Ammalarsi di paura: la fobia sociale



Le persone tendenzialmente parlano di generica timidezza verso tutte quelle persone che in un modo o nell'altro hanno una modalità di fronteggiamento degli eventi circostanti con l'evitamento. Può capitare che queste persone vengano definite "snob", perché in realtà non si conoscono le reali ragioni per cui, ad un certo punto, le persone che soffrono di fobia sociale, fuggono o si dileguano.
Non c'è niente di cui arrabbiarsi, e non ci sono motivi per definirle "snob". Semplicemente chi soffre di fobia sociale deve fronteggiare costantemente stati d'ansia significativa indotta dall'esposizione a determinate situazioni interpersonali o di prestazioni in pubblico. La soluzione migliore che questi soggetti conoscono è quella di evitare sistematicamente tali contesti. Questo non significa che a loro non interessi, anzi, vorrebbero, ma hanno paura.
Sono persone che si sono ammalate di paura, prima che di fobia.

Marco ha vissuto una prima infanzia che lui definisce abbastanza tranquilla, e ha ricevuto accudimento da entrambi i genitori che, a modo loro, gli hanno voluto sempre bene. In realtà poi si inizia a scoprire che Marco ha vissuto, sebbene in maniera molto "edulcorata" da rispetto e riverenza, un rapporto molto conflittuale con il padre, "dolcemente severo", sin da quando era molto piccolo. Sua madre non ha mai protetto Marco dagli attacchi paterni, e lentamente ha iniziato a costruire una propria identità caratterizzata da solitudine. Il padre proveniva da una famiglia "dolcemente competitiva" e con Marco è stato sempre molto severo, riprendendolo continuamente e tendenzialmente sempre molto attento che non sbagliasse, sempre lì a dire che sbagliava questo o quello, spesso anche davanti ad altri familiari. Marco non aveva spazio per ribattere. Si sentiva sempre solo, senza nessun appoggio. E un bambino non può mettere in discussione i genitori, se questo implica il fatto che potrebbe perderli. La madre, una donna depressa e confusa non era attenta ai bisogni emotivi di Marco e lo lasciava in pasto delle "ansie" che lentamente iniziavano ad alimentare la sua mente.
Sentirsi un alieno legato e vittima dei giudizi degli altri.

Chi non proverebbe ansia?

Per questo Marco soffriva molto e non capiva i motivi delle 
continue critiche e provava un sentimento che spesso chi soffre di paura prova: la vergogna. Solo qualcuno interveniva in suo favore. Una zia, che aveva capito quanto Marco soffrisse.

Marco ha attraversato le scuole elementari e ha attraversato il suo periodo peggiore, quello delle scuole medie. Si innervosiva per le critiche di suo padre, per tutto quello che gli diceva lui sarebbe dovuto essere, e per la poca attenzione di entrambi i genitori nell'accogliere invece cosa lui realmente voleva.

I genitori hanno concepito Marco quando erano molto giovani, quasi ventenni, e questo ha influito sul loro bisogno di dover essere dei bravi genitori, all’altezza di crescere il proprio figli o prima di tutto “come bravo ragazzo, educato e rispettoso” e, poi, anche in grado di saper fare le cose bene. Entrambi i genitori di Marco gli hanno trasmesso l’educazione, il rispetto dell’altro e l’osservanza delle regole, ma mentre la madre ha avuto un atteggiamento più sereno e permissivo, il padre è sempre stato molto severo e critico. Per questo il sentimento di attaccamento di Andrea nei confronti di suo padre è sempre stato conflittuale, in quanto da un lato lo vedeva come un modello di rettitudine, competenza, capace di dare amore e solidarietà al figlio, dall’altro, con le sue continue critiche, con il suo sottoporre a giudizio ogni comportamento del figlio, gli scatenava stati di tristezza, inadeguatezza e smarrimento, quando era piccolo, e sentimenti di irritazione e rabbia, via via che cresceva.

Oggi Marco ha 29 anni e  presenta ansia elevata in diverse situazioni sociali e nello svolgimento di perfomance o semplici attività dinanzi altre persone. Tachicardia, tensione muscolare, sudorazione, agitazione, senso di  oppressione, prima e durante l’evento ansiogeno, sono elementi del suo disagio psicologico accompagnati da paura di sbagliare o bloccarsi e di essere giudicato dagli altri come impacciato, stupido o inadeguato. 

Possiamo parlare di Fobia Sociale quando la preoccupazione e l'ansia per la situazione che si sta per affrontare è tale da suscitare desideri di fuga e da indurre a cercare scuse e stratagemmi per non trovarsi nuovamente nella stessa situazione. La fobia sociale è una condizione che può essere adeguatamente superata.

I principali sintomi emotivi della fobia sociale comprendono:
  • Intensa paura di interagire con persone estranee.
  • Nervosismo e apprensione verso situazioni in cui si può essere giudicati.
  • Senso di colpa per il proprio imbarazzo/timidezza.
  • Timore che gli altri si accorgano della propria paura.
  • Impossibilità di controllare il terrore e l'ansia provata in contesti sociali.
  • Evitamento delle situazioni che causano disagio.
  • Interferenza della ansia provata con le attività quotidiane.
  • Difficoltà a parlare in pubblico o con estranei
  • Difficoltà a guardare negli occhi gli interlocutori.
I principali sintomi fisici della fobia sociale comprendono:
  • Rossori e vampate.
  • Tremori e movimenti involontari.
  • Accelerazione del battito cardiaco.
  • Difficoltà respiratorie.
  • Mal di stomaco, nausea.
  • Crampi intestinali e diarrea.
  • Alterazione del tono di voce.
  • Tensione muscolare.
  • Mani fredde e sudate.
  • Confusione mentale.





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