La reciprocità: uscire dalla "gabbia di carta"



Molto spesso le persone raccontano le loro problematiche come se queste fossero generate "dall'interno",da loro stessi. E' una logica lineare, una possibilità di spiegazione con la quale "ci si racconta" un evento. Spesso tutto ciò lascia un vuoto di senso, sopratutto se ci si imbatte in un ginepraio di domande sui propri difetti, su ciò che è giusto e sbagliato, su ciò che non si è in grado di capire, su ciò che non si è fatto, su ciò che non si è capito. Così la frequenza di sintomi ansiosi, di manifestazioni legate all'umore spesso trovano una loro collocazione proprio nella mancanza di questo senso.
Nella mia formazione in psicoterapia certamente non sono stato addestrato a pensare ai fenomeni umani in termini di stimolo e risposta, non a caso ho scelto un approccio chiamato "sistemico-costruttivista". Dedicherò dei post per raccontare di questo approccio alla psicoterapia, ma in generale per il momento è importante sapere che l’attenzione si sposta dal che cosa o come si comporta ogni elemento di un sistema, per esempio ogni individuo all'interno di una coppia, al che cosa pensa e che tipo di significati attribuisce ai comportamenti degli altri, agli scopi, alle credenze, alle strategie. Il soggetto non è solo re-attivo ma attivo, anche quando in realtà può sembrare che non faccia nulla. Altro aspetto molto importante è lo studio dell'interazione tra individui, dalla quale una possibilità di esito è anche la psicopatologia.
Ciò che mi è stato sin da subito molto chiaro era la necessità, nell'ottica di questo approccio, di costruire degli occhiali che permettessero di accogliere una teoria della complessità nei fenomeni umani. 

L'immagine di questo post può incuriosire. L'artista che ha dato vita a questa litografia, Mani che disegnano, del 1948 è Escher. Da qui ho pensato ad una riflessione sulla reciprocità nei rapporti umani.
Contrariamente a quanto spesso ho letto, ritengo che la reciprocità, sebbene basilare nella vita relazionale delle persone, rappresenti, nella sua forma più funzionante, una componente complessa.
Reciprocità ci apre un aspetto delle relazioni umane che ha a che fare con il "restituire". Per tante persone il tutto viene declinato ad un "dover restituire", per altre "nessuna necessità di restituire", per altre ancora "non sapere cosa restituire", per altre persone ancora rappresenta il "piacere di restituire".
Qualunque sia la declinazione che connota il verbo restituire, questo principio elementare della comunicazione umana è alla base della strutturazione delle relazioni tra individui. Questo significa che la reciprocità è un floppy disk che in certe relazioni esegue le istruzioni adeguate, in altre è pieno di Trojan! La metafora certamente è riduttiva, ma ci aiuta a capire.

Mani che disegnano di Escher ci offre la possibilità di riflettere, sebbene con una metafora più romantica e meno pragmatica come quella del floppy disk. E' la fotografia dell'inizio di una relazione.
Se osserviamo la litografia potremmo avere la sensazione che la mano sinistra stia disegnando la manica destra, ma anche il contrario. Non si evince chi ha iniziato cosa, ma nel nostro discorso sulla reciprocità, ci può aiutare ad osservare un effetto. Possiamo notare per esempio come la mano destra possa sembrare più a riposo rispetto all'altra, che sembrerebbe più attiva. Ma nell'insieme, l'effetto di ombreggiatura che Escher ha dato alle mani e alle dita ci danno la percezione che entrambe le mani stiano prendendo vita, forma. Sono reciproche.

Da cosa stanno prendendo forma? Da un foglio bianco, l'assenza di relazione, e dal tratteggio ad una dimensione delle maniche, una conoscenza più superficiale.
Così nelle relazioni umane, l'incontro è sempre un iniziare a tratteggiare un'immagine e ciò che inizia a dar vita è proprio l'iniziare a costruire un'altra dimensione, due dimensioni come le maniche, tre come quella delle mani. Due mani a tre dimensioni possono disegnarsi, ovvero, possono dar vita ad uno scambio reciproco che definisce la loro relazione: si stanno disegnando.

Quante volte avrete sentito dialoghi di questo tipo:
"Ci vediamo ormai da mesi, ma non so se siamo fidanzati, amici intimi, amanti....". Disegni ad una dimensione. Reciprocità è anche dare all'altro la possibilità di definire la relazione che si sta portando avanti.

Non  è infrequente osservare "drammi relazionali" dove già dall'inizio una mano era a tre dimensioni e l'altra ad una. Sono quelle relazioni dove uno dei partner percepisce di dare troppo rispetto all'altro, che da poco. Il risultato è la solitudine e l'abbozzo di un'immagine dell'altro che non si è riusciti a disegnare su più dimensioni, ma solo su una. Non disegnare l'altro significa avere incertezza su quello che prova, rimanere intrappolati da parole in un vuoto di fatti concreti. "Ti amo, ma ti lascio", "Ti tradisco, ma ti amo" ... Tutte situazioni dove non esiste un amarsi reciprocamente. Certamente questo non riguarda solo le coppie di amanti, ma anche quelle di amici.
Essere reciproci richiede maturità affettiva e il superamento di condizioni della mente più primitive. Essere reciproci richiede non avere la percezione di sforzo.

E' quest'ultimo il caso di donne che "trascinano" il loro partner in terapia di coppia perchè sentono di non essere ricambiate, capite. Il rischio è quello che il partner che non sa dare attui un gioco perverso, ovvero, quello di "fare il bravo bambino che ti accontenta", pur di non perdere la relazione.
C'è poco di reciprocità in tutto questo. La reciprocità come tutti i frutti, matura da un albero, un fiore, un terreno, l'acqua. Quest'attitudine dell'essere umano non può essere misurata mossa per mossa, ma per sequenze. Di certo nel discorso che riguarda la reciprocità è molto importante lasciare che l'altro possa definirsi all'interno della relazione: e se si definisce con una dimensione e voi con tre, probabilmente inizierete a vivere una vita relazione totalmente sbilanciata. Va assolutamente interrotto il ciclo perverso. 

Il proseguimento del disegno potrebbe vedere le mani staccare le puntine del foglio, uscire da una gabbia di carta, ed iniziare a disegnare altre parti del corpo, la bocca per esempio per iniziare a dar voce al disegno.
Quante persone si trovano imprigionate in gabbie di carta? Dove la voce dei loro sentimenti è un sasso gettato in un lago, e un disegno in mano del proprio partner, di un amico, senza vita.

Senza reciprocità ci si può ammalare, ma è anche vero che non tutti i sistemi umani cercano reciprocità. Alcuni sistemi umani la pretendono vicendevolmente, altri la vivono in maniera sbilanciata ecc...  ciò che è certo è che rafforzerà non solo i problemi relazionali, ma anche quelli individuali.

La reciprocità è a tre dimensioni, l'immagine, il contenuto, la relazione.

Continua .... 





Responses

0 Respones to "La reciprocità: uscire dalla "gabbia di carta""

|
 
Return to top of page Copyright © 2010-2013 | E' espressamente vietato riprodurre e diffondere, integralmente o parzialmente, i contenuti di Sessuologia Cagliari Blog senza autorizzazione scritta dell’autore e senza citarne la fonte. Per richiedere l'autorizzazione consultare la sezione Informazioni e Contatti. Create by HackTutors