"Vogliamo uno psicologo, ma ..."



Premetto che non ero certo di pubblicare questo post, ma alla fine, nel discutere  con diversi colleghi ho ritenuto la questione molto importante, al di la del caso specifico descritto, che rappresenta solo un esempio di tanti.
Qualche settimana fa ho ricevuto la telefonata di un collega di un istituto che a livello nazionale si occupa di clinica sessuologica e di formazione e che, avendo avuto un contatto con me, avevano pensato alla mia figura professionale come candidato ideale per una collaborazione professionale per un progetto che, tra le varie figure, prevedeva anche il coinvolgimento di una figura professionale che non fosse solo uno psicologo, ma più specializzata nell'ambito della sessuologia clinica . Il collega mi ha chiesto se ero d'accordo a fornire il mio cellulare professionale ad un'azienda farmaceutica. Ho accettato e dato autorizzazione alla comunicazione dei miei riferimenti.

Passa qualche giorno e vengo contattato da un delegato dell'azienda che telefonicamente mi accenna brevemente al progetto e mi propone un incontro di conoscenza. Nell'incontro mi sarebbero state date tutte le linee progettuali dell'iniziativa e quale sarebbe stata la richiesta e il carico di lavoro.

Puntuale all'incontro, davanti ad un caffè faccio conoscenza del delegato, che mi illustra l'iniziativa ma anche ciò che sta alla base della loro presenza nel progetto: i loro prodotti. Mi sorpresi subito nel sapere che un solo loro prodotto equivaleva, giusto per usare una metafora, ad una cena completa, con ostriche ed aragoste! Questa era la base su cui veniva progettato un lavoro di integrazione tra medicina e psicologia. Fantastico! La proposta era interessante in quanto proponeva un lavoro sul superamento del concetto in medicina di corpo come macchina, e in questo senso il divario mente-corpo.
Ero molto interessato alla possibilità di collaborazione al progetto e di conseguenza ho dato la mia disponibilità. Il delegato mi ha espresso la loro sensibilità verso questo tema e di conseguenza si erano rivolti ad un centro specializzato, attraverso il quale erano poi giunti ai miei riferimenti.

Sin qui tutto bene,  si trattava di collaborare in ambito clinico per qualche mese e partecipare a delle iniziative pubbliche attraverso un'attività convegnistica.
Consapevole di quanto potesse impegnarmi questo progetto in termini di tempo tolto alla mia attività privata in studio, quanto questo avrebbe dovuto subire una riorganizzazione, e inoltre fatica e studio ho deciso di dare la mia disponibilità.
Dopo qualche giorno ho ricevuto comunicazione di conferma della fattibilità della collaborazione  per tutta l'attività e mi viene comunicata la necessità di determinare un onorario.
In questa richiesta si comunicava che l'attività prevista sarebbe stata di "counseling psicologico".
Ovviamente qualsiasi psicologo sa benissimo che l'attività di counseling non è una chiacchierata, ma un intervento clinico a tutti gli effetti che tende ad orientare, sostenere, sviluppare potenzialità nel cliente, promuovendone atteggiamenti attivi, propositivi, e stimolando la capacità di scelta
In questo caso si trattava di counseling specialistico e in aggiunta anche attività di dialogo con il settore medico, sempre nell'ottica per cui il progetto è nato. 

Alcune riflessioni ...

Lo psicologo gettoniera. Ciò che è interessante notare è come questo progetto preveda la partecipazione di uno psicologo, ma allo stesso tempo non viene chiesto allo psicologo quali siano, dal suo punto di vista professionale, le più adatte modalità per gestire un'attività di quel tipo. Ovviamente uno psicologo sa benissimo che nell'ottica di integrazione è necessario che svolga un'adeguata osservazione clinica e a seguito un'attività di restituzione su ciò che ha osservato, sia per quanto concerne il paziente, sia per quanto riguarda il personale medico che collabora al progetto. "Sarà una pubblicità anche per lei". Ma un professionista che lavora con etica ha molto a cuore la modalità con cui svolge la sua attività professionale e mette sicuramente in secondo piano le "uscite in abito da sera", che in questo caso non erano sostenute da una reale attività di integrazione.

Lo psicologo in gabbia. Un vero lavoro di integrazione nasce dalla discussione e progettazione a più mani di un intervento. In questo caso si trattava di un lavoro di integrazione dove allo psicologo era stata già riservata una gabbia, e pertanto poca possibilità di movimento e affermazione del proprio ruolo professionale. In questo senso, per chi vuole realmente lavorare nell'ottica dell'integrazione, si trova a vivere costanti frustrazioni che poi si ripercuotono nel lavoro clinico. Ah si, tanto ci si mette l'abito da sera ...

