Perle nere su Facebook





























È inutile cercare chi ti completi: nessuno completa nessuno. Devi essere completo da solo per poter essere felice (Erich Fromm)
Esistono aforismi che sono perle nere. Ma il nero, bisogna riconoscere, non riflette niente       (Antonio Dessì)
Così rispondo ad Erich Fromm, psicanalista tedesco di fama, morto negli anni ’80. Non so il titolo dell’opera da cui è stata tratta questa frase, ma mi permetto di inventarne uno: “Come diventare Mazinga“. Ciò che mi sorprende di questa frase è il modo in cui l’ho trovata: attraverso internet, con la modalità della pubblicazione di aforismi su facebook. Non è certamente il primo che mi capita di leggere, e nei prossimi giorni ne metterò un altro, ma in questo caso ciò che mi ha colpito è l’aver isolato questa frase dagli scritti di Fromm e averla pubblicata. Una vera perla nera. Vedere quanti click di “Mi piace” ci sono stati mi ha sorpreso, e mi sono chiesto “Ma davvero il senso di questa frase è stato colto?“. Mi sarebbe piaciuto poter intervistare ognuna di quelle persone che ha messo il click e chiedere loro quale messaggio avevano colto da questa frase.
Come scrive lo psicoterapeuta Enrico Secci sul suo blog (http://enricomariasecci.blog.tiscali.it/2014/03/24/gli-aforismi-perche-la-nuova-moda-dilaga-sui-social-media/), e che sull’utilizzo degli aforismi in psicoterapia ha dedicato ben due libri, l’aforisma è l’arte di delimitare orizzonti. (…) Ma questa sintetica definizione contiene pochissima sostanza, se si pensa che almeno dal ‘500 i pensatori più sofisticati e gli scrittori più significativi si sono cimentati nell’arte di “delimitare l’orizzonte” e che le loro parole ancora riecheggiano, citate o proposte in un effluvio pressoché costante di “Mi piace” su Facebook (Secci, E. M.)
Se pensiamo alla frase di Fromm, provo ad immaginare l’impatto che questa può avere in una persona che attraversa un periodo di sofferenza psicologica, e quanto possa avere una valenza terapeutica, quanto possa dare fiducia, quanto possa orientare verso un cambiamento. Ma forse gli aforismi non servono solo a questo, ma da uno psicanalista forse si.
A tal ragione, spesso le persone tendono a voler risolvere da sole i loro problemi psicologici, utilizzando i più svariati modi possibili, dai rilassamenti, alle tisane la sera, dalla palestra ad altre attività, usare il tablet sino allo sfinimento, tutte attività che consentono di non pensare più su quel problema. Questo sebbene possa rappresentare un lenitivo, non sempre aiuta a risolvere realmente un problema. Questo a testimonianza delle centinaia di persone che ho visto in studio in questi anni di attività come psicologo.
Sono proprio loro che dopo mesi, dopo anni di sofferenza hanno deciso di dire basta e di chiedere finalmente aiuto. E spesso accompagnate da frasi: “Da sola/o non ce la faccio più, ho bisogno di aiuto“. Questo sancisce l’inizio di un vero percorso.
Pensare di “dover essere completo da solo” spesso non porta ai risultati desiderati ma ad un peggioramento della sofferenza e in taluni casi alla cronicizzazione di un disturbo, perchè possono davvero passare anni. L’essere umano non è un sistema chiuso, ma aperto, e anche la psicoterapia è caratterizzata da un processo dinamico di co-costruzione tra due realtà, quella del paziente portatore del problema e quella del terapeuta, che attraverso la relazione, le tecniche psicoterapiche portano come esito la co-costruzione di un universo nuovo di significati, differente da quello da cui si è partiti nella fase iniziale di contatto. E’ ciò che poi crea le condizioni per un cambiamento reale nella propria vita, e la possibilità di lavorare e raccogliere frutti da una psicoterapia.
Il fatto che Fromm scriva che l’essere umano è completo da solo è, nella mia opinione, alquanto discutibile, in quanto l’essere umano, a meno che non parlasse di Mazinga, per definizione non è perfetto e non è nemmeno completo e definito. Pensiamo a ciò che ci è successo un mese fa. Se ricordiamo un evento e guardiamo come stiamo oggi, certamente possiamo dire di non essere la stessa persona, ma di essere in continua evoluzione, attraverso uno scambio continuo tra il nostro interno, l’esterno, che comprende anche le relazioni con gli altri, e nuovamente un processo che riporta tutto al nostro interno per poter essere elaborato. Da soli non si arriva da nessuna parte, e tantomeno alla felicità. Abbiamo bisogno degli altri, sempre, per il nostro equilibrio. Un costante dialogo tra interno ed interno mediato da esperienze e sopratutto da relazioni, e tra queste anche la relazione terapeutica lo è. Certamente una persona che ha iniziato un percorso di psicoterapia non potrà dire di essere la stessa persona rispetto all’inizio, a meno che non siano avvenuti degli errori di valutazione da parte del terapeuta in termini di valutazione della reale motivazione del paziente ad un percorso di cambiamento, e conseguente disponibilità. Meno relazioni ci sono e di conseguenza meno scambi, più si pensa che queste non servano, peggio sarà il decorso del problema che si vive e che si affronta. Allora sicuramente riconosco che Fromm ha scritto tante cose molto interessanti e che io stesso ho letto, ma la selezione di questa frase è l’aver trovato quella perla nera, che parafrasando Secci, delimita un orizzonte, aggiungo quasi claustrofobico, chiuso in una stanza, tipico di una persona che soffre e che ha ancora difficoltà a chiedere in maniera forte un aiuto.
Essere felice da solo? Chissà come stava Fromm il giorno che ha scritto questa frase. Non riesco a pensare altro.


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