Capodanno ... senza lanci fantozziani




Mi trovo nel mio studio, quello vero, e non quello virtuale che da il nome il mio blog. L'ultima persona è andata via da mezz'ora e prima di lasciare questo spazio, nel quale passo tanto tempo nei giorni della settimana, ho pensato di scrivere un breve post di riflessione sui festeggiamenti della notte di San Silvestro.
L'immagine che ho scelto non vuole rappresentare la pentola per la pasta del cenone di Capodanno. 
Il 31 Dicembre e' la festa dei rituali magici, dell'oroscopo dell'anno e delle promesse. In questi giorni, come psicologo, ma anche come persona, ho spesso sentito in varie situazioni come quella di prendere un caffè al bar, persone che non hanno perso l'occasione per comunicare i propositi per il prossimo anno: 'Smetto di fumare' sicuramente tra i più gettonati. Il capodanno diventa sempre più per le persone un momento in cui essere impulsivi, in cui liberarsi di cose vecchie, spesso senza capire il senso di quello che si vuole comunicare. La comunicazione è spesso esterna e poco interna, nel senso che si fanno delle cose per dimostrare qualcosa agli altri, e poche per dimostrare delle cose a se stessi. E poi mi spiegate perché il 31 Dicembre e non un altro giorno dell'anno? Il rituale ossessivo vuole sia questa la data. Come se si spezzettasse in fotogrammi la storia di una persona, che dal 1 Gennaio sarà piena di nuovi propositi e magari dal 3 Gennaio avrà già ripreso a fumare, la notte di San Silvestro ci offre un mix di emozioni, talvolta confuse, ma forse tutti con un sottofondo importante: quello delle nostre esistenze, alcune che scorrono, altre ormai ferme da tempo. Così il capodanno diviene un momento di no-sense, di pianti per un anno che va via ma non si sa perché, di lanci di roba vecchia dalla finestra 'perché si fa', senza sapere cosa realmente si vuole comunicare con quel gesto, o di cosa esattamente ci si vuole liberare. Il 31 Dicembre diviene il giorno dell'oroscopo, pensieri magici che ci vedono tutti accomunati in 12 abiti diversi, senza considerare che ognuno ha una propria esistenza e che ognuno ha il proprio abito, di certo non costruito dalle stelle, per quanto abbia amato la S.ra Hack, ma sono certo che lei sarebbe d'accordo con me. Ognuno e' attivo nel costruirsi il proprio abito e  lo si può fare se si smette di lanciare impulsivamente le cose e ci si educa ad abbandonare qualcosa per poter poi cambiare, senza magie, senza oroscopi. 'Iniziare nella maniera migliore l'anno', si è possibile, a patto che sia accompagnato da una riflessione su ciò che vogliamo cambiare nel nuovo anno, e se ci pensiamo, forse non è il caso di aspettare ogni anno al 31 Dicembre. Lanciare le cose, lanciare relazioni, lanciare il datore di lavoro, lanciare le sigarette per poi fumarle nuovamente dopo 3 giorni denotano un carnevale di non-sense, di incapacità di comprendersi, di impossibilità di costruire. Non è liberandoci delle cose che risolveremo i nostri problemi, ma accettando di tenere quella cosa che ci disturba, per capirla e poi maturare la possibilità di abbandonarla. Ma la guarigione non avviene con un tappo di champagne, nemmeno in un'ora di euforia e di trenino dell'amore. In questo modo il capodanno diventerà quel momento in cui si abbasserà in maniera illusoria la fiamma, ma nei giorni dopo niente sarà cambiato e i rituali di Mago Otelma non avranno avuto i loro sperati effetti. Dalla pentola non si esce lanciando fuori una carota o una patata con la quale state bollendo. A tal ragione, le persone con le quali ho lavorato durante il periodo di vacanza, sino ad oggi, mi dimostrano quanto si importante portare avanti un cambiamento in maniera costante, dove i botti di Capodanno diventano un dettaglio, e il cambiamento diventa la motivazione più importante per festeggiare con un brindisi di volta in volta un traguardo raggiunto.
Ringrazio tutti per l'attenzione che date ai miei post sul blog, e per il crescente interesse verso la mia pagina facebook, che in maniera inaspettata, proprio oggi ho avuto modo di vedere le tantissime condivisioni.
Grazie. Un augurio di nuovo anno di riflessione, di progetti concreti, di espressione delle vostre emozioni e dei vostri bisogni
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Antonio Dessi
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Per un Natale davvero ricco. Tanti auguri!



E' Natale quando non ti senti in difetto e riesci a gioire della tua capacità di esprimere ciò che senti per l'altro. Mai come altri periodi dell'anno il Natale rappresenta uno dei momenti migliori per mettere in evidenza la difficoltà di esprimere le proprie emozioni, ciò che un mio maestro chiama analfabetismo affettivo ed emotivo. Carla, per il settimo anno consecutivo scarta il regalo del suo fidanzato, Marco. L'ennesima coppia di orecchini acquistata in una delle gioiellerie più rinomate della città. Pronuncia un "grazie", un abbraccio spezzato, e osserva quelle luccicanti pietre che per tutto l'anno l'accompagneranno sino al prossimo Natale. Una catena d'oro, luccicante e algida che imprigiona il cuore, toglie il respiro, spiazza per la sua potenza comunicativa: il valore dell'oggetto, la povertà affettiva. Marco si sente soddisfatto, il suo si che è un bel regalo, e anche per questo Natale la sua Carla sarà contenta e resterà con lui nel suo deserto tra gli scorpioni. Ah si, ma con un paio di orecchini brillanti. Gli orecchini hanno funto da sedativo per Carla. Tutti i problemi con Marco sembrano scomparsi e per un attimo ha anche pensato che lui possa amarla e che lei lo ami veramente.


E' una storia triste come tante. Il Natale è sempre una cartina tornasole. In tanti casi si colora di nero. 
Il Natale è il momento dell'anno in cui le persone si trovano disarmate, incapaci, quasi impazzite. Inseguono i regali, svuotano i portafogli, in un gioco perverso "più spendo più sei importante per me". E poi quegli orribili bigliettini. Basta andare nelle cartolerie e notare che ogni anno diventano sempre più piccoli e glitterati, creature create ad hoc per lenire l'ansia di chi non sa cosa scrivere, di chi non sa donare una parola o scrivere un pensiero. Si, il Natale ci ricorda l'incapacità di esprimere l'affetto, i sentimenti, e non l'illusione di restare in contatto con tutti in allegria che ci propina la foca della pubblicità della Vodafone. Non servono 1000 minuti al mese di telefonate per esprimere il proprio affetto. Valanghe di messaggi e telefonate, poche raccontano di quanto una persona sia importante per un altra.

Per non parlare degli alberi di Natale griffati, algidi, marchiati a fuoco dal primo sponsor di turno che ha acquistato lo spazio. Il vero albero sono le relazioni che instauriamo con gli altri, ciò che ci sostengono. Esiste un incapacità dilagante che ha creato un vuoto nella capacità di stringere realmente una relazione forte.
E chi compra anelli e orecchini con micro-biglietti griffati e abbinati alla carta del regalo con scritto "Tanti auguri di buon natale amore", non venga a dirmi il contrario. Per favore.

Nessuno si interessa più alla reciprocità, ma l'interesse è alla corsa, all'impulsività, alla nausea per non trovare il "regalo" giusto. E nel frattempo scorre un mondo di relazioni che muoiono, di occhi che non vedono, di mani che non si pronunciano verso chi aspetta un gesto. Ah si certo, poi c'è la linea del "Perchè dovrei fare un gesto per primo". Chi sa donare non teme di essere il primo a farlo, e non teme di non ricevere niente in cambio, perchè la gioia non sta in quel che dona, ma nella libertà di poter esprimere i propri sentimenti.

In tanti interrogano l'organo cuore, in cerca dei sentimenti da esprimere. Il cuore è un organo, e i sentimenti nascono dalla libertà. Si provano sentimenti se in è in azione. Nella palude, solo micro-biglietti glitterati.
C'è chi scarta per l'ennesima volta sempre la stessa cosa, c'è chi compra un regalo tanto per liberarsene, "E anche quest'anno è andata. La nonna è sistemata. Per il nonno la bottiglia di vino". E quel nonno o nonna hanno bisogno di abbracci.

Sono pochi coloro che "spendono" per un abbraccio, per un bacio, per dire "ti amo" al proprio fidanzato, o comunicare l'amore incondizionato per un fratello, una sorella, una madre, un padre.
Per non parlare poi dei bambini. Il tormentone Peppa Pig, senza abbracci, baci, raccontare loro quanto sono importanti per voi, scrivere loro una lettera che rileggeranno quando saranno grandi.

Sono storie di alberi di natale, persone, con poche luci, o storie di alberi di natale con luci finte, algide, e luccicanti. Le relazioni non si acquistano nel primo negozio di bricolage a prezzi stracciati. Le relazioni illuminano il vostro albero, vi sostengono e vi permettono di costruire una vita affettiva e relazione in equilibrio.
Ci ammaliamo in assenza di relazioni. Un mio maestro un giorno disse: "Da soli non andiamo da nessuna parte". Sembra una frase scontata, ma non lo è. Puo' non esserlo in base alla profondità con cui ci interroghiamo, con cui capiamo come stringere in maniera più forte le relazioni. E' frequente notare un ballo di persone che non si toccano, che non si guardano, che si schivano. Eppure sono convinte del contrario. Un tormentone più forte della Macarena.

