Dal regno di Oz ai cuori incatenati



Nessuno ha il potere di donarti un cuore.
(Antonio Dessì)


(....) Un giorno, un violentissimo tornado solleva la casa da terra, e la spinge nell'aria. La casa, al termine del suo avventuroso volo, finisce per atterrare proprio sopra la Strega Cattiva dell'Est, schiacciandola. La Strega Buona del Nord si complimenta con Dorothy per quanto è accaduto, e in segno di riconoscenza le dona un paio di scarpette d'argento, già appartenute alla defunta Strega Cattiva. Per trovare il Regno di Oz, le dice, dovrà seguire la «strada di mattoni gialli» fino alla Città di Smeraldo. A Dorothy e Toto, il suo cagnolino, man mano che procedono, si uniscono altri compagni di viaggio. Tra questi il Boscaiolo di Latta che vuole chiedere un cuoreGiungono quindi ad un campo di papaveri che spandono nell'aria un effluvio soporifero. Questo profumo è talmente potente, che chi ne dovesse aspirare troppo, non si sveglierebbe più (....) 



Certamente questo è un estratto della storia di Dorothy e del lungo viaggio verso il Regno di Oz. La sua storia e l'incontro con i suoi amici di sventura, il Boscaiolo di Latta, in questo caso, ricorda tanto storie di coppie che vivono il dramma della dipendenza affettiva.

La dipendenza affettiva è una condizione che anima diversi dibattiti. Mi è capitato di assisterne ad uno dove si identificava la condizione di dipendenza affettiva in tutte quelle persone che affermano di non riuscire a lasciare il proprio partner. Dal mio punto di vista, è certamente vero che le persone che non riescono a lasciare il partner possano ad un certo livello soffrire delle difficoltà che emergono da una condizione di dipendenza affettiva, ma è anche vero che spesso questa problematica è sfuggente e che la dipendenza affettiva è una costruzione a due inconsapevole.
Non ho mai avuto modo di lavorare con una persona, o con una coppia che portasse come problema la dipendenza affettiva, perché essendo inconsapevole quella è la modalità con cui si è costruita una vita assieme. E' capitato invece che mariti portassero le loro mogli depresse, che donne si rivolgessero a me con i propri partner per problematiche sessuali, che gli attacchi di panico fossero diventati talmente insopportabili da non riuscire più a vivere. Ma questo non esaurisce la lista. L'elemento comune è "ci manca una cosa per essere una coppia perfetta". Sia sesso, sia un cuore, le coppie di dipendenti affettivi camminano nei mattoncini dorati verso il Regno di Oz. Tra gli aspetti presenti non possiamo certamente escludere tutte quelle manifestazioni corporee che possono presentarsi. A volte persino l'alopecia, anche nelle donne.


Così il tornado che solleva da terra la casa di Dorothy ricorda i disastri di alcune famiglie di donne, ma anche di uomini che hanno in sé il germe per sviluppare una dipendenza affettiva. Non è certamente un discorso così semplice, e il mio contributo è certamente una goccia rispetto a quanto si scrive su questo fenomeno. Ciò che è certo è che la dipendenza affettiva, come problematica psicologica, ma squisitamente relazionale (perché si fa in due) apre un varco verso quelle che sono le certezze della psichiatria

Paradossalmente, ho avuto modo di notare che per certi uomini, avere la certezza nosografica, ovvero il certificato con una diagnosi di Distimia (una forma di depressione) della loro compagna e se questa è accompagnata anche da una prescrizione farmacologica, rafforza un sistema di coppia già in partenza disfunzionale, che si alimenta e si addormenta nell'effluvio soporifero dei papaveri nel cammino verso il regno di Oz.


A seguito di una risposta di questo tipo, paradossalmente la risposta più sana che ci può essere è quella che il partner etichettato come "distimico" peggiori. 

E' il caso di Luca e Sabrina.

Luca mi contatta in un freddo pomeriggio di Dicembre. Il suo eloquio è molto cordiale, ma sembrava la telefonata di un ente pubblico che ti convoca per un incontro di valutazione. Mi disse che sarebbe venuto con Sabrina.
Puntuali, suonarono il campanello. Davanti alla porta mi si presentò la scena di Sabrina, con gli occhi già lucidi,  vestita con un maglione nero più largo di due taglie, e Luca, rigorosamente in giacca e cravatta, con i capelli gelatinati, che, stando a due passi dietro, poggiava la sua mano sulla spalla di Sabrina. Forte stretta di mano da parte di Luca. Sabrina quasi non ne aveva la forza.

