Il sasso nello stagno: una storia di bulimia



Era da tempo che Laura ci pensava. Ogni volta che succedeva diceva a se stessa che sarebbe stata l'ultima volta e che poi tutto sarebbe cambiato. "Da lunedì...." così andava avanti la sua "preghiera".
Un lunedì che si rimandava di settimana in settimana, e poi sono passati mesi, inverni, estati, autunni. Due lunghi anni.
Una delusione amorosa con Matteo, l'uomo dei suoi sogni, che nei suoi progetti l'avrebbe portata presto all'altare. Ma così non fu. Sin dall'inizio della loro relazione Laura aveva capito che qualcosa non andava, ma non ci dava importanza. Matteo mostrava momenti di slancio affettivo nei suoi confronti, intervallati da momenti "in cui non si faceva più sentire anche per giorni".
Così, arrivata in studio,  iniziò a raccontare la storia della sua altalena d'amore. Per un po' Matteo sembrava volesse concretizzare un'unione più stabile, e poi, salita sino all'apice dei suoi desideri e bisogni più profondi, la terra cominciava a tremare e lentamente sentiva Matteo allontanarsi, lentamente, sino a sparire. Una caduta in picchiata dall'altalena.

"Dottore, io non volevo rinunciare a quest'uomo, dopotutto sapevo che in fondo lui mi amava e che la sua era solamente paura".

Laura non era minimamente preoccupata per se stessa, di quanto stesse male, di quanto la bulimia avesse preso il controllo nella sua vita. Si preoccupava per Matteo e attendeva trepidamente un messaggino sul cellulare che, secondo le sue interpretazioni, avrebbe sancito il suo rientro nel nido d'amore. 
Si sentiva costantemente supportata da un pensiero costante: "Tanto lui cambierà". Laura non era minimamente preoccupata di quanto per lei invece fosse importante cambiare.

E poi quelle giornate. Si alzava sempre stanca, il suo sonno era disturbato da risvegli durante la notte. All'inizio si svegliava, si alzava, fumava una sigaretta e poi rientrava a letto.
Con l'andare del tempo il suo rituale diventò sempre più ricco, e iniziò a comprare bottiglie di Coca Cola. Un bicchiere, due, tre... una bottiglia. Tutto durante la notte davanti ad un canale della tv preso a caso. Proprio durante la notte, quando sentiva quella sensazione di vuoto che non riusciva a comprendere. Il suo umore peggiorava, e anche sul lavoro si sentiva sempre poco energica, distratta. 

"Mi creda dottore, la mia felicità stava diventando quel momento così segreto e intimo con la Coca Cola".
E allora arrivò il cibo. Coca cola, cibo, salame, patatine, i resti della cena, uno yogurt...
Arrivò un momento in cui Laura non ne poté più delle fughe di Matteo. Per tanto tempo era stata li ad aspettare, a rifugiarsi nella difficoltà di poter immaginare scenari differenti,  e tormentata da un costante pensiero su se stessa: 

"Se per una volta sono riuscita ad avere un fidanzato, come potrò mai averne un altro se perderò questo?".

Laura non sapeva bene come descriversi: un giorno "Bella", l'altro "Brutta"... e il fatto di avere trovato finalmente un uomo le garantiva la possibilità di dirsi che in fondo qualcosa valeva. La sua altalena era quella che le faceva riconoscere l'importanza dei momenti passati con Matteo a progettare un'unione più stabile, ed allo stesso tempo il terrore che proveniva dall'essere costantemente disconfermata da lui.

Così Laura si arrabbiò con Matteo. Bastò pochissimo per far si che Matteo andasse via per sempre, senza un "se", senza un "ma"...
Laura all'inizio provò un senso di sollievo e intimamente pensò che quella volta sarebbe stata quella giusta e che Matteo sarebbe tornato in lacrime a dichiarare il suo amore e riconoscerla.Così non fu.
Passarono settimane e mesi, e di Matteo mai più traccia.

Un sasso nello stagno e il rumore del vuoto. Laura gli mandò un messaggio, chiedendogli scusa per la sua reazione, e dicendogli che dopotutto era stata lei incapace di capire la situazione e di aspettare i tempi. Nessuna risposta.
Il vuoto si faceva sentire la notte, dopo che il sipario della giornata era ormai chiuso. Ormai Laura si svegliava per mangiare, e di cibo ne mangiava in grandi quantità. Il suo rituale iniziava sempre così:

"Oggi l'ultima volta, poi domani mi rimetto in carreggiata".

Inizialmente Laura non ammetteva a se stessa di non farcela più da sola e di aver bisogno di aiuto.
Si sentiva profondamente delusa da Matteo e sentiva una grande confusione.

"Dottore, mia madre mi diceva sempre che bisognava imparare a fare tante cose affinché un uomo mi potesse sposare. Io credo che lei avesse ragione, e infatti io non sono proprio capace. Lei lo era".

Ben presto scoprimmo che in realtà la madre non era per niente una donna perfetta, ma una donna fortemente insicura. Il padre di Laura era una figura molto distante, un uomo che "non capivo bene se mi volesse bene oppure no".

"Dottore, ma perché allora mangio in modo così esagerato quando non ho fame?"

La domanda di Laura è la tipica domanda che si pongono le persone che soffrono di bulimia, spesso accompagnata da angoscia e da un forte senso di colpa per quello che succede. Gli attacchi di voracità non sono accompagnati da un reale bisogno di nutrimento, ma a volte assumono la funzione di un frustrante calmante.

Solo dopo un po' Laura ammise che in realtà tutto non finiva li. Dopo i suoi attacchi di fame passava mezz'ora e poi andava a liberarsi della sua ingordigia attraverso il vomito. Questo la faceva sentire tremendamente in imbarazzo. Quel gesto per Laura era quasi magico: riportava tutto allo stadio zero.
Annullava la sua sofferenza, annullava il senso di vuoto, annullava i suoi risvegli. E tutto ricominciava da capo.

Laura ha iniziato un percorso che l'aiuterà a capire meglio il senso del suo vuoto, la svalutazione che fa di se stessa e da dove provengono questi antichi dolori. Qualcosa di inaccettabile per lei, ma che lentamente emerge e accoglie nel suo processo di conoscenza di sé.

Laura sta imparando a conoscere il suo vuoto e non lo scambia più con la fame. Il suo cervello emotivo e il suo cervello razionale non stavano più dialogando tra di loro. Il risultato è l'incomprensione, la mancanza di senso. Laura ha impiegato tanto tempo prima di richiedere aiuto. Ha passato mesi, anni, seduta ai bordi dello stagno a lanciare sassolini, sentire il rumore del vuoto, un ritmo che la tormentava come ogni morso che dava ai cibi che divorava durante la notte. E poi punirsi per non essere stata perfetta e capace.





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