Ansia, panico o fobia?



Quando le persone arrivano allo studio di uno psicologo per una problematica di ansia in genere la definiscono riferendosi a quel complesso di emozioni che a seguito di situazioni, specifiche o non, avviano una catena di aspettative perlopiù negative. Non è infrequente che la persona riconosca queste situazioni, sopratutto perché le manifestazioni di ansia si fanno sentire a livello corporeo. L’amplificazione dei segnali di ansia avviene quando la persona percepisce come pericolosa, o comunque dannosa la situazione, ed avverte un depotenziamento dei sintomi quando acquisisce strumenti per poterla gestire. Questo in genere avviene a seguito di un percorso di psicoterapia.
In generale l’ansia può essere considerata positiva quando ci si trova davanti ad un pericolo reale perché stimola la persona ad agire, infatti, da un livello minimo di ansia ad un graduale aumento, la persona migliora le proprie performance. Ma esiste un limite oltre il quale i risvolti sono negativi e ogni individuo può fronteggiare questo con diverse modalità, creando dei circoli viziosi e talvolta aprendo il varco verso altre problematiche di tipo psicologico.
Nell’ottica cognitiva, se per alcune forme di disturbo alcune organizzazioni di personalità sviluppano alcuni sintomi piuttosto che altri, in generale i sintomi d’ansia sono molto democratici, nel senso che investono trasversalmente le varie organizzazioni di personalità, sebbene al di la’ di ciò che la persona riferisce, i sintomi, c’è sempre un’osservazione più attenta del clinico che vede altri aspetti che potrebbero essere implicati nell’insorgenza di quelle manifestazioni.
L’ansia si struttura sulle basi di un meccanismo fisiologico chiamato attacco-fuga e che rappresenta geneticamente quel programma che permette all’essere umano di percepire ed evitare un pericolo.  Non a caso in questi casi si avvertono le risposte neurovegetative; il cuore inizia a battere più forte e fornisce più sangue al cervello e ai muscoli, la respirazione ha un andamento più profondo e diviene più rapida, portando ossigeno a tutto il corpo. E’ presente la sudorazione, che nella logica del meccanismo di attacco-fuga permette che il corpo diventi “scivoloso”, difficile da afferrare. Vi è la tensione dei muscoli che si preparano per attaccare in vista di un’azione rapida. Tutte queste modificazioni fisiologiche sono orientate verso il fronteggiamento della minaccia attraverso la sua eliminazione (attacco) o attraverso il suo evitamento (la fuga). Pertanto, entro certi limiti, l’ansia è assolutamente funzionale.
Quando diviene disfunzionale?
L’ansia è sicuramente presente nella vita delle persone e tutti l’hanno provata, si pensi per esempio a quanto un’esperienza nuova in genere può scatenare reazioni di tipo ansioso. Cionostante, per alcune persone può divenire un problema.
La reazione d’ansia diventa disfunzionale quando il livello dell’intensità raggiunto dalla persona non è proporzionato all’entità della situazione minacciosa e quando in definitiva non esiste un reale pericolo. Il discorso è molto complesso perché ogni persona porta con sé un significato rispetto al suo vivere l’ansia, e questa può essere di varia natura. Talvolta può riguardare anche i rapporti interpersonali, od in generale situazioni che espongono la persona a cambiamenti (sul lavoro, nella vita privata ecc…). Spesso le persone chiamano tutte le manifestazioni legate alla paura come ansia, anche se in realtà ci sono delle differenze, anche per quanto concerne il trattamento in psicoterapia.
Ansia, paura, fobia o panico?
In generale le persone parlano spesso delle loro reazioni di attacco-fuga come generica ansia. E’ un termine abusato, anche se in realtà ciò che spesso viene chiamata ansia può essere una manifestazione differente che apre ad un sistema di significati totalmente diverso, e ovviamente non noto alla persona. In caso contrario non proverebbe ansia.
Questi termini vengono utilizzati in modo interscambiabile. L’ansia si differenzia dalla paura sulla base dell’obiettività del pericolo, infatti se esiste una pericolosità obiettiva rispetto allo stimolo che viene presentato in genere si parla di una reazione emotiva di paura. Contrariamente se invece la situazione, l’evento, l’oggetto non è obiettivamente pericoloso in generale si parla di ansia. Ciò che può maggiormente aiutare a distinguere ansia da paura è il fatto che in quest’ultima è presente una reale minaccia esterna (per esempio un uomo che vi punta una pistola contro). Nei racconti di reazioni ansiose invece non è percepibile un reale pericolo, ed infatti i contenuti vissuti dalla persona sono in genere quelli che emergono durante la consultazione con lo psicologo e successivo trattamento per un disturbo d’ansia.
L’ansia, anche quando disfunzionale è sempre un buon indice di salute mentale, nel senso che offre la possibilità di lavorare in psicoterapia su un sintomo, consente il superamento di quelle difficoltà, una crescita e auto-conoscenza di sé.E’ sempre importante non sottovalutare i segnali d’ansia sperando che passino con il tempo! Il sistema cognitivo sottostante le manifestazioni d’ansia va elaborato e non sedato! In quel caso il problema non sarà risolto, ma avrete semplicemente eliminato in maniera temporanea il sintomo, favorendo un peggioramento del vostro equilibrio psichico.
Secondo i modelli di psicoterapia cognitiva si considera la paura come composta da un processo cognitivo che valuta lo stimolo come minaccioso e che andrebbe a costituire la coscienza del pericolo. L’ansia contrariamente è la reazione fisiologica alla stimolazione della paura.
La fobia, per quanto le persone possano chiamarla comunemente ansia, è sempre una paura, ma sproporzionata rispetto alla realtà della situazione. La persona generalmente ha bisogno di una via di fuga proprio perché perde il controllo volontario, oppure struttura tutta una serie di comportamenti volti ad evitare la situazione o persone (nel caso della fobia sociale) ritenute come situazione temuta. Questo crea undisadattamento della persona e in questi casi spesso, quando diviene insostenibile, viene richiesta una psicoterapia.
Infine, il termine panico è definito come una paura improvvisa, intensa e opprimente accompagnata da tentativi frenetici di garantirsi la sicurezza. Denota la comparsa improvvisa di un senso di terrore acuto, caratterizzato da sintomi di natura fisiologica, cognitiva e motoria di elevata intensità. E’ più temporalmente delimitabile dell’ansia e ha spesso la caratteristica della crisi nel senso di un’insorgenza rapida ed improvvisa.
Continua …


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