Quando il passato vive nel presente



Ha sempre un fascino particolare ritrovare delle cose che ci sono appartenute in passato, o visitare luoghi che in un qualche modo raccontano la nostra storia, la storia di una persona a noi cara, la storia di qualcuno di cui abbiamo sempre sentito parlare ma non abbiamo mai conosciuto, ma anche la storia di un amore ormai concluso. E’ affascinante quanto luoghi, oggetti, talvolta anche insignificanti assumano un estremo valore, proprio perché ci permettono di toccare con mano la relazione che abbiamo avuto con la persona che nel nostro presente non c’è più. Abbiamo spesso bisogno di ricostruire la nostra storia, anche attraverso questi preziosi indizi, ma la capacità di saper chiudere e lasciar andare qualcosa che ormai appartiene al passato,saperci ritornare senza venirne risucchiati è un’arte.
Non è certamente il sigillo ad una scatola che sancisce la risoluzione di questioni passate, e nemmeno il non ritornarci mai, ma è proprio la capacità di poter accedere a quel materiale, rivisitarlo, raccontarcelo ancora, e da un punto di vista terapeutico anche vedere quanto siamo cambiati e quali sono le nostre esigenze di oggi. Come eravamo allora, come siamo oggi. Cosa abbiamo imparato di noi, ogni volta che ci ritorniamo.
Continuare ad aprire la scatola di un caro che è venuto a mancare denota a volte  l’incapacità di accettarne la mancanza, e a volte l’incapacità di elaborarla, ma può anche rappresentare un momento di contatto con qualcosa che ci ricorda quella relazione. Raggiungere quel cofanetto ci riporta al passato, e tutto è molto veloce, un concentrato di emozioni, ma tutto questo a patto che si riesca a rientrare nel presente, e lasciare la mano del passato, con le sue cose, le sue persone, i suoi fatti e ritornarci solo quando possiamo provare tenerezza per noi stessi, per come eravamo, per quanto siamo cresciuti. Così quegli oggetti, quei luoghi ritornano al loro posto dopo quel momento di contatto, con le emozioni che evocano, con le storie che narrano, e con tutto ciò che si può riscoprire ogni volta che ci ritorniamo. E’ sempre positivo ritornare e vedere da dove si è partiti, ma a patto che si sia acquisita la capacità di orientarsi nel presente e di viverlo. A volte invece quelle scatole sono chiuse, ma quelle persone, quei fatti, quelle relazioni che hanno dato gioia, ma anche dolore, continuano a vivere e le si ricerca nel presente. Tutto questo mantiene la persona in un girone di oggetti che gli ruotano attorno, e gli precludono la possibilità di vivere una rinascita e di scorrere come un fiume.
Nella cassetta d’Ebano, volati gli anni
(Emily Dickinson, 1860)
Nella cassetta d’Ebano, volati gli anni
Scrutare reverenti
Soffiando via la vellutata polvere
Che le estati hanno cosparso!
Tenere alla luce una lettera -
Ingiallita – ora – dal tempo -
Compitare le sillabe sbiadite
Che ci esaltarono come un Vino!
Forse nell’esame un avvizzito Fiore
Fra le sue cose ritrovare -
Colto chissà quando, un qualche mattino -
Da una mano galante – ormai polvere!
Un ricciolo, forse, da una fronte
Dimenticata dalla nostra costanza -
Forse, un antiquato gingillo -
Di foggia ormai scomparsa!
E poi riporre tutto in silenzio -
E andarsene per i fatti propri -
Come se la piccola Cassetta d’Ebano
Non ci riguardasse!


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