma rappresenta l’inizio di una spirale di problematiche psico-sociali, già messe in evidenza da studiosi europei ed americani. Tra queste, il rischio di abuso e maltrattamento dei minori figli di adolescenti, l’abbandono scolastico delle neo-mamme; e ancora, l’80% delle baby-mamme si ritrovano senza partner dopo la nascita del bambino. Soltanto il 30 % delle madri adolescenti che si sposano dopo la nascita del bambino non divorziano. Dal punto di vista di medicina neonatale i bambini delle madri adolescenti hanno più probabilità di nascere prematuri e sottopeso, cosa che aumenta il rischio di morte infantile, cecità, sordità, problemi respiratori cronici, ritardo mentale, malattie mentali, paralisi cerebrale, dislessia e iperattività. Queste sono solo alcune delle problematiche più frequenti.
Il considerevole aumento di baby-mamme in Gran Bretagna ha giustificato un intervento legislativo.

Cosa sta avvenendo di diverso rispetto all'Italia?
In Gran Bretagna Il ministro dell’istruzione e delle politiche familiari ha deciso di affrontare il problema in maniera risolutiva: dal 2011 l'educazione sessuale sarà obbligatoria per i ragazzi e ragazze dai 15 anni in su.

Le scuole inglesi avranno l’obbligo di garantire delle ore di approfondimento su tematiche tipiche dell’educazione sessuale, quali l’utilizzo dei contraccettivi, le modificazioni puberali, lo sviluppo psicosessuale, l’omosessualità e le unioni civili, le malattie sessualmente trasmissibili...

La notizia ha destato molte reazioni soprattutto da parte delle associazioni cattoliche che contestano l’impossibilità per i genitori di esentare i figli. E soprattutto i gruppi musulmani. Il presidente del Muslim Council sostiene che è compito della famiglie “parlare di sesso coi ragazzi” e annuncia che disobbedirà alla legge.

In Italia la situazione è diversa, non se ne parla proprio. Come esperto in sessuologia qualsiasi discorso sull’educazione sessuale ha come risultato quello di provocare svariate emozioni. Tra queste il fastidio nel ricordare l’ormai centenaria latitanza dello Stato rispetto al varare una normativa che ne disciplini gli interventi; dall’altro lato un senso di sollievo nel constatare che, anche se le leggi non esistono ancora, qualche scuola ha adottato un percorso di educazione sessuale.

Nei corsi di educazione sessuale che ho tenuto, sia nelle scuole medie sia nelle scuole superiori, ho sempre previsto dei momenti di dibattito con genitori ed insegnanti. Scuola e famiglia sono i principali organizzatori della crescita dei nostri ragazzi, anche e sopratutto in tema di sessualità, perché tra i banchi di scuola, alla ricreazione i ragazzi e le ragazze parlano di sessualità… molte volte in maniera totalmente distorta proprio perchè aprirsi a queste tematiche, sia per i genitori sia per gli insegnanti, è molto complicato.

Le famiglie e gli insegnanti si sentono impreparati ad affrontare questo compito. Ed ecco che la figura del sessuologo, del ginecologo, dell’andrologo diventano importanti e possono rappresentare delle figure di riferimento per i ragazzi in percorsi di educazione sessuale, nonché un valido sostegno nel difficile compito educativo di insegnanti e genitori.
La mia esperienza mi ha insegnato che un intervento adeguato non ha la pretesa di fornire risposte comportamentali per i problemi specifici dei ragazzi quanto piuttosto mira a sollecitare nei ragazzi la capacità di saper leggere e interpretare autonomamente le varie situazioni, e fornisce degli strumenti a genitori ed insegnanti per il loro intervento educativo.

L’educazione sessuale obbligatoria ha destato scalpore e scandalo in Inghilterra. In Italia siamo ancora lontani da uno scandalo di quell’entità perché i casi di educazione sessuale sono isolati e ancora pochi. Perché tanto scandalo in Inghilterra? E’ forse sbagliato che la scuola aiuti i giovani a crescere, a maturare ed essere responsabili?


FINE PRIMA PARTE
(presto un nuovo articolo sull'educazione sessuale)


Responses

1 Respones to "L’educazione sessuale a scuola: mostro o opportunità?"

Francesca Campus ha detto...

Caro Antonio...come ben sappiamo per i nostri ambiti di competenza, la scuola rappresenta lo zoccolo duro di un sistema che mal si adatta a recepire i reali bisogni della società. La tendenza a "coprire" pittosto che a scoprire l'attitudine a "ignorare" piuttosto che incontare l'altro, nella vana speranza che tutto si acquieti da solo e che le capacità di insegnanti non venga messa in discussione da nuove modalità educative, nuovi progetti che portano nella vita dei ragazzi competenze fruibili. L'altro aspetto è quello della famiglia, anche quì di cose da dire ce ne sarebbero. Mi limito solo ad affermare che queste due "agenzie di accompagnamento educativo" hanno praticamente fallito. Qualcosa si può fare...scoprire la grande ricchezza che è in ognuno di noi ed aiutare i ragazzi, con metodi adeguati, a conoscere meglio se stessi....superando i pregiudizi e i "mostri" potenti degli adulti. Un grande abbraccio.


13 novembre 2009 07:59
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