La paura che paralizza: gli attacchi di panico



Skrik è la famosa opera di Edward Munch del 1893 che noi italiani chiamiamo L'Urlo

L'opera rappresenta l'angoscia e lo smarrimento che furono caratteristiche della vita di questo pittore norvegese.
Probabilmente, nell'intento di immortalare un attacco di panico, Munch rappresenta nell'opera un'esperienza vera.

Munch passeggiava con alcuni suoi amici su un ponte della città di Nordstrand, la quale oggi è divenuta un quartiere di Oslo. Ad un certo punto fu preso dal terrore. Su un suo diario descrisse quell'esperienza:


« Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò, il cielo si tinse all'improvviso di rosso sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto ad una palizzata. Sul fiordo nero-azzurro e sulla città c'erano sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura... e sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura. »
Luisa è una ragazza che nel 2014 ha 23 anni, studentessa universitaria. Vive a casa sua con la madre, padre ed una sorella più piccola. I suoi genitori da qualche tempo litigano spesso. Attualmente Luisa ha stretto una relazione con Marco, un collega di Università. Richiede una consulenza psicologica a seguito di una visita al Pronto Soccorso per un'improvvisa tachiacardia, formicolio al braccio, oppressione al petto.  Al primo incontro Luisa si presenta puntuale, ben curata nell'abbigliamento e nella persona. E' rigida nella postura e sta seduta sul bordo della sedia. Sembrerebbe un po' intimorita. Il suo volto è teso e non sorride quasi mai.  Dalla storia di Luisa emerge che negli ultimi due anni ha sofferto di attacchi di panico, uno alla settimana. Riferisce di sentirsi molto ansiosa, e di avere difficoltà a gestire le sue emozioni. Dal primo attacco di panico in poi, Luisa alterna dei periodi in cui riesce a svolgere normalmente le sue attività, a periodi in cui non riesce nemmeno ad uscire di casa a causa di diverse paure. In preda dall'ansia si sente bloccata e limitata in tutte le sue attività.

“Nei periodi in cui sto bene non ho difficoltà a fare tutto. 
Non è raro sentirmi sicura ed indipendente. Sono sempre stata una persona iperattiva. 
Ho svolto sempre tante attività e non ho mai avuto problemi a spostarmi. Ed in questo mi riconosco.. Quando invece ho l'ansia mi sento limitata, ho persino paura di prendere un ascensore o guidare in macchina. Temo che l'ansia sopraggiunga, e lentamente si fa sempre più forte in me il pensiero "perderò il controllo anche questa volta". Mi sento bloccata. Come faccio ad esempio a prenotare una vacanza dopo gli esami o ad andare a ballare se poi mi sento male? 
Mi sento triste e debole. 
 Come sarà il mio futuro se continuerò ad essere così?”. 

Luisa si è rivolta al Pronto Soccorso perchè l'ultima volta l'attacco di panico è stato più forte del solito. 
La Madre: "Ho visto il terrore nei suoi occhi e ho pensato che stesse molto male ed ho deciso immediatamente di portarla all'Ospedale. Temevo per la sua vita".

I brevi elementi della storia di Luisa sono solo un esempio di tanti che descrivono Il disturbo di panico.
Il disturbo è una tipologia di disturbo d’ansia, caratterizzato da frequenti ed inaspettati attacchi di panico.
Come abbiamo visto in altri post, l’ansia e la paura sono emozioni che possono essere sperimentate da chiunque. Nel loro aspetto funzionale hanno il compito di segnalare situazioni pericolose o spiacevoli, mediante le modificazioni fisiologiche prodotte dall’adrenalina che entra in circolo nel sangue. Entro certi livelli, dunque, l’ansia e la paura sono necessarie a ciascuno di noi in quanto ci consentono di affrontare le situazioni temute ricorrendo alle risorse mentali e fisiche più adeguate. Per esempio possiamo sperimentare paura in una situazione in cui ci troviamo ad attraversare la strada ed ad un certo punto sentiamo il clacson di una macchina. Il segnale ci avvisa che probabilmente la macchina potrebbe investirci. In preda alla paura ci metteremo in salvo.

