Vittime del Noi: l'amore diventa danza della morte



Corigliano Calabro. Fabiana è stata uccisa e bruciata viva a 16 anni dal suo fidanzato a seguito di una lite nata per il rapporto travagliato che esisteva tra loro. Un rapporto ripreso da poco e caratterizzato da gelosie reciproche. 

In questi giorni ci si ripresenta davanti agli occhi l'ennesimo fatto di cronaca che vede coinvolta una giovane donna vittima di un "fidanzato".
Ho seguito diverse trasmissioni dove si è parlato di ciò che è successo, e mi è sembrato di notare una continua attenzione e concentrazione sul gesto, sul trovare i segreti più nascosti nella mente di chi ha potuto commettere un atto del genere. Riconosciuta la gravità di ciò che è nei fatti successo, non si può prescindere dal considerare che anche in questo caso "l'amore" si è tramutato in una danza della morte, a due.
Una spiegazione razionale può aiutarci inizialmente, a patto che lentamente ci si possa poi allontanare, smettere di suddividerlo in microsequenze e guardarlo nella sua interezza, come l'esito drammatico di una "storia d'amore" conclusa. 
"Era una ragazza bellissima, dai capelli lunghi, dagli occhi dolci", così Fabiana anche stamattina è stata descritta in tv. Guardavo i video che venivano trasmessi con la musica e le foto. Sembrava la descrizione di un oggetto. Tutti parlavano del suo corpo, della danza, e nessuno dava voce alla sua anima, a ciò che significa per un adolescente confrontarsi con la società di oggi, a quanto questi oggi annaspino nell'analfabetismo emotivo e a quanto vengano deprivati da un'educazione all'affettività. Qualche intervento di  esperti, chi ha parlato di prevenzione, chi di adolescenza e dei misteri di questa fase della vita. O si parlava di lei, o si parlava di lui. Nessuno parlava di loro, il loro Noi, la dimensione dove questo omicidio è avvenuto.
Non si parlava di lei, di come aveva vissuto questa storia, chi era il "fidanzato", di cosa potesse esserci dietro questo tragico epilogo. Fabiana e il suo fidanzato non sono l'unica coppia che viene risucchiata dal vortice della gelosia, e non sono certamente l'unica coppia ad avere un Noi "ad alta tensione" ... per intenderci, con il teschio nel cartello. Per l'ennesima volta, dalla tv, Fabiana veniva vista come un oggetto, bella, brava, dagli occhi dolci. Non è certamente la prima volta che questo succede, ma al di là del gesto del suo "fidanzato" che è certamente folle, ho pensato a quante coppie presentano lo scenario di donne che in realtà stanno dentro una "relazione d'amore", meglio dire di dis-amore, e perdono la capacità di affermarsi come persone, diventando di plastica, giorno dopo giorno.

Non è infrequente che vicino ad un collezionista di Barbie pronto a staccarne braccia, bruciarne i capelli, denudarla e farle marciare sopra un esercito di soldatini di plastica ci sia  una donna che profondamente ha accettato di diventare giorno  dopo giorno un pezzo di plastica. La nostra società promuove sempre di più un modello di donna bambola, e questo è un richiamo molto forte per tutte coloro che si sentono fragili. Ci sono donne che nonostante la french non si ritrovano unghie per liberarsi di un uomo che le perseguita.
Le giovani oggi sembrano essere sempre più fragili a questi richiami, e dietro un abito, una coroncina da principessa si può trovare un'anima che non sa dire di no, che scambia l'amore con l'abuso, che vede nella gelosia l'essenza del vero interesse che l'altro ha per se stessa.