Allora penso al giorno di Natale come una risorsa, un momento per interrogarci sul nostro albero di Natale, su quante luci ci siano, quante persone lo illuminano. Le luci finte restano impolverate se non facciamo una manutenzione, se non controlliamo e sostituiamo quelle fulminate, quelle intermittenti e se con il tempo non ne aggiungiamo altre. Allora si che sarà Natale.

Natale è confermare il nostro affetto, comunicarlo a parole chiare e guardando negli occhi, un momento per stringere più forte legami, la nostra unica vera risorsa. Pellicce, scarpe griffate, l'ultimo oggetto hi-tech sono solo briciole disperse in una strada vuota. Una strada che ci porta alla solitudine.

A tal ragione c'è crisi. Si, crisi d'affetto, tutto ciò che rende più aridi e ci fa ammalare ogni giorno sempre di più. L'albero si secca, si piega, e restano poche o nessuna luce. Magari sotto qualche pacchetto regalo: un profumo, un maglione, una sciarpa. Nessun abbraccio, nessun bacio, nessun biglietto.

Il mio augurio di buon Natale e buone feste a tutte le persone con le quali lavoro ogni giorno in studio, e a tutti coloro che mi seguono in questo spazio e mi scrivono. Un augurio di buon natale di baci, abbracci e autenticità, senza che nessuno si senta in difetto.
Il più piccolo degli oggetti assume un valore non per il suo costo, ma per chi te l'ha donato e per la relazione che vi caratterizza. Il più costoso dei regali con micro-biglietto "Buon Natale e Felice Anno Nuovo" è solo una briciola in un vuoto affettivo.

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Maledetti sintomi!



Arrivate allo studio di uno psicologo le persone spesso mostrano disperazione, angoscia rispetto a fatti che in quel momento della loro vita diventano sempre più pesanti, o si lamentano per i sintomi che manifestano, per i quali non trovano soluzione. Dopo un po' mi sono spesso reso conto che uomini o donne, dalla mia posizione di psicologo, con i quali ho avuto il privilegio di parlare rispetto ai loro problemi chiedevano di cambiare, di depotenziare i loro sintomi, ma spesso con l'inconsapevolezza che non può esistere nessun cambiamento se si è in una spirale che conduce a compiere ogni giorno gli stessi comportamenti e a mantenere inalterati i contesti relazionali entro i quali questi si manifestano. Questo si è rivelato molto vero sopratutto in un ambito del quale mi occupo da ormai più di quattro anni, quello dei disagi connessi alla sfera sessuale, ma non solo.
Paradossalmente la richiesta davanti ad un disagio sessuale è sempre quello di vederne la risoluzione nel ripristino della funzionalità sessuale, ma spesso questa non è una buona soluzione. Non a caso poi si entra in un ginepraio di sessioni amorose tutte concluse con pianti o sconforti per non essere riusciti "a penetrare",  "ad avere un orgasmo", "ad eiaculare". Una donna che non prova un orgasmo per esempio può certamente chiedere di provare l'orgasmo, ma è molto importante che a tutto questo sia affiancata una analisi di più ampio respiro che consideri i fattori affettivi e relazionali entro i quali questa incapacità si manifesta, e non solo. Spesso questo spaventa. "Il mio partner è perfetto", "Ma tra di noi l'unica cosa che va male è il sesso"... Ma non è certamente di aspetti legati alla clinica che mi interessa parlare, quanto piuttosto del valore che può assumere una crisi psicologica, ciò che è realmente una vera risorsa, a patto di avere una buona bussola per orientarsi. Quando sento nel mio studio qualche persona che si lamenta del proprio malessere spesso dico che in realtà il tutto è un grande vantaggio, e che stare male dopotutto significa essere vivi. Ho visto tante espressioni davanti a questa mia affermazione: stupore, a volte anche rabbia per aver la sensazione di non essere realmente capiti nel proprio disagio. I momenti di disagio e di crisi psicologica portano possibilità di cambiamento e di crescita, ma spesso si preferisce la retromarcia. Uno psicologo non può accettare richiesta di retromarcia. Quindi, davanti a ciò spesso si apre un grande bivio, da una parte la richiesta di mantenere e di riportare il tutto come prima, ciò che uno psicologo e psicoterapeuta non dovrebbe mai accettare come proposta per un contratto terapeutico, dall'altra la possibilità che si possa lavorare su ciò che ha portato un disequilibrio nel funzionamento di una persona, la quale, con l'aiuto del terapeuta può sviluppare maggiormente il suo sentire e trasformarlo in opportunità di crescita e poi cambiamento.
Senza crisi non potremmo cambiare. Sembra strano, ma tutto ciò crea movimento, permette di esplorare parti di sè, offre su un piatto d'argento l'opportunità di orientarsi verso nuovi orizzonti.
I momenti di crisi possono essere dei momenti molto creativi della nostra vita, e di certo un cuore che batte non nasce da uno scrigno di diamanti, ma spesso da una palude. Nei momenti più bui si possono scoprire tante cose di sè, imparare che una strategia non funziona, e anche se sembra di aver ormai raggiunto il fondo, in quel fondo ci si ritrova, nella parte più fragile, una parte con la quale forse non si erano ancora fatto i conti.
Superare una crisi rende più forti e permette di conquistare se stessi. Troppo spesso le persone assumono un atteggiamento molto critico nei loro confronti, si puniscono per provare ansia, obbligano se stessi ad avere rapporti sessuali, donne che si sentono difettose per non provare l'orgasmo con il loro uomo senza guardare il vuoto affettivo a cui sono sottoposte. Così non può funzionare. Incolparsi, prendersela con la propria fragilità significa bloccare sempre di più se stessi e consegnarsi al fallimento e alla sconfitta.
I sintomi sono la chiave per uscire dalla gabbia. Sembra strano, eppure ho spesso il privilegio di vedere questo. A volte le persone preferiscono ancora torturarsi, incolparsi, stare ingabbiate in relazioni che sono totalmente frustranti. A che prezzo? Guardare se stessi da una vetrata, accettando il sapore amaro di una sconfitta verso di sè.

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** AVVISO COLLOQUI GRATUITI SETTIMANA DEL BENESSERE PSICOLOGICO **





L'Ordine degli Psicologi della Regione Sardegna per la prima volta, organizza e promuove la Settimana del Benessere Psicologico. L'iniziativa, che si terrà dal 7 al 13 Ottobre 2013, sarà volta a promuovere la professione dello psicologo sull'intero territorio regionale, attraverso il coinvolgimento di tutti gli psicologi iscritti all'Ordine regionale, dei partner e di tutta la cittadinanza che potrà partecipare gratuitamente a molteplici attività.
Nello specifico parteciperò all'iniziativa con la mia professionalità offrendo la possibilità, per chi ne sentisse la necessità, di un colloquio psicologico di valutazione gratuito nelle date 7-8-9-10 Ottobre 2013, e fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Per potermi contattare e fissare il colloquio gratuito per quelle date sono rintracciabile al cellulare di servizio al n° 392-1350189 (dal lunedì al venerdì dalle 13 alle 14.30). Durante la chiamata fate riferimento all'iniziativa in modo da poter essere inseriti nella lista degli utenti che hanno aderito. Ricordo che i posti sono limitati.

Il colloquio avverrà nello studio sito in Cagliari, via Agrigento n°1.

Nello specifico delle mie competenze nei colloqui gratuiti, oltre alla possibilità di affrontare le principali tematiche di sofferenza psicologica, ho destinato qualche spazio anche per la consultazione sessuologica individuale e di coppia (i posti presenti sono circa il 30% della disponibilità totale ).
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Ansia: amica o nemica? (II parte)



