Pronto soccorso del cuore: la dipendenza affettiva




Vedere il partner come oggetto di amore incondizionato. Non mettere mai in discussione la propria relazione. Oscillare tra un "non mi va più bene", "ma dopotutto stiamo bene assieme". Angeli del focolare istruiti al servizio ed al sacrificio. Infermieri e dottoresse del Pronto Soccorso del Cuore. Non sarà difficile mettersi in contatto con questa realtà. La sindrome della Crocerossina o Sindrome di Wendy è entrata nel linguaggio comune. Non è necessario un grande sforzo per notare quando un partner si sacrifica per un altro, o in generale quando una relazione produce un Pronto Soccorso del Cuore. Sia questa una relazione di coppia, sia questa una relazione di amicizia, sia questa una relazione familiare, la Sindrome della Crocerossina tratteggia un'atteggiamento, un embrione psicologico, o meglio ancora uno stile relazionale che nel mantenimento di una relazione offre l'opportunità di virare verso una dipendenza affettiva.

La posologia di questo articolo: uscire da una visione ad una via e descrivere uno dei tanti ingredienti tossici per la creazione di una gabbia d'amore.

La dipendenza affettiva è una forma disfunzionale di amore caratterizzata da una assenza cronica di reciprocità nella vita affettiva, in cui l'individuo che dona amore a senso unico, vede nel legame con un'altra persona, il co-dipendente, spesso anch'egli/ella problematico/a, l'unico scopo della propria esistenza e il riempimento dei propri vuoti affettivi.

La dipendenza affettiva non è una questione di chi è meglio o chi è peggio, non è una questione di ricercare le colpe, non è una questione di un soggetto più evoluto e l'altro troglodita. La dipendenza affettiva è un'area di interazione, una delle possibilità che si presenta nella costruzione di un legame affettivo, una tana con un costume di vittima e uno di carnefice, che blocca due esistenze nella loro evoluzione. E' un'area di sosta disfunzionale, che in certi casi può durare una vita. La dannazione marchiata a fuoco.

Pertanto, concentrarsi sulla Sindrome della Crocerossina, o dell'Infermiere del Cuore non significa che questi, in quanto in quel momento "salvatori", abbiano una marcia in più rispetto a "chi viene assistito", perché in realtà anche chi viene assistito ad un certo livello salva chi, in maniera più evidente, può sembrare colui che salva a senso unico. 


E' certamente vero che le donne sono culturalmente più predisposte a mettere in gioco questo ingrediente nella costruzione di una relazione d'amore, spesso affiancandosi a uomini problematici, sfuggenti, anaffettivi, ma quest'attitudine è presente anche in molti uomini che scelgono di costruire la loro storia di dis-amore con donne incapaci di amare perché problematiche. 

E' una caratteristica evidente da subito? Determinate sequenze iniziali nella costruzione di una relazione attivano quest'attitudine, un nucleo, i cui nodi problematici sono sconosciuti dall'individuo. E' una costruzione a due, spesso inconsapevole. Il processo avviene anche dall'altra parte, colui che viene assistito: viene assistito, e assiste. Pertanto ci si salva vicendevolmente. Da cosa? Spesso dalle proprie storie e dai propri problemi, vicendevolmente.

Si sente dire spesso "spirito materno". Non esattamente, perché in realtà può capitare che un dipendente affettivo provenga da una famiglia problematica, spesso con madri assenti e poco supportive, ed in generale l'accudire è un comportamento orientato alla sopravvivenza. L'assistito ha paura di essere abbandonato, ma anche chi accudisce ha la stessa paura. Un mezzo per colmare un vuoto affettivo, rimanere nelle sabbie mobili e non svoltare mai.

Il fascino della sfida è una delle caratteristiche di chi si sacrifica per l'altro. Si nutre nel vedere l'altro tranquillo e sedato dalla droga d'amore. Spesso con un senso di onnipotenza "Grazie a me cambierai" queste storie possiedono già dall'inizio un tumore, che diviene poi un cancro, le cui metastasi invadono due esistenze, bloccate nelle loro difficoltà, protette dall'illusione, e incatenate a vita. 
Non è infrequente notare nel dipendente affettivo un'oscillazione, un voler lasciare e non riuscire a farlo, un tornare indietro e ingoiare un boccone amaro e far finta di niente. Qualche slancio, una passeggiata a comprare qualcosa, un viaggio, una serata di passione, e poi si ricomincia con la dannazione.

Vittima o carnefice? Nei tentativi di accudire l'altro può esserci il tentativo di legare l'altro a sé, in una sorta di manipolazione edulcorata e sempre pilotata dal timore di essere abbandonati, dal terrore per il rifiuto e da un profondo senso di inadeguatezza.
Al di la dell'aspetto più manipolativo della co-dipendenza, prendersi cura dell’altro può rispondere ad una logica relazionale del tipo: "se io ti curo e mi rendo per te indispensabile, necessariamente mi amerai e non mi lascerai mai". E' anche vero che questo stile relazionale spesso è una risposta ad uno schema relazionale di deprivazione emotiva, ovvero la persona, certa che non avrà mai l’amore di cui ha bisogno, cerca di assicurarsi “briciole di affetto” dell’altro, annullando se stessa/o ed i propri  bisogni più profondi.

Una nuvola di interazione, la dipendenza affettiva, che diviene una "sacca relazionale", spesso chiamata "gabbia", o "catene",  in cui le due persone coinvolte entrano e giocano con parti disfunzionali e irrisolte di sé, incapaci di relazionarsi in maniera più sana.

Il gioco ossessivo della dipendenza affettiva può andare avanti per tantissimo tempo, ed in generale le persone non si rivolgono ad uno psicologo perché "soffrono di dipendenza affettiva", ma perché iniziano a stare male, a sviluppare dei sintomi in diverse aree che possono essere individuali ma anche relazionali di coppia. L'indebolimento e spesso il peggioramento di una condizione già patologica iniziale è spesso l'esito del dramma della dipendenza affettiva. Questo significa che nel tempo ci si è tolti la possibilità di risolvere questioni personali e di cambiare.

Come iniziare ad uscire da una relazione caratterizzata da dipendenza affettiva?

Uno degli aspetti principali è quello di riconoscere quanto quella relazione è in realtà tossica nella propria vita e iniziare a pensare che dopotutto l'amore non richiede sfida e che "salvare l'altro" non è altro che un'illusione. Anzi, paradossalmente chi viene assistito spesso peggiora la propria condizione, e l'aiuto dell'Infermiere dell'Amore, o della Crocerossina, in realtà è nocivo. Inoltre, anche la Crocerossina, o l'Infermiere dell'Amore hanno bisogno di rivedere delle cose di se stesso/a. Spesso iniziano a soffrire di diversi problemi psicologici, possono tradire il partner, possono sviluppare altre dipendenze. 

Non necessariamente l'accudimento riguarda cose concrete, ma spesso è proprio un patto psicologico molto profondo tra le persone, che affonda le radici nelle storie individuali di ognuno dei protagonisti. 
Pause di riflessione, promettersi cambiamenti, viaggi, regali, non producono un cambiamento. 
E' necessario armarsi di coraggio e forza per rompere le catene di quella relazione che nel tempo ha avuto la forza di ingoiare le vite di ciascuno dei protagonisti e bloccarle.







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