Ci sono uomini poi che non hanno la minima consapevolezza di quello che stanno provando e che rispondono solo a bisogni di tipo pulsionale. Spesso sono bambini viziati che giorno dopo giorno aspettano che il loro giocattolo di plastica diventi giorno dopo giorno sempre più duro, la Barbie, per poi incendiarla, toglierle gli occhi, strapparle i capelli, come il più macabro dei giochi infantili.
Non è raro riscontrare che uomini che iniziano a perseguitare donne attraverso chiamate continue, pedinamenti, appostamenti, scenate pubbliche in realtà abbiano una difficoltà in quelli che sono i temi legati all'abbandono e al rifiuto, aspetti che sicuramente fanno parte della loro struttura di personalità e del loro funzionamento cognitivo, aspetti che non permettono loro di accettare che una donna possa decidere di andare via. Ma la catena non finisce. Spesso il "Me ne vado" si traduce in un "Vediamo cosa mi dimostri se me ne vado". E' il caso di tutte quelle donne che credono che un con la forza del cuore il mostro che le ha torturate strappandole i capelli le liberi dalla prigionia. Tutto questo per "amore".

E a questo va spesso riconosciuto che certe donne scambiano la disperazione che prova un uomo che non sa gestire l'abbandono con amore: "Ah si, è proprio innamorato ...".
Ci sono degli aspetti potenziali che uniti alla dinamica di coppia potrebbero scivolare in eventi tragici. Tra questi sicuramente è la mancanza di autocontrollo che non permette all'individuo di contenere i propri impulsi in maniera adeguata e rinunciare alle gratificazioni immediate "Tu sei la mia Barbie". Ci sono donne che si sentono lusingate da sentire un uomo dire "E' vero che sei mia?". Se qualcuno vi dice questo scappate se non è troppo tardi ... E' l'ennesimo passo verso la trasformazione di un essere umano in plastica, in Barbie.

L'essere punitivi e non accettare che l'altro possa sbagliare è un altro aspetto coinvolto assieme all'abbandono, il rifiuto, e la mancanza di autocontrollo. Ma tutto ciò è una base, la quale è importante inserire all'interno di una relazione che è quella di coppia. L'esplosione avviene nella ricerca della terza dimensione nell'incontro a due, e in questi casi parlo sempre di "Noi esplosivi". 1 + 1 non fa l'esplosione. Ci sono coppie che vivono come due statuine in ceramica poggiate sulla credenza della loro casa. E' certamente vero, come sostengono alcuni colleghi, che ci sono donne che non resistono alla tentazione di diventare oggetti, e si prestano a qualsiasi tortura, in virtù di un amore .... in metastasi. 
Ci sono donne vittime di uomini all'apparenza gentili e cortesi che vengono riprese per come si vestono, per come parlano, per come mangiano, per il profumo che indossano. E tutto questo passa come amore... Ma ciò che voglio esprimere è che la richiesta è certamente frutto di un aspetto individuale, ma si esprime nel tentativo di "fecondare" il terzo elemento dell'incontro a due, il Noi. Quell'uomo, senza quella possibilità di fecondare, e senza quella donna, potrebbe essere per esempio depresso.

Diventare una Barbie è un vero lavoro, e fa parte del "Noi". La nostra società offre una buona base, se pensiamo a come la donna viene rappresentata e a tutti quei segnali così forti che bloccano il fluire di un mondo interiore a favore dell'incantesimo che proietta nel mondo esteriore. Un mondo che, se viene seguito, avvia a quel processo di plastificazione, di interruzione di un'interiorità, al bloccaggio degli occhi in un punto fisso: l'ossessione per una relazione, unica fonte di vita per un essere umano che diventando una Barbie ha rinunciato a vivere.

E più la donna diventa di plastica, più il bambino impulsivo vuole punirla. E se in qualche momento riesce a far parlare ancora il suo cuore, questo viene zittito con una tortura. Le torture possono essere tante, e di gradi diversi. L'uccisione di Fabiana è il livello più alto di questo gioco, ma ogni giorno si fa un gradino in più.

E allora basta fermarsi un attimo, e se non si è persa la capacità, chiedersi se realmente stiamo bene in quella relazione e chiedere aiuto. Questo processo rende ciechi, si ha difficoltà a vedere il mostro delle Barbie come tale, ma esiste e non si trasforma in un principe azzurro.