Per quanto concerne le risposte d'ansia funzionali può succedere che le nostre risorse personali non ci permettano di affrontare al meglio ed utilizzare il potenziale ansiogeno ed orientarlo verso un obiettivo. E' altresì frequente riscontrare, nelle persone che vivono situazioni di ansia, che spesso lo stato di attivazione e di allarme non sono legati da una reale situazione di pericolo da affrontare. In questi ultimi casi siamo davanti a situazioni in cui l'ansia perde il suo potenziale adattivo e funzionale e vira verso uno stato di preoccupazione. Questo stato ansioso può assumere la forma di un disagio psichico e fungere da elemento disgregante l'esperienza della persona che lo sperimenta. La storia di ogni persona ci parla di elementi diversi che possono contribuire all'insorgere di una situazione di ansia, ma in tutti i casi un intervento di tipo psicologico mira all'identificazione di tutte quelle che sono le valutazioni errate provenienti dal processo di pensiero di una persona. E' importante capire che la relazione con uno psicologo da la possibilità di accedere ad informazioni che sino a quel momento potrebbero non essere chiare e che la soluzione del problema certamente non la si può trovare scritta nella rivista di turno. L'ansia va compresa per poterla tenere in mano e farle riprendere quella funzione adattiva e positiva.
Tutte le persone si danno una spiegazione del proprio stato d'ansia, ma a volte questo non serve se non all'illusione di aver capito tutto e pertanto di non aver bisogno di un intervento di tipo psicologico.
Una problematica d'ansia è risolvibile in breve tempo con un intervento psicologico o con psicoterapie moderne, come quella cognitiva. Generalmente in un ciclo di incontri.
Quando una persona sperimenta una condizione di ansia che può strutturarsi in un problema psicologico in generale sviluppa tutta una serie di comportamenti, che sono alla base del disturbo, che hanno come funzione quella di tenere sotto controllo le forti angosce che con le proprie risorse non riesce a decodificare. Tra questi si possono osservare comportamenti di evitamento della fonte di ansia, alimentando sempre di più la paura verso essa. Possono esserci delle situazioni in cui l'ansia può amplificarsi sempre di più e portare a disagi psicologici più importanti. 
L'ansia è accompagnata da diverse componenti. Tra queste:
  • Gli aspetti comportamentali. Tutti quei comportamenti che sono volti a ristabilire una condizione ottimale di benessere, e che in genere possono essere descritti come un "fai da te". Chi soffre d'ansia spesso cerca vari rimedi alternativi, ma in questo caso è bene sapere che tutto ciò peggiora il disturbo. Una tisana alle erbe certamente può rilassare, ma non risolve un problema. Spesso sento dire "Vado A Yoga per l'ansia". Una seduta di Yoga, giusto per esempio, può rilassare ma in generale non va a toccare tutte le componenti delle quali l'ansia è composta. Può certamente aiutare, ma non basta. Non tutti i problemi d'ansia di cui una persona può soffrire hanno una causa evidente. Ci sono persone che ne hanno sofferto che non avrebbero mai detto che la fonte dell'ansia sarebbe stata quella identificata durante una consultazione di tipo psicologico. 
  • Tutti gli interventi alternativi non si concentrano su una componente fondamentale dell'ansia, l'aspetto cognitivo, ovvero tutti quei processi mentali che mirano ad una valutazione di sé stessi e della situazione che si sta vivendo. Alla base dell'ansia possono esserci idee distorte, che imprigionano e si estrinsecano attraverso una risposta di tipo ansioso.
  • L'ansia porta con sé sempre degli aspetti emotivi ed affettivi e va inserita nella storia di vita di un paziente, e non considerata come qualcosa che "sembra provenire da altrove". L'ansia non viene, ma si sperimenta, si sente.
  • L'ansia ha una base fisiologica, quella su cui molte persone tentano di incidere con metodi alternativi, come l'aumento della tensione muscolare, la tachicardia, l'aumento della frequenza respiratoria. Risolvere questa componente porta certamente ad uno stato di benessere immediato, ma le altri componenti si ristrutturano in breve tempo dando nuovamente inizio al circolo.
Come è chiaro spesso le persone hanno una percezione dell'ansia solo per i suoi aspetti fisiologici, ma è bene iniziare a pensare, per tutti coloro che invece vogliono davvero risolvere il problema che crea ansia, che l'ansia ha più dimensioni.

E' bene ricordare che in tutti questi casi che un'attività di counseling non specializzato (counseling filosofico, counseling svolto da non psicologi, counseling svolto da medici non psicoterapeuti) non è assolutamente adeguata per la risoluzione di un problema di ansia. Assicuratevi che l'operatore al quale vi rivolgete sia uno psicologo, o uno psicoterapeuta, figure certamente qualificate e legalmente riconosciute per poter aiutare il paziente nella risoluzione dell'ansia in termini di sua elaborazione e non soltanto nel contenimento dell'ansia senza elaborazione. Uno psicologo certamente non tratta una dermatite, pertanto ad ognuno il suo compito. L'ansia non è una parte staccata di voi, ma una componente che ha a che fare con la vostra risposta emotiva e pertanto è importante che l'operatore a cui vi rivolgete abbia strumenti per poter accogliere la vostra richiesta e muoversi su tutti i livelli che compongono l'ansia, col fine di aiutarvi, una volta che l'ansia sarà depotenziata, nell'analisi del problema che sta sotto.

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Ansia: amica o nemica?



Sperimentare una situazione di ansia ci rimanda a situazioni in cui ci si sente imprigionati, si sperimenta la sensazione di soffocare, si ha la percezione di stare stretti in qualcosa o rispetto a qualcuno. L'ansia è accompagnata da emozioni quali la paura, la preoccupazione, l'apprensione, ed in generale ciò che può amplificarla sono i pensieri, tra i quali quello per cui tutto possa sfuggire di mano, il bisogno di trovare subito una soluzione, esperienze che prolungano lo stato ansioso portando a frustrazione e disperazione. L'ansia è una giostra ballerina: sale, scende, va a tutta velocità, continua a girare e il seggiolino che hai scelto è strettamente ancorato alla sua base. Come ci sei arrivato a sederti li? Chi soffre d'ansia resta dentro la postazione, legato, ed è come se non sapesse più scendere, non vede come è costruita la base della giostra, si dimentica che è sopra una giostra. Paura, vomiti per la velocità non fungono da fattore motivante per scendere. Ogni giro concluso, nuovo gettone. Si riparte, e il ciclo dell'esperienza ansiosa riprende.

Prima di parlare degli aspetti disfunzionali dell'ansia è importante riconoscere che l'ansia è un'emozione naturale e del tutto universale che è generata da un sistema psicologico di risposta alle situazioni di stress. In questo senso l'ansia funge da elemento che anticipa la percezione di una situazione pericolosa prima che questa si sia verificata. L'anticipazione dell'esperienza di pericolo è fondamentale per la messa in moto di risposte adattive che orientano l'individuo da un lato verso l'esplorazione, al fine di poterlo affrontare, dall'altro verso l'evitamento e la fuga. Queste due risposte sono fondamentali e del tutto adattive in quanto permettono all'essere umano un migliore adattamento alla realtà circostante.
Questo non significa però che tutte le fughe siano funzionali. Alcune tipologie ti fuga possono cristallizzarsi  ed irrigidirsi nelle modalità di risposta comportamentale dell'individuo e portare a sofferenza psichica ed impoverimento dell'espressione del suo potenziale.

L'ansia può essere costruttiva o distruttiva.

L'ansia, in senso costruttivo, è un elemento motivante. Essendo un'emozione fondamentale e spontanea, che primariamente ha l'obiettivo di protezione dalle minacce esterne, ci prepara all'azione e all'interazione con il mondo circostante. 
Ci consente di impegnarci in tutte quelle attività che svolgiamo e che dobbiamo portare a termine. Per esempio è il caso degli esami da sostenere che possono risultare poco interessanti. E' possibile superarli e studiare se alla base è presente una leggera ansia da prestazione. Lo stesso valga per esempio in ambito lavorativo, dove la presenza di questa è fondamentale per lo svolgimento delle attività con impegno. L'ansia non è solo presente in attività così complesse, ma anche in tutte quelle che all'apparenza potrebbero sembrarci banali, come per esempio arrivare puntuali ad un appuntamento, riuscire a prendere il treno nell'orario prestabilito ecc...

Gli aspetti descritti vanno a costituire una dimensione dell'ansia che potremmo definire come funzionale alla nostra sopravvivenza e indispensabile fattore motivante le nostre attività. In particolar modo queste tipologie di ansia rappresentano un ponte tra il mondo esterno e il mondo interno psichico della persona attraverso lo sviluppo di capacità finalizzate alla risoluzione di problemi e favorendo il nostro adattamento alla realtà esterna. Rappresentano pertanto elementi di crescita e potenziali di sviluppo della personalità.

E' frequente però riscontrare che non sempre siamo capaci di superare del tutto una situazione definita come pericolo, oppure sentirci in uno stato di allarme e attivazione davanti ad una situazione che non corrisponde ad un pericolo reale da fronteggiare. In questi casi la risposta ansiosa da naturale e orientata all'adattamento vira verso l'espressione di una irrealistica preoccupazione che va man mano a strutturarsi come elemento disgregante nell'individuo, perdendo le sue funzioni costruttive. In quel caso siamo davanti alla presenza di manifestazioni d'ansia che possono man mano strutturarsi come invalidanti, bloccare l'individuo in un circolo vizioso ansiogeno, e favorire l'insorgere di altri disturbi psichici o la riacutizzazione di disturbi sino ad allora latenti.

Disadattamento. L'ansia nemica è un'ansia che porta al disadattamento e attraverso un processo inverso rispetto all'ansia costruttiva, un progressivo distacco dalla realtà circostante. Spesso può capitare che questo avvenga per valutazioni errate che provengono dal nostro sistema cognitivo, ovvero da tutto ciò che ha a che fare con il processo di pensiero.
Le persone in genere sviluppano dei sistemi di fronteggiamento dell'ansia nemica, attraverso lo sviluppo di varie tipologie di comportamento. Ma in questo caso è come se si pretendesse di bloccare la giostra ballerina con la forza di un urlo. Le strategie comportamentali possono essere orientate verso un evitamento della fonte di ansia. Questi spesso intensificano il disturbo.
Ci possono essere poi dei casi in cui si può parlare di ansia generalizzata, una condizione che si manifesta con una impossibilità di ritrovare una causa dello stato ansioso. Questo avviene a causa di meccanismi psichici che portano l'individuo a perdere consapevolezza della propria fonte di ansia. La mente crea delle censure su pensieri, ricordi, emozioni spiacevoli, i quali, non essendo spariti, di tanto in tanto possono riemergere sotto forma di angoscia.


Continua nei prossimi giorni ....







