Mi muovo come un camaleonte: Hiv



Stamattina è stato pubblicato sulla Nuova Sardegna un articolo che ha messo in evidenza come la Sardegna nello specifico la città di Sassari abbia registrato nel 2012 il tasso più alto di infezioni da Hiv rispetto al resto di Italia. Si parla di due nuove infezioni al mese. Ciò che è stato evidenziato è  che la totalità dei nuovi casi diagnosticati ha contratto il virus per via sessuale, con un equilibrio tra rapporti di tipo omosessuale e rapporti eterosessuale. 

Dalla Clinica per le malattie Infettive di Sassari si denuncia quanto oggi i giovani non abbiano tanto una mancanza di informazione, ma un abbassamento della soglia di percezione del rischio. Non è infrequente che durante un rapporto occasionale si decida di non utilizzare il preservativo solo perchè davanti si ha una persona dall'aspetto piacevole o dal carattere gentile. Il virus dell'Hiv, come un camaleonte, così innocuo e all'apparenza docile si muove e passa inosservato, e nessuno se ne preoccupa.

Nelle città esistono tanti posti dove si può fare sesso occasionale, dai luoghi di ritrovo all'aperto (luoghi ai bordi delle strade di rientro a casa, aree di cruising in continuo aumento ...) a quelli chiusi (night ...). 
Sono luoghi dove tante persone, a seconda del momento di vita che vivono, possono riversarsi.
Le regole che vigono in questi luoghi non sono certo quelle di usare un preservativo, qualcuno lo fa, ma ci sono tanti altri che non lo fanno per svariati motivi. Ci sono poi coloro che non frequentano questi posti e che incontrano un partner che magari li ha frequentati, ma di cui non ne sanno niente.
Esistono dei virus mentali oltre che a quelli biologici. Tra questi quello che si innesca con il comportamento di indossare il preservativo: molti uomini perdono l'erezione e per questo preferiscono farlo senza e i/le potenziali partner, prede dell'onda dell'eccitazione accettano. Altre motivazioni sembrano più legate al piacere, dove il virus mentale è quello che con il preservativo "Che gusto c'è?" oppure "Che brutto farlo con un pezzo di plastica", "Che schifo mettermi in bocca una cosa del genere". Ci possono essere poi quelle situazioni dove avviene un ricatto, e spesso le persone più fragili possono cadere: " Ma allora non ti fidi di me? Guarda che sono sano". Per diverse persone indossare il preservativo significa rifiuto, e non vengono invece codificati il messaggio di protezione, di rispetto dell'altro.
Cedere significa consentire al  camaleonte di predarvi perché siete diventati fragili come un insetto.

Nella comportamento sessuale occasionale possono celarsi la solitudine, l'incapacità di stabilire con forza una vita affettiva e relazionale appagante, a volte anche poco rispetto per sé e per l'altro. Ovviamente non sempre è così, ci sono anche tutti quegli adolescenti che oggi iniziano un'attività sessuale molto presto e non sanno realmente quali sono le responsabilità di un gesto del genere. Così, tra dire e non dire, ci sono storie dove persone sono risultate positive al test per l'Hiv e solo successivamente il partner ha ammesso che in realtà sapeva già di esserlo e di conseguenza di averlo/a contaggiato/a.

Provate a fare un giro per i forum, scrivendo "contagio hiv" oppure "sintomi hiv"e si troveranno tantissime discussioni di utenti anonimi che, disperati per non aver usato il preservativo durante una scappatella, temono di aver contratto il virus dell'Hiv. Ovviamente non intendono fare il test, ma sviluppano sintomi ansiosi e ossessivi, talvolta anche psicosi piuttosto che effettuare un gesto di responsansabilità verso se stessi e l'altro.