La gelosia. Nel caso di Fabiana e il suo fidanzato si è parlato di gelosia. E' un sentimento che qualsiasi persona, in misura più o meno intensa, può aver provato. Sperimentarla in un rapporto di coppia significa consegnarsi ad una vera e propria dis-percezione della realtà, ovvero una percezione alterata del proprio partner, che da onesto, affidabile, buono, può diventare mostruoso. Se questo sentimento lo inseriamo nel contesto adolescenziale possiamo fare alcune considerazioni. L'adolescenza è sicuramente uno dei periodi più complicati che un essere umano affronta, implica un cambiamento e una crescita.
E' un processo di sviluppo che procede per tappe ed implica una ristrutturazione dell'immagine di sé. L'adolescente affronta un mondo caratterizzato da paura e incertezza. Il cambiamento di fatto non è un processo che si interrompe a conclusione dell'adolescenza, ma fa parte dell'intero ciclo di vita di un individuo.
Un adolescente affronta dei compiti evolutivi, nuove sfide e scoperte per le quali non mancano vulnerabilità e tensione. Dall'accettazione del proprio corpo, allo sviluppo di un'identità sociale, dalla strutturazione di valori individuali alla differenziazione dai propri genitori e sviluppo dell'autonomia. Tra questi compiti evolutivi c'è anche la costruzione di rapporti affettivi e l'integrazione della sessualità; questo porta all'avvio delle prime relazioni sentimentali. Sulla base di cosa l'adolescente fa tutto questo? Osservando e apprendendo dall'esterno.
Allo stesso tempo, da un punto di vista affettivo l'adolescente affronta il superamento dell'individualità, lo sviluppo di capacità empatiche, la sperimentazione di condivisione e reciprocità, la visione della coppia come configurazione relazionale investita di grande valore affettivo e significato soggettivo e la creazione di un ponte, la coppia appunto, tra passato e futuro.

Ne consegue che un adulto che è in comunicazione con un adolescente è indirettamente invitato a riflettere su se stesso.
Non sappiamo niente dei genitori di Fabiana, e non abbiamo un'identità del suo "fidanzato", ma con questo post volevo mettere in evidenza solo alcuni aspetti. Mentre entravo in un bar ho sentito alcune persone che parlavano del fatto, ed in generale tratteggiando il gesto, isolandolo, vivisezionandolo senza interrogarsi in maniera più ampia, sulla costruzione di quello scenario, un teatro macabro che dietro ha tanti autori, inclusa la nostra società. Alla base c'è una diseducazione all'affettività, al riconoscimento dell'altro e del rispetto per i propri sentimenti e a volte ad un esasperante oggettificazione dell'altro

Ma quante coppie "adulte" per età litigano per gelosia, arrivano alle mani, si insultano ecc...ecc...?
Quante donne non riescono a separarsi da un partner che le tormenta? Quanti uomini sono ossessionati dal controllare la propria partner, e sprofondano in sentimenti di abbandono? E' per fare fronte a questo che si entra in scene macabre, si accettano schiaffi e pugni, si vive nell'ossessione, si disegnano cuori con il sangue. In nessuno di questi casi è stato interiorizzato un modello di coppia con un Noi che funziona.
Basterebbe dire "No", e se il primo non si sente abbastanza, un secondo "No" con più forza; e riconoscere che non ce la stiamo facendo a costruire una dimensione di coppia funzionante e che abbiamo bisogno di aiuto per capire noi stessi, le nostre difficoltà, quell'aiuto che non c'è stato per poter risolvere i nostri compiti evolutivi, e che oggi, nel presente, ci tengono in una palude, senza pane, con un goccio d'acqua e le torture.

Se riconosciamo questo, allora quell'adolescenza appena iniziata di Fabiana e il suo fidanzato non sono poi così lontane.




Responses

0 Respones to "Vittime del Noi: l'amore diventa danza della morte"

|
 
Return to top of page Copyright © 2010-2013 | E' espressamente vietato riprodurre e diffondere, integralmente o parzialmente, i contenuti di Sessuologia Cagliari Blog senza autorizzazione scritta dell’autore e senza citarne la fonte. Per richiedere l'autorizzazione consultare la sezione Informazioni e Contatti. Create by HackTutors