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Una cornice per trovare una cornice: Il contratto terapeutico



Le psicoterapie sono degli interventi specialistici veri e propri ed è importante sapere che per essere tali è necessario che rispettino alcuni criteri, già alla base della costruzione della relazione tra terapeuta e paziente. Spesso nell'immaginario comune si pensa alle sedute con uno psicologo come un luogo dove poter parlare un po' di tutto, a ruota libera: "oggi parlerò di questo, poi parlo di questo, poi di quest'altro...", oppure un luogo dove le mie aspettative verranno accolte.
L'idea di voler parlare dei propri problemi non è errata, e nemmeno di avere aspettative, ma un concetto che è importante per chiunque voglia iniziare una terapia, o la sta già facendo, è che questa sia inserita all'interno di una cornice e sia negoziata.

Pensate per un attimo di aver avuto per un sacco di tempo una grande tela a casa, e giorno dopo giorno, avete dato un colpo di pennello, un giorno un po' di verde, un po' di blu, poi il rosso, poi il giallo, qualche pois viola, nero. Alla fine avrete la vostra opera d'arte, che probabilmente vi darà delle emozioni, ma prima di queste, avrà un effetto su di voi se iniziate a guardarla nella sua interezza. A volte ci si può concentrare solo sul nero, a volte sul giallo, oppure vedere solo il rosso. Notare che non ha cornice, non sappiamo definirla. Com'è che per due mesi hai usato solo il rosso? Cosa succedeva? Che effetto ti fa riguardare quel rosso oggi? Che spazio occupa rispetto agli altri colori? E' quello che si vede di più o no?
A quel punto potreste rendervi conto che quel quadro vi spaventa, non lo riconoscete come vostro, vi crea ansia, oppure ne avete paura, oppure vi rendete conto che in realtà ne avevate un'altra percezione. Questa è la metafora per descrivere eventi di vita, una storia sentimentale, la vita passata, ciò che vediamo per il futuro pertanto i colori, la tela, rappresentano minuti, ore, giornate, mesi, anni della vostra vita, vissuta e pensata.
Ora non riuscite più a dipingere. Tutto si è come fermato ed è a quel punto che potreste decidere di richiedere l'intervento di uno psicologo, o psicoterapeuta.

Il primo appuntamento con uno psicologo può essere vissuto con ansia, con la sensazione di aver paura di dimenticare qualcosa di importante o di non riuscire a far capire tutto allo specialista. Oltre che per gli aspetti di contenuto, il primo incontro è sicuramente un momento anche di conoscenza dello specialista e anche questo è un elemento da tenere in considerazione. E' sempre molto importante poi riflettere su come ci si è sentiti, se effettivamente quello psicologo sentiamo che può aiutarci. Gli psicologi e psicoterapeuti sono sicuramente dei tecnici, ma sono anche delle persone, pertanto ognuno ha il proprio stile e la propria personalità al di là delle conoscenze, tecniche, competenze. Non serve tanto per capire questo, bastano due incontri, ed è inutile insistere se sentite che quella situazione non fa per voi. Cercate un altro specialista.

La raccolta del materiale relativo al vostro problema può durare più di una seduta, a conclusione delle quali lo psicologo/psicoterapeuta vi propone un contratto terapeutico. E' una fase indispensabile del processo, e se questo non avviene, chiedete allo specialista perché. Se ho mal di denti ad un incisivo, non posso continuare a parlare del molare del giudizio e della sua forma. Allo stesso tempo, utilizzando la metafora del dentista, è importante riconoscere che per il lavoro in psicoterapia non basta aprire la bocca come si fa dal dentista, ma è necessaria una collaborazione. Pertanto, non porterete la vostra tela e la butterete sulla scrivania dello psicologo, ma vi impegnerete a portarla ogni volta, per un tempo stabilito, con l'accordo di collaborare. Lo psicologo con i suoi strumenti vi aiuterà nell'elaborazione dei vostri vissuti e vi aiuterà ad avere davanti più possibilità di scelta per quanto concerne la soluzione al vostro problema. Le decisioni sono sempre vostre.

Il contratto terapeutico è un momento fondamentale del percorso terapeutico e possiamo definirlo come un accordo tra cliente (inclusa la coppia) e il terapeuta, rispetto ad un certo problema.
Nello specifico di un intervento gli ambiti che divengono oggetto di accordo possono essere tratteggiati nei seguenti elementi:

  • La centratura degli elementi da cambiare nel presente che sono fonte di sofferenza e disagio;
  • Quali risultati si vogliono ottenere attraverso l'intervento. In questo è sempre molto importante definire degli obiettivi che possono essere osservabili e misurabili, per esempio in un ciclo di incontri. Non può essere un obiettivo terapeutico il raggiungimento della felicità, il generico "stare bene" ..... Se soffro d'ansia tutti i giorni, un obiettivo potrebbe essere quello che, a conclusione di 10 incontri, i miei livelli d'ansia siano diminuiti e che ne soffra non più 7 giorni su 7, ma per esempio 3.
  • E' importante che terapeuta e cliente prendano un accordo sulla metodologia di lavoro, ovvero che tipo di intervento è. Spesso mi capita di vedere pazienti che hanno fatto altre psicoterapie che non sono in grado di dirmi che tipo di lavoro hanno fatto, di quale orientamento teorico, su quali obiettivi hanno lavorato.
  • E' necessario definire le regole della relazione tra terapeuta e cliente (definizione dei ruoli, orari appuntamenti, sedute mancate, segreto professionale ecc...). In particolar modo è necessario che il terapeuta, fatte le sue valutazioni, comunichi apertamente al cliente la propria intenzione o no, di seguire il caso, e dall'altra parte il cliente, fatta la propria valutazione, se decide di iniziare il percorso di impegnarsi a collaborare per rendere possibile il cambiamento concordato.
Il contratto terapeutico è una cornice provvisoria per trovare una cornice al vostro dipinto, e di conseguenza al vostro problema. Senza cornice è il caos. Il terapeuta possiede diversi strumenti e diverse cornici che vi aiuteranno a trovare la vostra. Infatti, in una relazione terapeutica non esiste un solo contratto. In generale questo si definisce sempre di più dal momento del primo incontro sino alla chiusura della terapia. Esistono dei momenti facilmente distinguibili:

  • Un primo contratto, che generalmente non è verbalizzato è quello che portate voi, e che pensate mentre siete a casa a guardare il vostro dipinto e avete in mano il telefono con il numero dello specialista. E' anche questo un contratto, implicito, nella maggior parte dei casi fatto di aspettative, a volte anche fantastiche, e che in genere può essere riassunto in "Ho un disagio, un disturbo che mi sta facendo stare male, voglio star bene, tu mi puoi aiutare". Su tutto questo però non c'è chiarezza su quali siano realmente gli obiettivi da raggiungere e tantomeno su quali siano realisticamente le manovre che un terapeuta può fare per aiutare a risolvere il problema. Per evitare il fallimento dell'intervento è importante che tutto questo venga discusso a monte, ovvero prima di iniziare. Pena: "Ma la terapia non funziona".
  • Esiste un primo contratto già a conclusione della prima seduta, quando il terapeuta riassume ciò che ha capito fino a quel punto. Il paziente deve essere attivo e confermare al terapeuta che effettivamente ha capito bene, oppure ritrattare se sente di non essere stato compreso. In questa fase il terapeuta generalmente può chiedere al cliente di iniziare a riflettere su alcuni aspetti che gli sono risultati oscuri durante il colloquio. In genere riconvoca il paziente per un altra seduta, o più di una.
  • Il vero contratto è possibile definirlo dopo qualche seduta, in quanto è necessario che il terapeuta abbia chiarezza sulla situazione e abbia avuto modo di riflettere sugli obiettivi terapeutici. Il paziente conferma che il terapeuta ha enunciato tutte le aree di sofferenza.
  • Il contratto può essere ridefinito quando non è più utile, per esempio se si è raggiunto un obiettivo e si ridefinisce un nuovo obiettivo, quando un obiettivo è più urgente di quello che è stato definito (per esempio riprendersi da una crisi ecc...), quando o il terapeuta o il cliente non è soddisfatto (il terapeuta ha bisogno di più collaborazione, il cliente è deluso dalla terapia....).
E' molto importante che questi elementi siano la bussola in una relazione terapeutica. Il rischio più grande è che senza una chiara esposizione degli obiettivi e del contratto terapeutico le sedute possano essere vissute in maniera frustrante, con la sensazione di avere un sacco di cose da rivedere di sè ed allo stesso tempo non capire quali.  Non avere chiari i momenti in cui si raggiungono risultati, e pertanto impoverendo la forza verso il cambiemento. Questo crea impotenza e sfiducia nel paziente, ma ha i suoi effetti anche sul terapeuta. Un intervento terapeutico dev'essere sempre orientato, pena, il ritorno ai vomitorium, dove "mi svuoto, ma non so cosa ho vomitato, perchè mi è successo, che effetto mi fa". E di conseguenza il mantenimento del problema con la frustrazione di aver tentato senza esser riusciti a fare nulla. In quel caso si potrebbe alimentare una sfiducia nella categoria e decidere di non rivolgersi più a nessuno, perchè tanto "Ne parlo con la mia amica". La cosa importante è che dovete essere d'accordo. Non potete iniziare una terapia se non condividete ciò che il terapeuta vi ha proposto, ed in generale, un buon terapeuta ascolta sempre l'intervento che un paziente fa rispetto agli obiettivi della terapia. Senza bussola non si va da nessuna parte e si brancola nel buio, terapeuta e paziente.