Se prima era la tossicodipendenza oggi è il sesso che diventa un'ossessione, un rifugio e questo potrebbe spiegare il fatto che la trasmissione oggi avviene più per via sessuale.
Nella decisione di non usare un preservativo intervengono tante variabili che sono individuali, relazionali, ma anche culturali se pensiamo ai giovani d'oggi.
Nei corsi di educazione che ho svolto uno dei fattori che si sono rivelati predittivi nella bassa percezione del rischio è rappresentato da quei ragazzi "travestiti da adulti", dove qualsiasi nozione o informazione veniva squalificata, perchè tanto "So già tutto e non ho bisogno di altre informazioni". Ovviamente oltre al rischio di gravidanze indesiderate è presente la possibilità che questo atteggiamento porti a comportamenti sessuali a rischio.

La sola informazione non è sufficiente per bloccare questi virus mentali, è necessario molto di più. Gli aspetti più affettivi, relazionali, trovano una piattaforma su cui muoversi, il sesso, ed è li che incontrano il camaleonte, che accarezzano, fanno giocare per poi venire ingoiati come insetti dalla sua abile capacità predatoria.
Per gran parte dell'opinione pubblica il tema delle malattie sessualmente trasmesse sarebbe una questione prettamente medica, ma è un fenomeno complesso che coinvolge una dimensione psico-bio-relazionale. Se andiamo a pensare a quelli che sono i maggiori rischi che un adolescente oggi incontra, droga, alcool e sesso, ci rendiamo subito conto come i meccanismi che sottendono a tale dinamica siano su un ordine molto più complesso e il rischio di contrarre una malattia sessualmente trasmessa è il risultato di comportamenti che hanno radici diverse da individuo a individuo.

Non è certamente solo questione di rapporti sessuali, o di piacere da questo. Il cocktail droga-sesso, alcool-sesso spesso è il modo per nascondere qualcosa a sé stessi, un disagio, o la fuga disperata da una realtà che non si riesce a vivere. Tuttavia non è curando il sintomo che si può risolvere il problema, ma è attraverso l'analisi delle cause che si possono costruire interventi ad hoc per far fronte a tali difficoltà. Se pensiamo che l'educazione sessuale non viene, diversamente da altre nazioni, inserita nei curriculum scolastici possiamo capire quanto il contagio da Hiv nei giovani sia il riflesso di una società che non si preoccupa di loro e della loro salute. Una società che lascia passare il messaggio che "Tanto lo sai fare da solo". L'educazione sessuale è sicuramente un momento di informazione, e quando avviene presto, può rappresentare un momento in cui figure professionali come il medico, lo psicologo, il sessuologo individuano quei fattori di rischio e offrono l'opportunità ai ragazzi di poter elaborare vissuti, emozioni, pensieri, che nelle loro famiglie spesso vengono evitati e spesso gli insegnanti non si sentono adeguatamente pronti e supportati per poterlo fare ...

A ciò è necessario dire che non sono solo gli adolescenti ad essere a rischio, ma anche tutti quegli adulti che hanno smesso, o forse non hanno mai imparato a prendersi cura di sé. Non è infrequente che la svalutazione di sé porti a riportare la sessualità su un piano totalmente inanimato e spersonificato, così come è vero che non avere un limite e la continua ricerca di emozioni forti rappresentano dei fattori di rischio per l'abbassamento della soglia di rischio.

Un tempo l'Hiv era temuta, oggi invece sembra quasi non si tema più, e i virus mentali, innocui come un camaleonte, continuano ad illudere che "Tanto non mi succederà mai".
C'è ancora disinformazione. Nonostante la relazione più o meno profonda che può instaurarsi con un partner occasionale è sempre bene non cedere all'illusione che la sola conoscenza sia indice di salute e che mettendo il preservativo si fa un torto alla sensibilità dell'altra persona: "Non importa se si offende". Inutile dire che ad ogni "No, usiamo il preservativo" si smette di vedere l'HIV come un dolce camaleonte e lo si vede per quello che realmente è.

Fermarsi a pensare ogni volta che si fa sesso se è il caso di mettere a repentaglio la propria salute solo perchè si ha voglia è già un primo passo. E' necessaria cura per la propria affettività e sessualità. Se si sceglie il mattatoio non si può che rimanere feriti da qualche macellaio.

E' il caso per 5 minuti di estasi sessuale mettere in pericolo la propria salute?







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