Maschere: "è diventato gay"



Quando si parla di omosessualità è frequente per le persone chiedersi quanto ci sia di innato e quanto invece sia appreso nell'essere omosessuale. Sul tram, in discussioni con amici si sente sempre più spesso pronunciare la frase "E' diventato gay", a testimoniare timori ma anche dubbi sulla comprensione di questo aspetto della sessualità umana. Sempre più spesso si parla di omosessuali: attori e cantanti che dichiarano la loro omosessualità, il vicino di casa che dopo 15 anni di matrimonio si separa e va a vivere con il nuovo fidanzato, ragazzi che dopo una storia con una ragazza iniziano esperienze omosessuali ecc...  Allo stato attuale ciò che è evidente è che una persona omosessuale nel corso degli anni può attivare un processo, a volte molto lento, di riconoscimento e accettazione del proprio orientamento sessuale. Di conseguenza "E' diventato gay" non è che il riconoscimento esterno di un processo iniziato precedentemente. 

E' attraverso questo cammino esperienziale che la persona, ragazzo o ragazza, può prendere contatto con la realtà di un rapporto omosessuale. A volte può manifestarsi attraverso una semplice attrazione fisica e pratiche sessuali, per arrivare poi alla consapevolezza. Questo processo di maturazione dell'identità omosessuale è centrale e si determina da un punto di vista esterno attraverso la consapevolezza delle proprie preferenze e comportamenti sessuali, e più internamente con gli aspetti legati ai pensieri ed emozioni del proprio essere omosessuale. Avere una preferenza per i rapporti sessuali con gli uomini è solo una parte di questo processo, e in questi casi la costruzione dell'identità omosessuale non è completata, ma parziale.

Il coming out è un percorso di affermazione della propria "diversità" che in primo luogo è verso sé stessi e successivamente di condivisione con la società.
E' un percorso caratterizzato da apertura, che vede l'omosessuale confrontarsi con i propri aspetti emozionali, sessuali e con le perturbazioni che questa comporta nelle relazioni interpersonali.
Il coming out è un processo di cambiamento della propria vita, in quanto non si tratta di scrivere un bigliettino con scritto "Sono gay" e andare via, ma significa darsi la possibilità di affermare profondamente sè stessi, a volte anche con dolore.
In generale diversi studi hanno messo in evidenza che il processo di coming out è trasversale rispetto agli aspetti culturali e procede con un processo parallelo: accettazione delle proprie preferenze e apertura alla sessualità e confronto con il mondo esterno.
Spesso gli omosessuali che stanno avviando un processo di coming out sentono ad un certo punto una pressione interna molto forte e il desiderio di togliere il peso delle maschere che indossano nelle varie relazioni. Ma non è per tutti così. Ci sono uomini che mantengono maschere di ferro, e così ogni giorno portano avanti matrimoni, fidanzamenti e a volte si tolgono la maschera per qualche da scappatella sessuale da "etero".
E' evidente che gli omosessuali che affermano la loro identità sessuale migliorano il loro senso di fiducia e sono maggiormente aperti nelle relazioni interpersonali, contrariamente a chi vive con la maschera, a volte anche all'interno di un matrimonio, che giorno dopo giorno viene risucchiato dalle sabbie mobili, divenute la scenografia preferita del proprio palcoscenico.

Nella mia esperienza ho avuto modo di notare che ad ostacolare il processo di coming out ci sono spesso emozioni e schemi appresi che hanno radici spesso profonde, il senso di inadeguatezza proveniente da uno sguardo spesso colpevolizzante verso quelle che sono le manifestazioni e inclinazioni affettive precoci. Crescendo a questi elementi si sommano gli stereotipi sociali e il pregiudizio, perchè non è vero che i ragazzi di oggi accettano maggiormente l'omosessualità. Anche oggi i giovani omosessuali si scontrano con il pregiudizio e si nascondono dietro nuove maschere più socialmente accettate. E' necessario ancora molto lavoro, a partire da un'adeguata educazione ai sentimenti, all'affettività e alla tolleranza di ciò che può essere differente. Si parla spesso di maggiore apertura, ma a volte è solo una questione di comunicazione e non di accettazione profonda di qualcuno che può vivere una sessualità diversa dal modello eterosessuale. 

Da qui deriva il fatto che il processo di coming out può durare un'intera vita, ma anche pochi mesi, a seconda del contesto e dall'omofobia presente nel tessuto sociale di appartenenza.
Il dramma delle persone omosessuali bloccate da una maschera esprime di fatto una realtà dove l'accumulo di energia negativa, per non essere se stessi, è totale. Tutto ciò può manifestarsi attraverso depressioni, gravi disturbi d'ansia, e nei casi più gravi alla psicosi.

Dare voce alla propria identità come omosessuale ridefinisce i rapporti interpersonali e avvia un cambiamento nella propria vita.
E' altresì vero che l'accettazione da parte degli altri non è scontata, infatti il processo di coming out è un evento perturbante e destabilizzante. Può capitare che in ambito familiare inizialmente quando si comunica la propria omosessualità si possa rispondere con freddezza ed indifferenza, con distanza, con rabbia e rifiuto. Successivamente può subentrare la voglia di non perdere l'altra persona e di avviare un processo di comprensione, ma non sempre è così. Anche davanti a queste difficoltà la persona omosessuale è bene che comprenda che la sua diversità non significa essere sbagliato/a.


Continua ...



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