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Sexting: lo fanno solo gli adolescenti?



Nella continua evoluzione della comunicazione digitale assistiamo a un continuo crescere delle possibilità che questa porta a chi l'utilizza.
Spesso mi capita di osservare quanto ancora alcune persone considerino la sessualità come una parte staccata da se, un'aspetto della propria identità che si esprime solamente quando si è a letto, ovvero durante il coito. La sessualità, vista in questo modo diventa qualcosa di proibito, qualcosa che provoca "fame", mentre invece ogni giorno nel dirci chi siamo, diventa una possibilità ricordare che abbiamo anche la nostra identità sessuale, e che anche attraverso questa noi ci orientiamo. Una sessualità nutrita solo durante il coito diventa una sessualità povera, ed è bene iniziare a pensare che quel momento è solo la fine di un processo. 

Restando in tema di comunicazione, la nuova tecnologia non è un pericolo, perchè sappiamo bene che "il mostro esiste sulla base dell'uso che ne facciamo". Pertanto tutti quei lucidi ed indifesi Iphone che possediamo, in realtà sono li per aiutarci a comunicare con più strumenti e diversamente da quanto avveniva nel passato. E quindi possiamo comunicare non solo la foto di auguri per Pasqua con il coniglio, ma anche comunicare altre parti di noi.

Nello specifico della sessualità e tecnologia il Sexting è l'associazione di due parole, "Sex" (sesso) e "texting" (invio di messaggi) ed è un fenomeno in costante crescita anche in Italia. Si è iniziato a parlare maggiormente di sexting sopratutto per gli adolescenti, dovuto anche al fatto che a causa dell'invio di foto di nudo, alcune giovani, a seguito di cyberbullismo, si sono tolte la vita.

Gli adolescenti sono ovviamente molto curiosi rispetto alla sessualità, e se negli anni 90 la curiosità di un adolescente al massimo poteva essere soddisfatta recuperando il giornale pornografico di uno zio da vedere con gli amici, oggi tutto questo è superato da internet e dalla comunicazione digitale. A questo va sempre aggiunto che gli adolescenti andrebbero adeguatamente educati alla presenza di questi strumenti, aiutati a valutare il loro potenziale, con chi aprirsi e fare esperienza, e quali sono nello specifico i rischi nel fare sexting.
Ma anche tanti adulti rischiano.
Il sexting è una forma di comunicare contenuti riguardanti la propria sessualità, ed in generale è uno strumento per potersi eccitare e fare eccitare nell'adulto, che assume connotazioni diverse nell'adolescente, più di tipo esplorativo. E sin qui, per tutti gli adulti, credo che eccitarsi possa piacere a tutti, sempre che per qualcuno non sia eccitante ricevere la foto di un gelato che cola.
Il sesso virtuale non è questione di oggi, ma è sempre esistito, da quando sono nati i computer, iniziando per le chat (Irc....ecc...) per poi arrivare alle prime webcam e l'utilizzo di Msn. Oggi l'elemento che contraddistingue questa nuova modalità di sesso virtuale è l'immediatezza: posso mandare un messaggio ovunque mi trovi, in qualsiasi momento, e tutto è a portata di mano. Tecnologia. Non serve più rientrare a casa, accendere il pc, accendere la webcam, chattare. 
                                                                                           
Ci vogliono pochi istanti per scattare una foto ed inviarla tramite sms, o ancora meglio con messaggistica come Whatsapp, Instagram ecc...
Non è un fenomeno che riguarda solo gli adolescenti, ma gli adolescenti sono più a rischio perchè più vulnerabili. Si trovano in una fase di esplorazione, di comprensione di ciò che sta avvenendo nel loro corpo e identità, e mostrarsi spesso significa cercare la conferma di ciò che si è. In Italia si stima che il 20% invia immagini erotiche, il 40% le riceve. Molti genitori sottovalutano la presenza del fenomeno e spesso pensano che "quell'angioletto della propria figlia/o" non potrebbe mai fare qualcosa del genere. Da sessuologo e educatore sessuale sento la necessità di ribadire che i genitori parlino apertamente ai loro figli di tutto ciò. E' utile chiedere loro se ne hanno mai sentito parlare, ed in generale, considerare il fatto che molti adolescenti non conoscono il termine "sexting", pertanto spiegate di cosa si tratta, semplicemente: "Scatti una foto di te nudo e la invii". Non turberete nessun animo, ma aiuterete vostro figlio/a a capire. Se siete in difficoltà, e in più sospettate che vostro/a figlia/o lo faccia chiedete aiuto.

Se invece avete trovato immagini, testi o video con contenuti sessuali espliciti sul telefonino di vostro figlio è importante assicurarsi subito che sia consapevole dei danni che possono esserci nell'invio di quelle immagini o video, ed allo stesso modo se avete notato foto nude di altre persone sul cellulare. Non temete, usate quest'esperienza per costruire la possibilità di un dialogo. Non colpevolizzate, ma avviatevi alla comprensione e costruzione di un dialogo più aperto anche in termini di sessualità.

E' importante che vengano capite le motivazioni. Mostratevi calmi e accoglienti e cercate di capire. Gli adolescenti possono portare diverse motivazione allo scattarsi delle foto nude: mostrarle ad un amica per vedere se anche lei è così, fare una prova d'amore per il compagno della quale vostra figlia è innamorata, oppure può esserci una minaccia di qualcuno che le/gli chiede questo. In questa fase è molto importante informare vostro figlio che la produzione e realizzazione di quel materiale è illegale e che potrebbe avere delle ripercussioni. Se tutto questo è successo è importante considerare la possibilità di richiedere aiuto.


Ma il sexting è solo questione di adolescenti?

Anche gli adulti sono continuamente stimolati dall'idea di entrare in continuo circuito di piacere e di immaginazione, nel limite di ciò che è reale da ciò che è virtuale.
E' interessante notare come l'essere umano sia dotato di grande ingegno nel creare nuove forme di comunicazione e scambio, ed allo stesso tempo mostri la propria vulnerabilità nel momento in cui queste possono essere utilizzate.
Il rischio del sexting per un adolescente è ovviamente dietro l'angolo: ricatti, cyberbullismo, umiliazioni .... 

E per l'adulto? E allora il sexting può divenire uno strumento molto eccitante, che a volte consiglio a delle coppie che vedo in terapia sessuale, da essere vissuto all'interno di una relazione dove viene garantita la possibilità di essere protetti. Se entriamo in siti o applicazioni Iphone che diventano luoghi di incontro per potersi conoscere non è infrequente che su 10 profili 7 abbiano in mostra parti del corpo, come la foto sopra,  piuttosto che il viso. Questo è già un primo messaggio che ci dice che certamente quella persona non vuole andare a cercare farfalle con voi, e che con l'andare avanti della discussione, sicuramente dopo qualche battuta su colore degli occhi, capelli, ecc.... vi chiederà la taglia del seno, o le misure del pene... magari allegando qualche foto. L'eccitazione potrebbe portare ad accettare, ma, non è quello il momento per il sexting. Quello si chiama "dammi una foto che se non mi piace la strappo e ti mando via", oppure "Ho bisogno di masturbarmi (e forse) fatto questo ti mollo".

In questi casi è sempre bene riconoscere alcuni aspetti che possono rappresentare delle trappole, per le quali è importante non andare oltre.
In genere è bene non fare sexting con persone che attraverso internet vi danno da subito l'impressione di volere poche informazioni su di voi, o che esordiscono con una sequenza del genere:

Nick:  Da dove?
Tu:     Da ......
Nick:  Anni....?
Tu:     ...........
Nick:  Foto?

E da li potete ricevere il benvenuto nel mondo dell'incontro virtuale e poco dopo anche del sexting, scambio di messaggi e foto hot in chat o per sms, che come abbiamo detto può rappresentare un gioco da prendere sul serio, perché non è privo di controindicazioni. Un adolescente spesso non ha questa capacità di analisi della situazione e se pensiamo ai dati Eurispes e Telefono Azzurro in Italia 1 ragazzo su 4 ha fatto sexting almeno una volta, e nel 47% dei casi ha tra i 10 e i 14 anni. 
Ma nel mondo adulto si possono prendere le giuste distanze, non demonizzare il sexting, ma farlo solo quando si è certi che davanti si ha una persona che ci rispetta. E allora l'eccitazione sarà ancora maggiore.




