Violazioni del setting: crocifisso e angeli in psicoterapia



Nella serata di domenica è stato trasmesso al programma Le Iene un filmato di una psicologa psicoterapeuta di Parma che proponeva "protocolli terapeutici" connotati da un punto di vista religioso ed in particolare con "tecniche" che prevedevano l'utilizzo di strumenti quali la preghiera, i crocifissi e riti vari, tra i quali l'invocazione di angeli che, nella pratica della dottoressa, fungevano da ausilio per poter dare dei consigli ai suoi pazienti. Sono stati venti minuti di testimonianza che hanno mostrato ciò che il Presidente dell'Ordine Nazionale degli Psicologi ha definito come setta, che non ha niente a che vedere con ciò che è di fatto una psicoterapia.

Attraverso le ricostruzioni provenienti dalle narrazioni di un paziente e un altro utente dotato di telecamera nascosta, il reportage ha messo in evidenza un metodo basato sulla tecnica delle costellazioni familiari (che nella realtà della psicoterapia esiste) che si alternava a momenti di dialogo con l'aldilà  e rituali di benedizione iniziale da parte della dottoressa e esaltazione.
Non sono mancati i temi più suggestivi, questa volta nel colloquio individuale, come il ricorso ad un medium per suggerire ad un paziente quale decisione prendere sull'opportunità di sottoporsi ad un intervento chirurgico.
Al di la dei dettagli, che Matteo Viviani ha documentato, sono fermamente convinto che è giusto che le persone sappiano che nella strutturazione di un intervento psicologico, lo psicologo o lo psicoterapeuta ha obbligo di rispettare un codice deontologico e le regole generali del rapporto terapeutico.
In particolare l'articolo 4 del codice deontologico degli psicologi italiani sancisce che nell'esercizio della professione, lo psicologo rispetta la dignità, il diritto di riservatezza, all'autodeterminazione ed all'autonomia di coloro che si avvalgono delle sue prestazioni; ne rispetta opinioni e credenze, astenendosi dall'imporre il suo sistema di valori.

Rispetto ai temi dell'autodeterminazione e autonomia uno psicologo o psicoterapeuta rinuncia alla possibilità di dare dei consigli al proprio paziente, ma prende in carico le difficoltà psicologiche all'interno di una relazione duale di aiuto. In ciò che contribuisce all'alleanza terapeutica è fondamentale tratteggiare la condivisione di obiettivi con il paziente, che sono volti al miglioramento del sintomo o della situazione per cui si rivolge. Per fare questo è importante che alla base vengano definite delle regole che in gergo tecnico vengono riassunte dal termine "setting", aspetto per cui già dal primo anno di specializzazione uno psicoterapeuta è bene che rifletta. Nell'aspetto più pratico il setting delimita un'area spazio-temporale e relazionale che è vincolata da regole che determinano i ruoli e le funzioni del terapeuta e del paziente e il rispetto di un codice deontologico, che lo psicologo è tenuto a conoscere già prima della sua abilitazione all'esercizio professionale.

Rispettare questi confini e regole significa evitare inconvenienti (telefonate, scambio di regali....) ma sopratutto garantire la possibilità di cura, attraverso una professionalità dove la relazione interpersonale è uno strumento fondamentale di lavoro.
La stanza dello psicoterapeuta non è un luogo dove si va a prendere il thé per parlare dei propri problemi, ma è un luogo di lavoro dove la relazione con il terapeuta è perturbante. A volte trovarsi benissimo non significa che il lavoro sia produttivo. Spesso possono scattare delle dinamiche per cui il gioco è quasi quello di un associazione a delinquere: "Non si affronta il problema".

La stanza terapeutica non è un luogo per una psico-luce pulsata.

Un terapeuta non è un amico, nè un fidanzato segreto, nè un dittatore: un terapeuta libero da conflitti è sufficientemente in grado di mantenere il proprio confine e portarsi al paziente come terapeuta utilizzando le tecniche apprese nel suo training, con etica e professionalità.

Un terapeuta non è un juke-box che suona la canzone che preferiamo. I contatti fuori seduta, anche telefonici, non sono buona prassi e sono dannosi per il paziente. Lo psicologo non impone il suo sistema di valori, e nel caso in cui si presentasse il tema religioso rispetta gli aspetti portati dal paziente ma non attua e non impone il proprio. Il contesto terapeutico è non giudicante, ovvero il terapeuta non esprime giudizi morali su quanto il paziente porta. Se il lavoro terapeutico prevede anche affrontare temi sessuali il terapeuta è bene che definisca ancora con più forza questi elementi. A tal riguardo il terapeuta non tocca il corpo del paziente (salvo i terapeuti di orientamento bioenergetico), non bacia e non intrattiene rapporti sessuali con i pazienti. Oltre che a rappresentare una grave violazione del codice deontologico e avere risvolti a livello penale, questi elementi determinano con chiarezza la fragilità del terapeuta e la sua impossibilità di costruire una sana relazione orientata da obiettivi e supportata da tecnica.
Se dovesse succedere tutto questo il paziente può riflettere sull'opportunità di non pagare più le sedute e andare via.

Ancora.... un terapeuta non riceve a casa sua, magari con i familiari che ogni tanto girano per casa, o si fa pagare con "regali" perché il paziente non ha soldi, nè tantomeno accetta "solo per una volta" di andare al vostro compleanno!! Inoltre é assolutamente scorretto far incontrare pazienti tra loro con scopi di relazione amorosa, o sessuale.

In tutti i casi elencati cosa si sta pagando?

Un semplice amico/a, a volte anche pessimo amico.

Il rispetto degli appuntamenti, la puntualità, i pagamenti sono aspetti che riguardano il setting, e il paziente prima di impegnarsi in un percorso di psicoterapia deve accettare per poter proseguire. Se questo non avviene, probabilmente alla base c'è un problema, a volte del terapeuta nella gestione del paziente in questione. Non si tratta di rigidità, ma è importante che la stanza terapeutica non diventi una balera o una casa di appuntamenti o un centro estetico, ma un luogo di lavoro e di crescita. 

Il caso della psicologa di Parma è grave, ma nei casi meno gravi, riconoscere alcuni aspetti importanti di una relazione terapeutica che non funziona è fondamentale. A volte si preferisce una "chiacchierata" non perturbante dove suonano violini e arpe, ma la psicoterapia è a tutti gli effetti un intervento specialistico, uno strumento di cambiamento e risoluzione di problematiche psicologiche. Le regole del setting sono alla base della strutturazione di una relazione terapeutica equilibrata e funzionante, e davanti a delle violazioni di questa dimensione fondante la relazione terapeutica è bene abbandonare e cercare una reale possibilità di cambiamento con un altro specialista.










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