Dal sessuologo: "Vado o non vado?"





La decisione di rivolgersi ad un professionista del disagio psicologico e sessuale è, per molte persone, una scelta difficile da prendere  nonostante la presenza di sintomi importanti, talvolta anche da anni, nella vita di chi ne soffre.  Perchè succede?



La chiamo paura delle parole,  un sentimento parecchio diffuso che si accompagna spesso alla sfiducia nella cosiddetta talking cure, ossia la cura che avviene attraverso la relazione e l'utilizzo degli strumenti della comunicazione. Sembra quasi impossibile pensare che sintomi come un attacco di panico, l'eiaculazione precoce, i sintomi depressivi in menopausa e tanti altri possano avviarsi verso il loro depotenziamento e risoluzione attraverso una terapia psicologica.
Allo scetticismo si affianca la preferenza per la sicurezza che ne deriva dall'avere in mano una ricetta medica e recarsi in farmacia a comprare la "pillola" che farà scomparire depressioni e attacchi di panico, umor nero e paura di vivere.... e forse pure i problemi sessuali di coppia. Questi atteggiamenti spesso sono l'esito di retaggi culturali - ricchi di palliativi - che ancora considerano gli specialisti della mente come strizzaccervelli o medici dei pazzi (in genere dipinti come ancora più matti dei loro clienti).

Carlo, 24 anni, soffriva da circa due anni di aneiaculazione senza orgasmo, ovvero una condizione patologica caratterizzata dall'assenza di eiaculazione. Dopo aver escluso l'eziologia medica, in seguito a terapia psicosessuologica Carlo scoprì che il suo sintomo, l'assenza di eiaculazione, poteva essere interpretata come una resistenza alla paternità da un lato, e alla paura della sua aggressività dall'altro.


Giovanni, 32 anni e Francesca, 28 anni sono sposati da 5 anni e non hanno figli. La loro vita sessuale, prima del matrimonio (4 anni) e sino a due anni dopo dal matrimonio era stata completa e soddisfacente. Francesca, dopo due anni di matrimonio ha cominciato ad accusare una certa forma di vaginismo, un disturbo sessuale che consiste in una contrazione riflessa e involontaria dei muscoli del perineo, della vulva, dell'orifizio vaginale tale da impedire la penetrazione durante il coito e spesso anche durante l'esame ginecologico. Negli ultimi tre anni il desiderio sessuale di entrambi si è ridotto sino a scomparire. La coppia non ha rapporti sessuali da circa due anni e mezzo.
Giovanni ha vissuto il vaginismo di Francesca come un rifiuto verso sè stesso come uomo. Le cause dei problemi nella sfera sessuale di questa coppia riflettono l'interrelazione di dinamiche di coppia, il problema di avere dei figli e diventare genitori, problematiche individuali di Francesca, espresse dal suo vaginismo, e da Giovanni a livello di identità e funzione paterna. In seguito a terapia psicosessuologica il desiderio ricomparve e l'attività sessuale fu ripresa con discreta frequenza e soddisfazione per la coppia.

Carlo, Giovanni e Francesca sono solo un esempio di persone che hanno deciso di capire il significato dei loro sintomi. L'aneiaculazione senza orgasmo, il vaginismo e il disturbo di desiderio che ha travolto la coppia e contribuito all'emergere di problematiche individuali, rappresentano il segnale di una situazione ormai diventata incontrollabile e che, con le forze rimaste, urla a Giovanni, Francesca, Carlo:

"E' necessario cambiare!"

Nel caso dei disturbi della sfera sessuale individuale e di coppia, il sessuologo aiuta il paziente a capire che il sintomo sessuale contiene spesso una richiesta di cambiamento, individuale o di coppia, o un messaggio indispensabile per il percorso evolutivo di chi ne soffre.

Andare dal sessuologo è l'inizio di un percorso di crescita volto ad imparare a leggere e decifrare i messaggi del corpo (i sintomi sessuali) e il loro significato profondo (il messaggio dell'anima) che spesso si cela dietro una spirale di ansia, depressione, evitamento, compulsione....

Spesso l'idea di richiedere aiuto ad una persona sconosciuta - lo psicologo, il sessuologo -  viene percepita dalle persone come una sconfitta difficile da essere tollerata. E' ancora in auge la convinzione di poter bastare a sè stessi, di rimanere fedeli all'immagine dell'essere invincibili e senza paura. Inoltre, si ha paura di parlare di "un problema sessuale": il sessuologo è li non per giudicare ma per aiutare la persona nella comprensione e risoluzione delle proprie problematiche sessuali e relazionali.

Idee distorte e paure sono poco funzionali anche se si arriva nello studio dello psicosessuologo e/o psicoterapeuta, in quanto orientano il paziente a cogliere solo i segnali che confermano la sfiducia iniziale e che conducono in modo categorico all'abbandono della terapia.
I sintomi difendono sè stessi, e suggeriscono alla persona mille scuse per non essere messi in discussione:

"Non ho soldi per pagarmi una terapia"

"Prima o poi passerà"
(e questo alimenta ancora di più il disturbo)

 "Il mio amico è 10 anni in analisi e non ha risolto niente"

"Gli strizzacervelli sono più pazzi dei loro pazienti"

 "Perchè affidare la mia vita sessuale ad uno sconosciuto che avrà
tutto l'interesse a tenermi anni in terapia"

"Ormai ci sono tanti psicofarmaci"

"Io non ci credo agli psicologi e sessuologi!"

Queste vere e proprie trappole mentali, costruite ad hoc dai sintomi di cui si soffre, sono il ponte di ambivalenza tra il desiderio di farsi aiutare e la spinta a fare da sè (cercando farmaci o altre soluzioni) nel tentativo di  dimostrare a sè stessi e agli altri di riuscire a farcela da soli.
Alcuni abbandonano l'idea di farcela da soli e si avvviano verso la guarigione; altri decidono di proseguire, con lucida traiettoria, l'unica strada che conoscono e che sono necessitate a proseguire: i sintomi e la sofferenza. La seconda alternativa è l'esito della distorsione interna di un sistema psichico, che dovrebbe invece perseguire la salute e la soddisfazione per sè stessi e per gli altri e che difende se stessa e si riproduce come un cancro mentale, e si propone addirittura come l'unica possibile modalità di vita.

I sintomi sessuali possono essere alleati o nemici. Sono alleati se li si considera come messaggi di aiuto scritti dalla nostra anima, che il nostro corpo esprime e che si concretizzano in una richiesta di aiuto; Sono nemici se ci si fa assecondare dalle trappole che costruiscono per boicottare i tentativi di guarigione e di crescita.










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