Carnevale: il gioco del "come se..."



Schiamazzi e colori. Se provate a chiedere alle persone come considerano il carnevale non faticherete a sentire termini quali "caos", "allegria", "divertimento", "risate", "spensieratezza" e persino "liberazione". Non è una festa per soli bambini, infatti, ogni anno il rituale vede uomini e donne di ogni ceto sociale e età recarsi a balli in maschera e sfilate variopinte, cercando di liberare la fantasia a volte anche nell'intento di catturare un po' di felicità
Lo scherzo vale. Quale scherzo?
Un po' di storia. Il Carnevale è una ricorrenza che viene celebrata nei paesi di tradizione cristiana. Il termine deriva dal latino carnem levare (eliminare la carne) perché indicava il banchetto che si teneva durante il martedì grasso, subito prima dell'astinenza e digiuno della Quaresima. I festeggiamenti si svolgono spesso in pubbliche parate in cui dominano elementi giocosi e fantasiosi. In particolare, l'elemento distintivo e caratterizzante del carnevale è l'uso del mascheramento

Maschere che coprono e maschere che scoprono. Il gioco legato al mascherarsi è spesso coinvolgente. Tante persone in questi giorni discutono su cosa mettersi addosso per il ballo di carnevale, quale maschera possa essere più adatta a sé stessi per quella sera. Può diventare un momento coinvolgente, a volte anche fonte di discussioni nelle coppie, ma al di la' di questo è sicuramente un comportamento che attrae, che consente di giocare ad essere qualcosa d'altro e consente di accedere a delle parti sconosciute della propria personalità e di rappresentarle. Mascherarsi può essere anche un modo per scoprirsi, per esorcizzare qualcosa che temiamo, per nascondersi dietro la sicurezza di una maschera per poter fare ciò che in altri giorni dell'anno non viene fatto. Non c'è niente di male, se vediamo in questo significato uno dei sensi più profondi di questa ricorrenza. La semplicità del Carnevale è la rappresentazione, mettere in scena qualcosa o qualcuno, un gioco continuo tra realtà e finzione autorizzato da una data sul calendario. Mascherarsi non è certamente un gesto che proviene dai tempi moderni, infatti già nella preistoria gli uomini usavano maschere nelle attività di caccia e da sempre la maschera ha avuto un grande significato simbolico in ambito di riti magici e religiosi. 
Al di là delle funzioni e dei significati che vengono attribuiti al comportamento di mascherarsi, l'essere umano ha iniziato a costruire maschere  per poter apparire, per mettere in relazione il mondo degli umani con quello dei "non umani", ma anche per mostrare parti di sé, spesso nascoste o inconsapevoli. Da piccoli è molto importante il gioco che permette di accedere alla rappresentazione esterna di parti di sè, perchè permette al bambino di conoscersi e di vedere quanto quello che porta fuori è accettato, rifiutato dall'occhio di chi guarda. 
Non solo Carnevale. Mascherare o meglio rappresentare non avviene certamente soltanto nelle giornate di carnevale. Apparire, nascondersi, mostrare parti di sè attraverso delle maschere avviene anche nell'arte e in questo senso il teatro è uno dei luoghi dove tutto questo avviene. 
Se ascoltiamo i discorsi delle persone, spesso sentiamo dire: "Quella persona è propria falsa", oppure "Io sono così come sono, senza maschera", oppure "Levati la maschera e fammi vedere chi sei". Sicuramente il significato semantico di "maschera" si estende anche ad aree di relazione, dove "maschera" diventa un sinonimo di autenticità o non autenticità. In questo senso quando si chiede a qualcuno di "togliersi la maschera", viene chiesto di mostrarsi per quello che è.

La doppia funzione della maschera è che in realtà da un lato permette di nascondere alcuni aspetti di sè, dall'altro sicuramente permette di rivelarli.
In questo senso utilizzare il Carnevale come un grande laboratorio teatrale di conoscenza di sé e dell'altro è sicuramente un buon modo per calarsi nella rappresentazione di sé che si porta agli altri ed interrogarsi anche su quelle che gli altri mostrano.
Se si crea una maschera da indossare, ma anche se in realtà ci si fa prestare una maschera da qualcuno "tanto per andare ad un ballo", in realtà si mettono in atto tutta una serie di comportamenti che mettono in evidenza quanto si è in grado di portare fuori e rappresentare degli aspetti che "vivono" internamente a noi e quanto no. Insomma, quanto si sa giocare per portare fuori, o quanto si imita senza attingere al proprio bagaglio.
Così se vi vestirete da Cleopatra, o da Cat Woman e nella vita sentite un costante senso di frustrazione, il mascheramento può essere un ottimo motivo per provare per una sera ad esserlo e riflettere poi su quali aspetti possano essere riadattati nella propria vita. Se temete di essere un poco di buono nella vita, provate a vestirvi da "poco di buono" per carnevale.
Talvolta, inconsapevolmente, nella scelta della maschera si attinge al proprio bagaglio interno e si consente attraverso l'atto di mascheramento, ma anche tutto il rituale attorno composto da gesti e comportamenti tipici della maschera rappresentata, di potersi auto-osservare.


Allo stesso modo poter mettere in scena la maschera che si rappresenta permette di entrare in contatto con quello che l'altro vede attraverso la maschera rappresentata. In questo senso la maschera da un lato scopre aspetti legati alla propria personalità, dall'altro consente di sentire protezione perché tutto è all'interno di una finzione. E' un gioco, e il gioco può essere un'ottima opportunità per conoscersi, e osservarsi attraverso gli occhi di chi vi guarda.
Il gioco del "come se..". Così se esistono una vasta gamma di giochi possibili, il carnevale offre la possibilità di giocare al "come se..". Come se fossi Batman, come se fossi Barbie, come se fossi una donna e invece nella realtà sono un uomo, come se fossi una maschera di cui non conosco il nome. Ciò permette di sentire come potrebbe essere vivere nei panni di qualcosa di rappresentato che in realtà non siamo, o che forse per alcune caratteristiche non si ha il coraggio di essere. Così l'essere intraprendente, avere più facilità nel parlare con gli altri dietro una maschera, divenire disinibiti, provare a rappresentare una maschera di cui si ha paura, può essere liberatorio. 
Spesso la riflessione sul processo di rappresentazione non è immediata. Spesso la creatività non procede per logica lineare, ma procede attraverso l'apertura di un flusso di idee che mettono in contatto gli aspetti più interni di sé con l'esterno. Così è possibile rappresentare, così come quando ci si trova davanti ad un foglio bianco e si inizia a disegnare.
Pertanto il carnevale può diventare un momento sicuramente di divertimento, nessuna demonizzazione, ma anche un momento di conoscenza di sé attraverso la rappresentazione esterna di aspetti di sé che possono assumere diversi significati. Ciascuno il suo.




Responses

0 Respones to "Carnevale: il gioco del "come se...""

|
 
Return to top of page Copyright © 2010-2013 | E' espressamente vietato riprodurre e diffondere, integralmente o parzialmente, i contenuti di Sessuologia Cagliari Blog senza autorizzazione scritta dell’autore e senza citarne la fonte. Per richiedere l'autorizzazione consultare la sezione Informazioni e Contatti. Create by HackTutors