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L'amore non è bello se non è litigarello



La fase dell'innamoramento è un momento della vita di una coppia in cui l'incontro tra i due partner sembra essere totalmente casuale.
Con l'altro sentiamo di aver trovato tutto quello che ci mancava, e per certi aspetti può risultarci familiare. Frasi come "Mi sembra di conoscerti da sempre", non sono infrequenti. Ma i nostri rapporti d'amore certamente non nascono nel momento in cui incontriamo un potenziale partner, ma molto prima.
Gli atteggiamenti, il carattere, qualche altro aspetto può ricondurci a riprendere dalla nostra memoria componenti che ci riportano al rapporto d'amore con le nostre figure primarie di attaccamento, i nostri genitori. "Non vorrò mai un fidanzato come mio padre", "Mi piacerebbe sposare una donna come mia madre", sono elementi che fanno parte del nostro mondo affettivo, e che inevitabilmente portano ognuno di noi, nell'incontro con un partner, a muoversi cercando di allontanare quelle figure, oppure di ricercarle più attivamente. A volte può succedere che l'incontro con un partner possa attivare anche una risposta per la quale, nell'altro si cerca qualcuno a cui vorremo assomigliare.
Il destino di una coppia è segnato sin dall'inizio, dalle prime battute scritte, da ciò che succede e da quanto ognuno di noi è consapevole di quanto succede nel presente e quanto può riconoscere della pellicola della sua storia d'amore. Inutile spezzettare la pellicola del film, questa, la nostra storia d'amore, ha un inizio, e non è quello dell'incontro con un partner. L'innamoramento porta con sé un elemento che è pura eccitazione, l' idealizzazione del partner, e che si traduce in una fusione tra Io e Tu. Un'unica cosa. E' una fase dove possono esserci persone che non riescono ad entrare, per paura di restare soffocati dalla relazione. Ciò che penso sia importante riconoscere è che, a prescindere da ciò che succede, dall'attrazione fisica, ecc... il momento di innamoramento è terreno privilegiato per riattivare parti di noi più profonde, a volte anche irrisolte, e che possono sfuggire dal nostro controllo. Non è infrequente per alcune donne ritrovarsi dopo un po' di tempo assieme, sole, perchè il partner è fuggito. E questo è solo un esempio.

In tutto quel periodo di vita di coppia che possiamo identificare come innamoramento è frequente non dare importanza alle possibili divergenze o incompatibilità, perché può capitare che le gratificazioni che ognuno dei due partner trova all'interno della relazione abbiano un peso maggiore della perdita di altre fonti di soddisfazione personale: "Non voglio rovinare quello che sta succedendo". Ma poi le cose cambiano e ci si toglie la maschera.

Superata la fase di innamoramento e calati nella vita di coppia ci possono essere dei partner che rimangono imbrigliati in configurazioni di coppia dove il conflitto diventa la torta che ogni giorno si mangia a colazione... ma anche a pranzo e cena.
Per ciò che ho potuto osservare, nelle coppie dove i litigi e il conflitto è sempre molto accesso e diventa il rosario da sgranare ogni giorno, spesso si presenta un grande paradosso rappresentato dal fatto che entrambi i partner hanno una difficoltà a viversi separatamente, ma a differenza di una coppia simbiotica, questa tipologia di progetto di coppia prevede che non sia possibile comunicare all'altro il bisogno di vicinanza. Pertanto, in coppia, non separati, ma lontani. E allora il "Tu sei distante, non mi consideri", spesso viene utilizzato perché realmente il partner, o la partner può avere delle difficoltà a sintonizzarsi emotivamente, ma questo in alcuni casi è anche un modo per rimanere barricati nel proprio passato, spesso caratterizzato da analfabetismo emotivo, frustrazione dei propri bisogni affettivi ...
E allora la storia affettiva della coppia diventa una riproduzione ossessiva di quel film, perchè non si conoscono altri modi di amare, se non quello della rabbia, del litigio, perchè i propri bisogni non vengono riconosciuti. E allora l'idealizzazione del partner iniziale contiene in sé un messaggio, che è quello: "Con te potrò vivere ancora quella tragedia che a me fa ancora molto male e che non riesco a risolvere".

Tante coppie nascono con questo presupposto. Quel partner è tranquillo e mi lascerà buona/o rispetto alle mie cose. Oppure le grandi aspettative di salvataggio: "Lui si che mi salverà, con tutto l'amore".

Da un punto di vista esterno, le coppie che si sono specializzate nel conflitto mostrano un costante agonismo e i partner sono costantemente posizionati simmetricamente: "Io voglio questo", "Io voglio quest'altro".
Nonostante le continue oscillazioni e i crolli in momenti di depressione profonda, questa tipologia di coppia trova delle soluzioni per poter far pace: i rapporti sessuali. E' nel momento in cui questi vengono a mancare che in genere chiedono aiuto ad uno psicologo.Il rapporto sessuale è il fine ultimo di una danza erotica dai colori e movenze del litigio.

Dario e Francesca stanno assieme da tre anni e arrivano a consultazione perché da qualche mese Dario non desidera più avere rapporti sessuali con Francesca. Le liti sono continue, Francesca, nonostante mostri tutto fuorché un reale interesse per Dario, che svaluta e considera un vibratore, pretende un rapporto sessuale.
Non si capisce perché sia così importante il rapporto sessuale prima di tutto il resto. Lo spedisce dappertutto, andrologi, urologi, ortopedici, ma lei non si interroga mai sulla relazione, su di lei.
Solo dopo emerge che Francesca è fuggita da casa dei genitori, una coppia anaffettiva che non ha mai pensato a lei, se non a comprarle qualche giocattolo. Una stanza piena di giochi, ma vuota d'amore.
La rabbia per tutto questo l'ha portata ad andare via a 18 anni, a fare diverse stagioni nel Nord Italia e quando Dario si è trovato in vacanza nell'albergo l'ha conosciuta. E' stato amore a prima vista.
Dopo un mese Francesca è rientrata e si è subito trasferita a casa di Dario, che nella fase di innamoramento le ha promesso tutto l'amore del mondo, per una creatura come lei, sputata dall'inferno.
E' su questa promessa che Dario e Francesca litigano. Il suo amore non è mai abbastanza, lui non ha patito quello che lei ha patito, pertanto anche lui deve soffrire. Dario non riesce ancora a mettere fine a questa relazione. Una relazione dove l'amore si chiama rabbia e pretese. E i rapporti sessuali?

Le caratteristiche di una coppia che funziona con la benzina del conflitto sono in primo luogo il rifiuto, e in secondo luogo tratteggiare nella relazione delle aree in cui è possibile garantirsi la distanza dal partner. L'obiettivo è scoraggiare qualsiasi avvicinamento del partner. I rapporti sessuali hanno la funzione di essere un sistema autoregolativo quando la simmetria del rapporto diventa insostenibile e produce la possibilità di una rottura della relazione.

Dario e Francesca hanno appreso queste modalità di relazione nei loro contesti genitoriali, caratterizzati da aggressività, competizione, e povertà affettiva. Ognuno di loro si muove spinto dalla possibilità di risolvere, nella relazione con l'altro, un dolore che brucia, in un terreno relazionale dove la disconferma e la squalifica dell'altro sono l'ingrediente per rendere il rapporto indissolubile. Ma non è la coppia il luogo di risoluzione dei propri passati che fanno male.
La coppia conflittuale presenta una forte simmetria nei ruoli, a volte non ci sono vittime e non ci sono carnefici, ma in generale è quasi sempre preclusa ogni possibilità di raggiungere un accordo.
Sono coppie dove i dialoghi sono caratterizzati dallo mettere in risalto sbagli e limiti del partner e rifiutare e svalutare i propri bisogni.

In generale, da un punto di vista relazionale la coppia conflittuale presenta la caratteristica di entrambi i partner o a volte solo uno dei due con più forza, che tenta di definire la relazione senza preoccuparsi di ciò che l'altro può dire. A volte vedere questi partner da la sensazione di vedere persone che hanno firmato le carte per rinunciare a vita ad una relazione d'amore.
Essendo presente una forte simmetria, spesso può accadere di osservare che solo uno dei partner sembra essere più oppositivo. Molti uomini, in questo tipo di relazione sviluppano sintomi psicosomatici, tra questi anche le disfunzioni sessuali, che spesso rappresentano il compromesso autoregolativo per mantenere la relazione, non esprimendo la rabbia per le squalifiche e disconferme, e mantenere irrisolte le questioni che hanno portato alla nascita di quella relazione.

Due persone ci sono, i conflitti ci sono, ma spesso l'amore è l'unico grande assente.














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Schizofrenie moderne: ferite di violenze invisibili



Sempre più spesso colleghi che lavorano con bambini e pre-adolescenti mi riportano questioni che hanno a che fare con la precocità nel parlare di argomenti sessuali. In diversi casi la precocità non è legata ad una curiosità per la sessualità, indiretta, ma ad una quasi naturalezza nel considerare e parlare di aspetti del mondo adulto come appartenenti anche al mondo dei bambini. Tra questi il sesso orale, piuttosto che altre pratiche, denudate da quelle che possono essere l'integrazione con un'affettività e mondo di relazione. 
Questo può terrorizzare, ma nella coda c'è il veleno e la soluzione.

Spesso sono i genitori, che impauriti e disarmati dalle parole pronunciate dal loro bambino, o bambina, decidono di "spedirlo" dallo psicologo, con la speranza che questo cancelli tutte le parolacce scritte sul muro della mente della loro creatura con una tinteggiatura bianca e candida.

La cronaca ci espone inevitabilmente ad eventi che vedono coinvolti bambini o giovani pre-adolescenti in pratiche sessuali, che definiscono quel mondo di violenza denominato abuso infantile.  E quando parliamo di abusi è quasi automatico pensare a situazioni squallide di maltrattamenti fisici e sessuali ad opera di qualche adulto nei loro confronti. Tuttavia la realtà descritta ci parla anche di ferite di violenze invisibili, dove non è avvenuto un maltrattamento fisico, dove non c'è stata violenza sessuale. Un bambino che parla di sesso non necessariamente è un bambino abusato sessualmente. Concentrare l'attenzione su tutte quelle che sono forme invisibili e di conseguenza più subdole di violenza, ci può portare a trovare qualche spunto di riflessione su ciò che accade a tutti quei bambini travestiti da adulti.

