Tutto per 3 centimetri in più ...



Il telefono di servizio squillò e risposi. Dall'altra parte una voce giovane, un po' tremula, che mi chiedeva un incontro di consulenza il prima possibile.
Dopo una decina di giorni si presenta in studio Daniele, un giovane ragazzo di 32 anni, alto, dall'aria stanca. Inizialmente ha riferito che da un po' di tempo non riusciva a dormire e che spesso si sentiva ansioso e depresso. Inizialmente abbiamo tentato di ricostruire un po' la storia del suo sintomo affiancando al colloquio clinico i test psicologici.
Per qualche seduta Daniele ha continuato a raccontare della sua ansia, del fatto che non riusciva a dormire e che a volte si sentiva eccitato, altre volte scoraggiato e depresso.
Durante tutte le sedute ha assunto sempre la stessa posizione in maniera rigida, i suoi occhi sembravano a volte distratti a volte assenti, a volte lucidi per le lacrime che non venivano giù. Durante una seduta decisi di parlargli della sessuologia, essendo venuto da un sessuologo, e del fatto che richiedere questo tipo di intervento significa anche poter parlare di problematiche sessuali in maniera approfondita. 
Daniele ascoltò e andò via tenendo in mano il bigliettino con scritto sopra la data del prossimo appuntamento.

Arrivò alla seduta successiva e dopo un po' mi disse che voleva parlarmi di un fatto per lui molto importante, e che non riusciva più a non parlarne. Si mise sulla punta della sedia e buttò le braccia sopra la scrivania.
"Dottore, io ho un pene piccolo, mi vergogno molto e mi imbarazza tutto questo". Daniele aveva difficoltà ad approcciarsi con le donne, e di fatto ancora non ne aveva avuta una. 
Così andammo a scoprire che Daniele, sin dai tempi della scuola media, negli spogliatoi della palestra, osservava i genitali degli altri compagni e si mortificava quando anche solo per un istante abbassava lo sguardo per vedere i suoi. "A volte non cambiavo la tuta, perchè stare in slip mi faceva sentire a disagio".

E mentre osservava gli altri aveva dei pensieri disturbanti, che lo rendevano triste e a volte arrabbiato.
"Sembra inesistente, piatto. Gli altri hanno genitali più evidenti dagli slip. Questo mi fa stare male".

A seguito di questo si iniziò a delineare maggiormente anche la radice della sua ansia. Qualche mese prima Daniele ha ereditato dei soldi a seguito della morte della nonna paterna. I contanti in questione non erano abbastanza sufficienti per comprare la macchina che Daniele ha sempre desiderato, ma lo erano per fare un bel viaggio ai Caraibi.

Daniele arrivò in seduta con tre pezzi di giornale ritagliato. Gli chiesi di cosa si trattava. "Dottore, tre luoghi dove eseguono l'estensione del pene. Vorrei provare a far valutare la situazione anche se la sola idea mi spaventa".
Così, un po' sedotto dall'idea di diventare il gallo meglio attrezzato del pollaio, un po' impaurito, iniziò a documentarsi e fissò degli appuntamenti con chirurghi che proponevano l'intervento di estensione del pene.
Daniele sentì l'imbarazzo già quando arrivò davanti alla portineria del palazzo dove si trovava lo studio del primo chirurgo che aveva contattato. "In portineria sicuramente sanno che il dottore esegue quegli interventi".
Parlò con l'assistente del dottore, che "mi sembrò in imbarazzo a parlare dei peni degli uomini, forse perché è imbarazzante un giro di commercio di questo tipo".
Parlò con il chirurgo che gli raccontò che oltre alla dotazione standard che ogni uomo porta penzoloni all'esterno è possibile che abbia due o tre centimetri di muscolo latente all'interno. Per accedere a questa porzione di muscolo il chirurgo pratica un'incisione nella zona sopra il pene, recide il legamento sospensore e libera la massa di riserva che successivamente scende verso il basso. Dopo l'intervento erano necessari dei giorni di totale riposo e nessun rapporto sessuale per almeno sei settimane. Inoltre era necessario portare dei pesi progettati attorno al pene per impedire che questo si ritirasse di nuovo nell'addome. Un secondo chirurgo parlò anche di possibilità di ispessimento del pene. Un altro gli mostrò decine di  "foto sgranate di peni a riposo", tutti autografati con il bisturi. Daniele fuggì.
Tuttavia nessuno di questi parlò dell'importanza che Daniele fosse adeguatamente valutato anche da un punto di vista psicologico
Durante le visite, quando Daniele si abbassava i boxer, sperava che lo specialista gli dicesse che in effetti non c'era niente da modificare. Tornò in studio e mi raccontò che dalle visite ha appreso che nel nord dell'Uganda e nel Sud America ci sono delle tribù che hanno la tradizione di attaccare pietre ai peni dei ragazzi in pubertà, e che questa pratica porta dei notevoli risultati. Daniele per un attimo fu dispiaciuto di non essere nato in una di quelle tribù.