"A che ora si finisce dottore". Questa la prima domanda di Luca. Sabrina non alzava lo sguardo. Il suo viso era consumato dalla depressione. Il suo corpo freddo e pallido. Luca spostò la sua sedia e la mise in direzione di Sabrina, quasi a dire "E' lei quella malata, io sono qui a portarla". 
Sembrerebbe un marito adorabile, ma in realtà non lo era per niente. Sabrina ormai era consumata. Momenti di depressione intervallati da scoppi di rabbia nei confronti di Luca. Non avevano figli, solo un pappagallo dentro la sua gabbia.
Gabbie. E loro erano finiti proprio in una gabbia, quella della dipendenza affettiva. Nei loro discorsi non si parlava mai di amore, mai di sentimenti, se non quelli di rabbia, quelli di depressione. Tutto nelle mani di Sabrina, si "la malata con il codice F.34.1: distimia". I manuali diagnostici classificano in codici i disturbi mentali.
Luca era proprio bravo. Si occupava di portare sempre Sabrina alle visite dallo psichiatra, l'aiutava a fare la spesa, le ricordava persino i numeri di telefono delle persone che voleva chiamare. Talvolta, si, chiamava una cugina che viveva all'estero. Qualche volta una passeggiata al centro commerciale: "Luca mi compra il gelato qualche volta". Lei sorride per un attimo.
Tutto stava andando bene secondo Luca, mancava solo una cosa per fare di loro una coppia perfetta. Sabrina non voleva avere rapporti sessuali con lui. Ed ecco che: "Tieni, risolvi il problema vaginale di mia moglie".
La coppia Sabrina e Luca produceva un'invalida. Per Luca era ancora troppo presto per pensare che forse qualcosa tra di loro non andava bene, e che non era Sabrina il problema, ma la loro relazione.
Provate a chiedere a Luca di voltare la sua sedia e rivolgersi allo psicologo allo stesso modo in cui si rivolge Sabrina. Ira, caldo, sudorazione e discussioni accese con lo psicologo. Sabrina osserva. 
Con l'andare delle poche sedute scoprimmo che Sabrina proveniva da una famiglia devastata da un "tornado", e allo stesso modo Luca raccontava di quanto fosse brava sua madre, una donna depressa sino all'osso, per la quale lui è diventato "colui che se ne prende cura". Come un uomo di latta, Luca non ha cuore per Sabrina, e non ha cuore per se stesso. Una volta capito che il loro problema non è la vagina di Sabrina, Luca si alzò, chiese a Sabrina di alzarsi e andarono via. Sabrina stava iniziando a stare meglio, e questo era visibile nelle sue giornate, ma era ancora troppo debole per rompere le catene che la tenevano legata a Luca. 
Luca uscì, scrollandosi di dosso con le mani qualcosa dalla giacca. Si aggiustò la cravatta. Fece un sospiro di liberazione. Sabrina andò via ringraziando, e con l'amaro in bocca di una sconfitta.

In questo senso le persone che possono essere definite come dipendenti affettive si comportano un po' come Sabrina, pur riconoscendo di trovarsi in relazioni che sono altamente frustranti sviluppano sintomi psicologici di varia natura piuttosto che avviarsi verso la decisione di interrompere la relazione e di iniziare a prendersi cura di sé lasciandosi aiutare sino in fondo. Sono persone che scelgono la dannazione, e vedono la chiusura di una storia come una distruzione di qualcosa e non come una conclusione. Spesso eventi come anni e anni di fidanzamento, convivenze, matrimoni, e i figli costituiscono quegli elementi che rafforzano ancora di più l'idea di distruzione e il terrore di "ricominciare tutto da capo".

La storia di Luca e Sabrina è un esempio di tanti. L'aspetto più interessante di questo duetto "arpa e violino" e il procedere della musica distimica dell'Arpa suonata da Sabrina, e Luca, che gioca a fare il direttore d'orchestra e a momenti suonare la sua musica con il suo violino. Suona pochissimo. Pizzica le corde. Tutto questo, quando Sabrina smette di suonare e lascia il silenzio, si conclude con uno strappo dello spartito, un riposizionamento degli strumenti nelle custodie, e un rientro a casa. 

Questo aspetto è tipico delle coppie ingabbiate nella dipendenza affettiva. Nel momento in cui il partner mostra segnali di volersi svincolare dall'asfissiante relazione, l'altro passa ad azioni di sabotaggio. Sedute saltate, chiamate dell'ultimo momento per disdire, malattie improvvise. Tutte azioni finalizzate ad evitare l'abbandono. E quando dallo psicologo si presenta la coppia il lavoro è doppiamente complicato.


Chissà, forse esiste un Regno di Oz che potrà restituire una vagina a questa coppia, ma per ora tutto questo non è stato possibile.







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