Nel cercare delle immagini su internet di bambini coinvolti in pubblicità non possiamo non notare come la nostra società adotti realmente una comunicazione schizofrenogena nei confronti dei minori, vittime. Siamo abituati a pensare alla schizofrenia come a qualcosa di lontano da noi, internata negli istituti psichiatrici o in qualche paziente dei centri di salute mentale, ma devo dirvi che non è così. Agli psicologi è molto nota una situazione che si chiama doppio legame, che descrive la comunicazione tra due individui uniti da una relazione emotivamente rilevante, caratterizzata da incongruenza tra il livello del discorso esplicito, quello che viene detto, e un altro livello, detto metacomunicativo (non verbale, gesti, atteggiamenti, tono di voce). Questo porta alla situazione per cui il ricevente del messaggio non ha la possibilità di decidere quale dei due livelli ritenere valido, visto che si contraddicono, e nemmeno di far notare l'incongruenza a livello esplicito.

E quindi?

Schizofrenia moderna. In tal senso è sicuramente importante notare come da un lato la tutela della minore età, la protezione, siano sbandierate sui libri, telegiornali, talk show con applausi, e tutti riconoscono questi aspetti come valori primari ed intoccabili. Dall'altro lato invece si assiste, ad opera delle stesse persone a comportamenti sempre più diffusi di adultizzazione ed erotizzazione dei bambini. Queste tendenze sono, ad un occhio ingenuo, buone, ma in realtà possiedono un potenziale nocivo che si traduce spesso in un togliere la possibilità ad un bambino di crescere e vivere la propria età. Vittime

Guardate la bambina della foto per esempio. Cosa potrebbe significare per lei mettersi i tacchi, la pettinatura a scimmiottare le soubrette televisive, lo smalto, il gloss alle labbra, incorniciata da leopardi e sdraiata su una tigre? E che effetto può fare ad un altra bambina che la vede? Perchè l'adulto che sta dietro questo teatrino squallido ha usato questi simboli? Certamente il leopardo e la tigre non sono simboli di un pellegrinaggio a Lourdes. Con tutto il mio rispetto per chi lo fa. La bambina è bella, ed è sexy ... Cosa dicono i genitori di una bambina che guarda quest'immagine? Come glielo spiegano?

E' un abuso. A quel punto si tratta di capire che nel mondo dell'infanzia entrano nuovi elementi, che appartengono più al mondo dell'adulto che a quello di un bambino. E certamente una mamma più fragile nel proteggere il proprio bambino, la propria bambina, sulla scia di questi messaggi porterà la figlia dal parrucchiere a fare la pettinatura all'Ilary Blasi, piuttosto che comprare le calze a leopardo di Amanda Lear. La bambina della foto avrà 8-9 anni e un intero mondo di adulti non parla davanti a questo foto: sarà pertanto bella e forse fortunata per essere stata scelta. Allora bello diventa "adultizzazione e erotizzazione".  Si chiama così. Cosa manca a questa bambina? Il mondo degli adulti vive anche il sesso.

In questo caso parliamo di erotizzazione dei bambini, un processo di adultizzazione precoce che molto spesso viene veicolata da messaggi pubblicitari.
L'erotizzazione è un processo che consta di quattro fattori che sono stati definiti dall'American Psychological Associaton. Per poter parlare di erotizzazione è sufficiente il soddisfacimento di un solo fattore:

  1. Il sex appeal, o il comportamento sessuale diventa il valore al quale viene ricondotto il valore di una persona;
  2. Una persona è considerata un oggetto sessuale, viene usata dagli altri come tale e non viene stimata per la sua autonomia e capacità decisionale;
  3. Una persona si conforma al pensiero secondo il quale l'attratività fisica significa essere sexy;
  4. Ad una persona viene imposta in modo inappropriato la sessualità.
Anche i più giovani hanno una sessualità, ma il fenomeno dell'erotizzazione è questione del mondo degli adulti e rappresenta un aspetto sempre più forte. Le bambine e le giovani ragazzine sono tempestate di messaggi che sbandierano l'importanza di essere sexy per stuzzicare i leopardi maschi. Neanche nella giungla funziona così ...
Gli stilisti impazziscono e fanno sfilare, abusando, giovani ragazzine e bambine senza preoccuparsi di cosa significhi realmente per loro e per tutti coloro che vedono una così squallida scena. Ma loro sono chic....
L'eleganza non è griffata, e la decenza tanto meno.
L'esposizione a tematiche sessuali oggi per i bambini è diretta, e nelle pubblicità i messaggi veicolati sono di tipo erotico. Questo porta poi alla ricerca di informazioni sul sesso, al voler conoscere subito, a diventare delle piccole Paris Hilton e Britney Spears, che tra un vomito e l'altro per il troppo alcool, seducono qualche leopardo ferito.

Così spesso assistiamo a  bambini adultizzati, che assumono comportamenti tipici del mondo adulto. In tutto questo la pubblicità, il consumismo, hanno permeato le strutture familiari, dando luogo a comunicazioni di tipo orizzontale, ovvero con deboli confini in quelli che sono i confini generazionali. Tutto questo crea confusione ed allo stesso tempo cancella quelle che sono le tappe evolutive, necessarie all'esplorazione ed alla crescita. Si perdono i riferimenti. I cartelli di indicazione sono diventati altri.

Cosa succede ai bambini erotizzati. Ciò che gli psicologi osservano nei bambini erotizzati è in genere un ventaglio di conseguenze che sono rintracciabili nella loro personalità. Sono stati fatti degli studi che hanno messo in evidenza come l'esposizione a tematiche legate all'aspetto esteriore, l'essere sexy ecc... portano ad un impoverimento delle qualità cognitive del bambino, in quanto queste vengono ignorate a dispetto di altre più vincenti. Le capacità artistico e creative ne restano coinvolte profondamente.
Relativamente a tutto ciò che riguarda l'aspetto esteriore, il bambino può iniziare a strutturare degli schemi cognitivi di inadeguatezza per ciò che riguarda la propria immagine corporea, ad un'età dove il bambino è bene che viva il proprio corpo in maniera totalmente libera.
L'erotizzazione delle bambine può portare ad un incoraggiamento verso tutte quelle che sono le "manovre" seduttive che una donna adulta può adottare nei confronti di un partner. Ecco allora che si possono creare delle situazioni, come spesso mi viene raccontato da colleghi, di bambine che vengono derise, prese in giro dai compagni maschi, i quali possono anche fare richieste esplicite di essere toccati nei genitali, baciati, o sesso orale. Nei racconti di questo tipo, spesso è importante che si riconosca che il sesso viene spacciato come una merce, un qualcosa da dare, da fare. Anche in questo caso l'oggettivazione del corpo porta con sé un alto tasso di analfabetismo emotivo. 

Però ai bambini non si fa educazione sessuale, affettiva e relazionale!!
Quella si che è pericolosa e immorale! Meglio insegnare alle bambine a mettere le calze di Amanda Lear ....



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Vittime del Noi: l'amore diventa danza della morte



Corigliano Calabro. Fabiana è stata uccisa e bruciata viva a 16 anni dal suo fidanzato a seguito di una lite nata per il rapporto travagliato che esisteva tra loro. Un rapporto ripreso da poco e caratterizzato da gelosie reciproche. 

In questi giorni ci si ripresenta davanti agli occhi l'ennesimo fatto di cronaca che vede coinvolta una giovane donna vittima di un "fidanzato".
Ho seguito diverse trasmissioni dove si è parlato di ciò che è successo, e mi è sembrato di notare una continua attenzione e concentrazione sul gesto, sul trovare i segreti più nascosti nella mente di chi ha potuto commettere un atto del genere. Riconosciuta la gravità di ciò che è nei fatti successo, non si può prescindere dal considerare che anche in questo caso "l'amore" si è tramutato in una danza della morte, a due.
Una spiegazione razionale può aiutarci inizialmente, a patto che lentamente ci si possa poi allontanare, smettere di suddividerlo in microsequenze e guardarlo nella sua interezza, come l'esito drammatico di una "storia d'amore" conclusa. 
"Era una ragazza bellissima, dai capelli lunghi, dagli occhi dolci", così Fabiana anche stamattina è stata descritta in tv. Guardavo i video che venivano trasmessi con la musica e le foto. Sembrava la descrizione di un oggetto. Tutti parlavano del suo corpo, della danza, e nessuno dava voce alla sua anima, a ciò che significa per un adolescente confrontarsi con la società di oggi, a quanto questi oggi annaspino nell'analfabetismo emotivo e a quanto vengano deprivati da un'educazione all'affettività. Qualche intervento di  esperti, chi ha parlato di prevenzione, chi di adolescenza e dei misteri di questa fase della vita. O si parlava di lei, o si parlava di lui. Nessuno parlava di loro, il loro Noi, la dimensione dove questo omicidio è avvenuto.
Non si parlava di lei, di come aveva vissuto questa storia, chi era il "fidanzato", di cosa potesse esserci dietro questo tragico epilogo. Fabiana e il suo fidanzato non sono l'unica coppia che viene risucchiata dal vortice della gelosia, e non sono certamente l'unica coppia ad avere un Noi "ad alta tensione" ... per intenderci, con il teschio nel cartello. Per l'ennesima volta, dalla tv, Fabiana veniva vista come un oggetto, bella, brava, dagli occhi dolci. Non è certamente la prima volta che questo succede, ma al di là del gesto del suo "fidanzato" che è certamente folle, ho pensato a quante coppie presentano lo scenario di donne che in realtà stanno dentro una "relazione d'amore", meglio dire di dis-amore, e perdono la capacità di affermarsi come persone, diventando di plastica, giorno dopo giorno.