Contrariamente si ha un attacco di panico quando l’ansia o la paura provate sono così intense da produrre alcuni dei seguenti sintomi mentali e fisici:
  • manifestazioni cardiache quali palpitazioni o tachicardia;
  • sensazione di asfissia o di soffocamento;
  • dolore o fastidio al petto (es. senso di oppressione toracica);
  • sensazioni di sbandamento o di svenimento (es. debolezza alle gambe, vertigini, visione annebbiata);
  • disturbi addominali o nausea;
  • sensazioni di torpore o di formicolio;
  • brividi di freddo o vampate di calore;
  • tremori o scosse;
  • bocca secca o nodo alla gola;
  • sudorazione accentuata;
  • sensazione di irrealtà, tendenza a raccontare l'esperienza "come se";
  •  sensazione di essere staccati da se stessi;
  • confusione mentale;
  • paura di perdere il controllo o di impazzire;
  • paura di morire.
Le descrizioni di attacchi di panico hanno spesso delle caratteristiche comuni: "Mi sento morire.." , "Ad un certo punto mi manca l'aria", " Il cuore batte fortissimo",  "Ho paura di impazzire", " Ho paura di perdere il controllo", "Nessuno può capire quanto soffro". 

Inizialmente a segnalarci il sopraggiungere di una crisi di panico sono delle variazioni neurovegetative nel nostro corpo. Ogni attacco di panico può durare dai 20 ai 30 minuti e a seguito della paura il soggetto può cercare aiuto.
Le persone che soffrono di attacchi di panico si concentrarano sull'intensità dei sintomi fisici. Questa tendenza a concentrarsi sui sintomi fisici porta ad una convinzione di avere un grave problema organico, spesso cardiaco, che orienta il soggetto a richiedere un intervento al Pronto Soccorso. Tendenzialmente il cuore aumenta il numero di pulsazioni, si percepisce un senso di vertigine, e col passare dei minuti sembra che il disagio cresca verso livelli insostenibili. Il pensiero che accompagna queste sensazioni è: "avrò un infarto e morirò" oppure "sto impazzendo, perderò il controllo delle mie azioni".


A seguito degli attacchi di panico alcuni soggetti possono sviluppare agorafobia. Questo significa che si inizia ad evitare tutti quei luoghi dove si teme che l'attacco di panico possa accadere, oppure tutti quei luoghi dove sarebbe realmente molto difficile chiedere aiuto. Quando l'agorafobia diviene un sintomo più forte, la persona non riesce più ad uscire di casa.

L'esordio del disturbo avviene in genere nel giovane adulto e il sesso femminile sembra essere quello maggiormente colpito.
E' necessaria una diagnosi differenziale, ovvero si devono escludere patologie di tipo internistico sopratutto a carico dell'apparato cardiaco e respiratorio. Per esempio spesso i soggetti vengono monitorati nella loro attività cardiaca attraverso esami come Holter ecc...

Il disturbo di attacchi di panico può essere trattato sia attraverso una psicoterapia sia attraverso l'utilizzo di psicofarmaci.
La combinazione di psicoterapia e psicofarmaci è sicuramente più efficace sopratutto nei casi più resistenti, infatti, gli psicofarmaci, da soli non sembrano essere in grado di rispondere a tutte le problematiche che provengono dal disturbo anche perchè la matrice psicologica del disturbo può essere elaborata in psicoterapia

Il farmaco aiuta a controllare i sintomi, ma non a risolvere la matrice composta da pensieri disfunzionali, tipici di questo disturbo

Inoltre la cronicità del disturbo, la resistenza all'utilizzo dei farmaci, l'insorgenza di effetti collaterali, la possibilità di ricadute dopo la sospensione delle terapie, la vulnerabilità alla riacutizzazione di fronte a nuovi stimoli stressanti, le pesanti implicazioni sul piano emotivo ed esistenziale sono elementi che orientano verso un trattamento combinato o non di questo disturbo d'ansia.


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