Sabbie mobili o libertà? L'identità gay



Il contesto sociale nel quale viviamo è ancora fortemente connotato da un'impronta eterosessuale e una persona omosessuale che vuole uscire allo scoperto, gay o lesbica, è portata ad affrontare diverse resistenze rintracciabili nelle relazioni di amicizia, famiglia, scuola, lavoro...
Prima di tutte queste, la resistenza maggiore è quella con se' stessi: inizialmente il riconoscimento della propria condizione può essere vissuta negativamente sino a considerare l'omosessualità come un difetto, a volte come un vizio. 
E' quest'ultimo il caso di tanti uomini sposati che passano il tempo a chattare con altri omosessuali, al riparo dalle mogli, e quando sopraggiungono sentimenti di colpa o angoscia cancellano l'account e si tolgono il vizio, come fosse l'ultima sigaretta, per poi riattivarlo quando l'attrazione omosessuale suona nuovamente alla porta.

La formazione dell'identità omosessuale non segue una logica lineare, ma una psico-logica che delinea lo schema evolutivo connotato dalle proprie caratteristiche individuali. Tra gli studiosi che hanno teorizzato sul processo di formazione dell'identità omosessuale emerge il lavoro di Cass (1979) che ha individuato sei stadi evolutivi nel processo di coming out.
La consapevolezza è l'elemento che discrimina il passaggio da uno stadio all'altro. Tra questi è  importante quello per cui  ci si può definire gay o lesbica. Poter dire "Io sono gay" "Io sono lesbica" non è un passaggio semplice, e nel momento in cui viene fatto la prospettiva verso se stessi cambia notevolmente così come quella verso gli altri.
E' solo dopo questo passaggio che è possibile iniziare un confronto con altri omosessuali ed iniziare un processo di accettazione e connotazione positiva del proprio orientamento sessuale.

Confusione di identità. L'omosessuale che attraversa questa fase riconosce che l'omosessualità è un aspetto importante per quanto concerne le sensazioni e gli aspetti comportamentali. In questa fase l'omosessuale inizia a pensarsi come potenzialmente tale. C'è qualcosa nelle sue fantasie, nei suoi desideri, nei suoi comportamenti che lo riconducono ad interrogarsi.  A seconda dell'individuo questa fase può essere vissuta in maniera più o meno angosciante con domande centrate sulla possibilità di essere o non essere omosessuale: "Sono gay?", "Lo sono realmente?", "Se ho fantasie sessuali che mi vedono coinvolto con uomini sono omosessuale?" "Ho visto un ragazzo che mi piace, sono gay?", "Chi sono io?".
La risposta a questi quesiti è variegata. Alcuni possono affrontare con curiosità, altri con angoscia, altri negare e tentare di cancellare ogni traccia di questi interrogativi. La reazione è quella della confusione per non capire chi si è veramente.

Confronto di identità. La persona inizia a chiedersi se possa davvero essere omosessuale.Può capitare che qualcuno si metta in gioco mentre altri continuano a considerare questi aspetti come negativi. In questa fase l'omosessuale viene a contatto con la struttura rigidamente connotata della nostra società e si confronta con il peso di appartenere ad una minoranza. A questo si aggiunge la messa in discussione di una condizione eterosessuale (figli, casa, sposarsi..) e si avvia un confronto tra due identità: quella eterosessuale e quella omosessuale.

Tolleranza dell'identità. "Io sono probabilmente omosessuale". In questa fase l'omosessuale ricerca il contatto con altri omosessuali per evitare l'isolamento affettivo e relazionale. E' in questa fase che emergono i temi della sessualità, delle relazioni interpersonali ... ed in generale l'omosessuale tollera, piuttosto che accettare la propria identità sessuale.

Accettazione dell'identità. Dalla tolleranza si passa all'accettazione della propria identità. E' presente la ricerca di amicizie omosessuali. L'omosessuale ha una chiara percezione di sè stesso ma la consapevolezza della propria identità omosessuale è ancora ad uno stato embrionale, sopratutto a causa della presenza delle forti pressioni culturali connotate dal punto di vista eterosessuale.Sono tanti gli omosessuali che a questo punto si liberano dallo stress e incominciano una vita allo scoperto.
In questa fase si riducono al minimo i contatti con l'esterno che minacciano l'equilibrio interiore o che accrescono un senso di incongruenza rispetto ai modelli condivisi.

Orgoglio per l'identità. E' in questa fase che è possibile gestire l'incongruenza tra autoaccettazione e rifiuto della società attraverso una connotazione positiva dell'omosessualità. E' presente consapevolezza di sè stessi, di ciò che significa essere diversi rispetto all'eterosessualità. La propria identità viene percepita come desiderabile. Ci si dichiara apertamente e non si temono i confronti. I sentimenti di inadeguatezza provenienti dal rifiuto vengono indirizzati verso l'autoaffermazione.

Sintesi di identità. In questa fase si diventa consapevoli che alcuni eterosessuali accettano l'omosessualità, e questa diventa uno degli aspetti di sè. Non avviene più la divisione tra buoni e cattivi, e si avvia il confronto e la visibilità.

Il percorso di formazione dell'identità omosessuale non è così immediato nella realtà. A volte sono necessari diversi anni per portarlo a termine, ma ci sono anche omosessuali che non lo portano a termine. Alcuni si fermano al primo stadio, altri proseguono ed evolve verso una integrazione del proprio orientamento sessuale con gli altri aspetti di sè. Le fasi rappresentano i passaggi che una persona omosessuale porta avanti quando decide di uscire allo scoperto. Rinunciare a poter affermare se stessi significa consegnarsi al palcoscenico delle sabbie mobili, dove tanti omosessuali indossano una maschera e aspettano il momento in cui verranno definitivamente ingoiati. Non sorprende che molti uomini omosessuali decidano di sposarsi, spesso dietro ci sono aspettative molto forti da parte della famiglia, ma altresì vero che i segnali delle proprie inclinazioni sessuali sono stati spesso precocemente castrati dalla propria famiglia di origine. La sessualità di un figlio spaventa spesso un genitore, sia in tenera età, sia in adolescenza. Molti non sanno come affrontare il discorso, in tanti temono di "danneggiare" il proprio figlio.
E' li che nasce confusione, dubbio, paura, che si struttura nel tempo divenendo un drago proiettato al muro. Si, l'ombra di un mostro di carta proiettata da una luce, quando la luce servirebbe per illuminare sè stessi a giorno.

Una storia mi fece riflettere. Fabio è un bambino di 5 anni che va alla scuola dell'infanzia. E' un bravo bambino, educato, composto, molto creativo. Da un po' di tempo succede una cosa, che per fortuna alla maestra non spaventa. Fabio, durante l'ora di gioco all'aperto da qualche bacio a Giovanni, un suo compagnetto di classe, che ricambia.
I genitori sono terrorizzati da questo comportamento di Fabio e chiedono che questo venga punito severamente e che la maestra separi i due bambini. La maestra richiede la consulenza di uno psicologo per affrontare questa situazione perchè i genitori di Fabio fanno molta pressione e lei, nonostante non veda niente di male, si sente fragile.
Il terrore che Fabio possa essere omosessuale è forte. Ciò che non viene visto è che Fabio è un bambino di cinque anni che esprime affetto, e il sesso non c'entra proprio niente. Che un giorno Fabio esprima la sua sessualità in senso omosessuale o eterosessuale sarà il tempo a dirlo, ma riconoscere che quell'affetto è degno d'esistere è già un primo passo.






Immagine: Donati Gianluca - Lo Specchio


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