E le ostriche e aragoste?

Ma torniamo alla questione dell'onorario. La sua determinazione si basa su diversi aspetti, che non sono solo legati all'attività svolta in loco, ma anche su ciò che uno psicologo è necessario che faccia per portar avanti un'adeguata valutazione di counseling. Ovviamente per me era chiaro che probabilmente avrei avuto necessità di poter pensare a più possibilità di intervento per i pazienti che avrei visto (incontri individuali, di coppia ecc...), ma tutto questo è stato bypassato perchè tanto "Per lei si tratta di fare attività di counseling". Insomma, avrei dovuto fare la "chiacchierata con la tecnica casa farmaceutica". Non lo so fare.

Ma non basta ...

Lo psicologo non riconosciuto. Determinato l'onorario, passa qualche giorno e questo viene valutato. 
" No ci dispiace ma noi per la sua attività avevamo previsto un tozzo di pane e due filini di erba amara".
Ora, mi spiegate perché, se sai già di avere un tozzo di pane, viene richiesta la determinazione di un onorario? E perché pensi che ad uno psicologo debba dare un tozzo di pane e due filini di erba amara? Come se non bastasse mi viene anche richiesto, cortesemente e ... con il cuore in mano ..., di determinare un secondo onorario che venga loro incontro considerando che, nel tagliare una pagnotta per cena è caduto un tozzetto di pane per terra, e siccome non si può più mangiare, hanno pensato di offrirlo ad uno psicologo
"Ma certo! facciamo l'integrazione medicina psicologia!!"
Al di la del fatto che questo è un caso dove la figura dello psicologo non viene realmente riconosciuta, sento come molto importante scrivere questo post perché spesso diversi colleghi si ritrovano in situazioni di questo tipo, dove a fronte di grandi fatiche, studio e passione viene loro offerto un tozzo di pane. 
Qualcuno accetta, ma fa un danno. Ogni tozzo di pane è un punto in meno alla figura dello psicologo e al suo riconoscimento.

Lo psicologo faticaSono tantissimi i sacrifici che uno psicologo deve sostenere per conseguire il suo titolo. Per chi ha svolto la sua laurea con i vecchi ordinamenti 5 anni di corso, per chi ha avuto la sfortuna di accedere alle riforme si è trattato di un percorso difficile e duro, con infiniti esami, spesso alcuni, per pochi crediti, erano gli stessi del vecchio ordinamento. A questo un anno intero di tirocinio gratuito e un esame di stato che non sempre si riesce a passare alla prima volta. Per chi poi ha deciso di fare una formazione specialistica successiva, o chi due, come nel mio caso, si tratta di fare ulteriori quattro anni per specializzazione in scuole che per poter frequentare richiedono il perfezionamento di una quota di iscrizione annuale con una cifra che si aggira intorno ai  4000 euro per anno. Frequentare una scuola costa 16.000 euro di iscrizione circa, e poi ... trasferte per poter frequentare la scuola, pernottamenti, corsi aggiuntivi, seminari, libri e studio. Inoltre uno psicologo che intraprende una formazione specialistica affronta e lavora in un percorso di analisi individuale che spesso dura anni al fine di permettergli di poter lavorare con etica, tecnica e senza incidenti di percorso che potrebbero invece avvenire in una relazione diversa o con uno psicologo che non ha svolto questo tipo di formazione successiva. Inoltre specie all'inizio dell'inizio dell'attività professionale uno psicologo oltre a tutto ciò affronta ore di supervisione clinica sui casi che segue. A ciò si aggiunga che, sulla base delle disposizioni dell'Ordine degli Psicologi, uno psicologo è tenuto ad aggiornarsi professionalmente ogni anno per un numero di crediti attraverso master, corsi di perfezionamento, seminari ecc... Pertanto i colloqui non sono "chiacchierate" o semplicemente "counseling", ma un'attività clinica a tutti gli effetti che va riconosciuta, e che è il risultato di fatica, studio, dedizione.


Per concludere ...

Il tozzo di pane ho preferito lasciarlo per terra. 









Responses

0 Respones to ""Vogliamo uno psicologo, ma ...""

|
 
Return to top of page Copyright © 2010-2013 | E' espressamente vietato riprodurre e diffondere, integralmente o parzialmente, i contenuti di Sessuologia Cagliari Blog senza autorizzazione scritta dell’autore e senza citarne la fonte. Per richiedere l'autorizzazione consultare la sezione Informazioni e Contatti. Create by HackTutors