Durante gli incontri abbiamo previsto anche la valutazione da parte di un andrologo che avesse anche una sensibilità per gli aspetti psicosessuologici del paziente. L'andrologo visitò Daniele e gli comunicò che il suo pene era assolutamente proporzionato e che nel suo caso era necessario proseguire e affrontare la questione da un punto di vista psicologico.

Così Daniele iniziò a raccontare di aver avuto uno sviluppo tardivo e che quando i suoi compagni di scuola mostravano peni già ricoperti di peli e più sviluppati lui crollava dalla vergogna e talvolta gli veniva data anche l'etichetta dell'omosessuale, proprio perché non si "confrontava con gli altri maschi" e nonostante avesse un aspetto gradevole rifiutava il contatto con le ragazze.

In realtà il primo confronto con un altro maschio Daniele lo aveva fatto a 7 anni, con uno zio, che per diverse volte gli aveva mostrato il suo "giavellotto" e gli aveva chiesto se voleva toccarlo.
A questo punto Daniele fu avviato ad una psicoterapia, per poter elaborare i sentimenti di impotenza, di rabbia, e di umiliazione subiti che ancora si facevano sentire, nonostante le adeguate dimensioni del pene.

Non tutti gli uomini che sentono di avere un pene piccolo hanno il vissuto di Daniele, ma tutti condividono sentimenti di inadeguatezza e preoccupazione riguardo la grandezza dei propri genitali, e nella mia pratica clinica spesso riscontro dalle storie dei pazienti che mi parlano della preoccupazione di avere un pene piccolo eventi che ad un qualche livello sono stati traumatici, o situazioni che non sono state adeguatamente gestite, "pesate" ed integrate da un punto di vista emotivo. 

Un'altra preoccupazione è quella che il pene non si noti, e che allo stato di riposo sia troppo piccolo, nelle docce in palestra, al mare in costume.
Molto spesso questi uomini non si sono realmente confrontati con il loro corpo, guardandosi allo specchio per esempio, ma attuano costantemente un confronto con i genitali di chi sta loro davanti, che potrebbero apparire sempre più grandi. Alcuni soffrono di quella che è chiamata Sindrome da spogliatoio, altri invece presentano le caratteristiche della dismorfofobia peniena, caratterizzata per la costante preoccupazione di avere un difetto fisico, che comporta limitazioni nell'interazione sociale, come per esempio frequentare una partner.
Nella dismorfofobia peniena il soggetto ha il timore che il proprio pene sia troppo piccolo, in alcuni casi troppo grande, troppo curvo, o di avere anomalie del prepuzio o del glande (Carmignani, 1996).
In andrologia si parla di micropene quando la lunghezza del pene stretched è inferiore ai 6 cm. Diversi studi in sessuologia clinica, svolti sopratutto per studiare la percezione di benessere nell'indossare il preservativo hanno stimato che un pene flaccido misura intorno agli 8,8cm e in erezione in media 12,9 cm.

La richiesta di interventi per estensione del pene è in costante aumento con un 30% di uomini che richiedono un intervento chirurgico e il restante 70% che pongono domande all'andrologo sulla normalità dei propri genitali. Allo stato attuale è molto importante che alle richieste portate all'attenzione del chirurgo o dell'andrologo sia affiancata un'adeguata valutazione psicosessuologica. L'approccio integrato permette di effettuare un'adeguata diagnosi differenziale.Quando il pene ha dimensioni proporzionate e il disagio è di natura psicologica, l'intervento psicosessuologico mira al ridimensionamento del vissuto di inadeguatezza e paura, e successivamente la psicoterapia all'elaborazione dei conflitti o traumi subiti. 

Daniele ha portato avanti le sue sedute di psicoterapia ed oggi ha cambiato occhi e non vede più il suo pene piccolo, anzi, ora ha una fidanzata ed è soddisfatta. Ma avrebbe rischiato di avere 3 cm in più.... per ritrovarsi ancora insoddisfatto, senza i soldi ereditati dalla morte della nonna e per vivere ancora come quel bambino di 7 anni che sentiva di avere un pene piccolo davanti al giavellotto dello zio.











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