Non è infrequente che vicino ad un collezionista di Barbie pronto a staccarne braccia, bruciarne i capelli, denudarla e farle marciare sopra un esercito di soldatini di plastica ci sia  una donna che profondamente ha accettato di diventare giorno  dopo giorno un pezzo di plastica. La nostra società promuove sempre di più un modello di donna bambola, e questo è un richiamo molto forte per tutte coloro che si sentono fragili. Ci sono donne che nonostante la french non si ritrovano unghie per liberarsi di un uomo che le perseguita.
Le giovani oggi sembrano essere sempre più fragili a questi richiami, e dietro un abito, una coroncina da principessa si può trovare un'anima che non sa dire di no, che scambia l'amore con l'abuso, che vede nella gelosia l'essenza del vero interesse che l'altro ha per se stessa.

Ci sono uomini poi che non hanno la minima consapevolezza di quello che stanno provando e che rispondono solo a bisogni di tipo pulsionale. Spesso sono bambini viziati che giorno dopo giorno aspettano che il loro giocattolo di plastica diventi giorno dopo giorno sempre più duro, la Barbie, per poi incendiarla, toglierle gli occhi, strapparle i capelli, come il più macabro dei giochi infantili.
Non è raro riscontrare che uomini che iniziano a perseguitare donne attraverso chiamate continue, pedinamenti, appostamenti, scenate pubbliche in realtà abbiano una difficoltà in quelli che sono i temi legati all'abbandono e al rifiuto, aspetti che sicuramente fanno parte della loro struttura di personalità e del loro funzionamento cognitivo, aspetti che non permettono loro di accettare che una donna possa decidere di andare via. Ma la catena non finisce. Spesso il "Me ne vado" si traduce in un "Vediamo cosa mi dimostri se me ne vado". E' il caso di tutte quelle donne che credono che un con la forza del cuore il mostro che le ha torturate strappandole i capelli le liberi dalla prigionia. Tutto questo per "amore".

E a questo va spesso riconosciuto che certe donne scambiano la disperazione che prova un uomo che non sa gestire l'abbandono con amore: "Ah si, è proprio innamorato ...".
Ci sono degli aspetti potenziali che uniti alla dinamica di coppia potrebbero scivolare in eventi tragici. Tra questi sicuramente è la mancanza di autocontrollo che non permette all'individuo di contenere i propri impulsi in maniera adeguata e rinunciare alle gratificazioni immediate "Tu sei la mia Barbie". Ci sono donne che si sentono lusingate da sentire un uomo dire "E' vero che sei mia?". Se qualcuno vi dice questo scappate se non è troppo tardi ... E' l'ennesimo passo verso la trasformazione di un essere umano in plastica, in Barbie.

L'essere punitivi e non accettare che l'altro possa sbagliare è un altro aspetto coinvolto assieme all'abbandono, il rifiuto, e la mancanza di autocontrollo. Ma tutto ciò è una base, la quale è importante inserire all'interno di una relazione che è quella di coppia. L'esplosione avviene nella ricerca della terza dimensione nell'incontro a due, e in questi casi parlo sempre di "Noi esplosivi". 1 + 1 non fa l'esplosione. Ci sono coppie che vivono come due statuine in ceramica poggiate sulla credenza della loro casa. E' certamente vero, come sostengono alcuni colleghi, che ci sono donne che non resistono alla tentazione di diventare oggetti, e si prestano a qualsiasi tortura, in virtù di un amore .... in metastasi. 
Ci sono donne vittime di uomini all'apparenza gentili e cortesi che vengono riprese per come si vestono, per come parlano, per come mangiano, per il profumo che indossano. E tutto questo passa come amore... Ma ciò che voglio esprimere è che la richiesta è certamente frutto di un aspetto individuale, ma si esprime nel tentativo di "fecondare" il terzo elemento dell'incontro a due, il Noi. Quell'uomo, senza quella possibilità di fecondare, e senza quella donna, potrebbe essere per esempio depresso.

Diventare una Barbie è un vero lavoro, e fa parte del "Noi". La nostra società offre una buona base, se pensiamo a come la donna viene rappresentata e a tutti quei segnali così forti che bloccano il fluire di un mondo interiore a favore dell'incantesimo che proietta nel mondo esteriore. Un mondo che, se viene seguito, avvia a quel processo di plastificazione, di interruzione di un'interiorità, al bloccaggio degli occhi in un punto fisso: l'ossessione per una relazione, unica fonte di vita per un essere umano che diventando una Barbie ha rinunciato a vivere.

E più la donna diventa di plastica, più il bambino impulsivo vuole punirla. E se in qualche momento riesce a far parlare ancora il suo cuore, questo viene zittito con una tortura. Le torture possono essere tante, e di gradi diversi. L'uccisione di Fabiana è il livello più alto di questo gioco, ma ogni giorno si fa un gradino in più.

E allora basta fermarsi un attimo, e se non si è persa la capacità, chiedersi se realmente stiamo bene in quella relazione e chiedere aiuto. Questo processo rende ciechi, si ha difficoltà a vedere il mostro delle Barbie come tale, ma esiste e non si trasforma in un principe azzurro.

La gelosia. Nel caso di Fabiana e il suo fidanzato si è parlato di gelosia. E' un sentimento che qualsiasi persona, in misura più o meno intensa, può aver provato. Sperimentarla in un rapporto di coppia significa consegnarsi ad una vera e propria dis-percezione della realtà, ovvero una percezione alterata del proprio partner, che da onesto, affidabile, buono, può diventare mostruoso. Se questo sentimento lo inseriamo nel contesto adolescenziale possiamo fare alcune considerazioni. L'adolescenza è sicuramente uno dei periodi più complicati che un essere umano affronta, implica un cambiamento e una crescita.
E' un processo di sviluppo che procede per tappe ed implica una ristrutturazione dell'immagine di sé. L'adolescente affronta un mondo caratterizzato da paura e incertezza. Il cambiamento di fatto non è un processo che si interrompe a conclusione dell'adolescenza, ma fa parte dell'intero ciclo di vita di un individuo.
Un adolescente affronta dei compiti evolutivi, nuove sfide e scoperte per le quali non mancano vulnerabilità e tensione. Dall'accettazione del proprio corpo, allo sviluppo di un'identità sociale, dalla strutturazione di valori individuali alla differenziazione dai propri genitori e sviluppo dell'autonomia. Tra questi compiti evolutivi c'è anche la costruzione di rapporti affettivi e l'integrazione della sessualità; questo porta all'avvio delle prime relazioni sentimentali. Sulla base di cosa l'adolescente fa tutto questo? Osservando e apprendendo dall'esterno.
Allo stesso tempo, da un punto di vista affettivo l'adolescente affronta il superamento dell'individualità, lo sviluppo di capacità empatiche, la sperimentazione di condivisione e reciprocità, la visione della coppia come configurazione relazionale investita di grande valore affettivo e significato soggettivo e la creazione di un ponte, la coppia appunto, tra passato e futuro.

Ne consegue che un adulto che è in comunicazione con un adolescente è indirettamente invitato a riflettere su se stesso.
Non sappiamo niente dei genitori di Fabiana, e non abbiamo un'identità del suo "fidanzato", ma con questo post volevo mettere in evidenza solo alcuni aspetti. Mentre entravo in un bar ho sentito alcune persone che parlavano del fatto, ed in generale tratteggiando il gesto, isolandolo, vivisezionandolo senza interrogarsi in maniera più ampia, sulla costruzione di quello scenario, un teatro macabro che dietro ha tanti autori, inclusa la nostra società. Alla base c'è una diseducazione all'affettività, al riconoscimento dell'altro e del rispetto per i propri sentimenti e a volte ad un esasperante oggettificazione dell'altro

Ma quante coppie "adulte" per età litigano per gelosia, arrivano alle mani, si insultano ecc...ecc...?
Quante donne non riescono a separarsi da un partner che le tormenta? Quanti uomini sono ossessionati dal controllare la propria partner, e sprofondano in sentimenti di abbandono? E' per fare fronte a questo che si entra in scene macabre, si accettano schiaffi e pugni, si vive nell'ossessione, si disegnano cuori con il sangue. In nessuno di questi casi è stato interiorizzato un modello di coppia con un Noi che funziona.
Basterebbe dire "No", e se il primo non si sente abbastanza, un secondo "No" con più forza; e riconoscere che non ce la stiamo facendo a costruire una dimensione di coppia funzionante e che abbiamo bisogno di aiuto per capire noi stessi, le nostre difficoltà, quell'aiuto che non c'è stato per poter risolvere i nostri compiti evolutivi, e che oggi, nel presente, ci tengono in una palude, senza pane, con un goccio d'acqua e le torture.

Se riconosciamo questo, allora quell'adolescenza appena iniziata di Fabiana e il suo fidanzato non sono poi così lontane.


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