"Non è il mio tipo": le principesse tristi



Sognanti ed apparentemente sicure si sé e di ciò che vogliono. Così spesso si presentano alcune donne. Storie di donne e di amori difficili, imprigionate  in una torre che impedisce loro di costruire relazioni di conoscenza feconde. Quando pensano all’amore ne parlano come una cosa lontana, qualcosa di veramente speciale, qualcosa per cui non si può decidere su due piedi. E quando incontrano un uomo, si interrogano su quello che sta succedendo, se quell’incontro veramente è un incontro folgorante, quello che loro sognano per sé stesse e che nella loro logica corrisponde al vero amore. Per queste donne l’amore è qualcosa di seducente che brucia nelle fiamme della passione, un amore totalizzante e pieno sin da subito, e sopratutto un amore a costo zero. Degne d’amore incondizionato, queste donne aspettano un principe che le porterà fuori dalla torre in cui sono imprigionate, ma spesso il principe muore mangiato dai coccodrilli, quelli affettivamente più maturi scappano, quelli che condividono problematiche comuni invece comunicano dalla loro torre con loro. Una torre di sogni, una torre psico-logica che impedisce loro il vero incontro, perché il vero fuoco delle storie con donne principesse tristi si snoda tutto in un gioco seduttivo, e quando il principe di turno è caduto nella ragnatela e si rimbocca le maniche per salire sulla torre, perché il mito della conquista è ancora in auge rispetto a quello della disponibilità, spesso si dovrà confrontare con una donna incapace d’amare, che chiede amore a senso unico e come lo vuole lei. Una principessa senza braccia per abbracciare, dal corpo ricoperto di ghiaccio.  Le principesse tristi sono donne, spesso anche molto giovani, che possono sicuramente avere la possibilità di incontri importanti, ma se ne precludono la possibilità. Spesso sono donne che nel tempo sviluppano difficoltà sessuali, tra quelle più frequenti l’anorgasmia e il vaginismo, che sono sicuramente secondari alla vera problematica. Investono molto nel loro aspetto esteriore ed hanno difficoltà ad attivare un dialogo interiore più profondo con loro stesse. Spesso parlano delle loro storie d’amore come poco soddisfacenti, oppure giustificandone il fallimento con frasi tipiche: “Non era quello giusto“, “Non sono riuscita ad innamorarmi“, “Era troppo scontato“, “Non è il mio tipo”. “Non è un vero uomo”, anche avanti a partner affettivamente maturi. Sono poco interessate agli aspetti di relazione e affettivi ma inseguono immagini, come eterne bambine che ascoltano un genitore che legge la storia di una principessa che un giorno troverà il vero amore. L’esperienza di amore si attiva quando l’uomo fa di tutto per conquistarla, per “raggiungere la vetta” quella torre, spesso metafora di rapporti sessuali insoddisfacenti od impossibili con queste donne, o comunque di un incontro difficile.
L’ideale amoroso di queste donne spesso cela, ad un’osservazione più attenta, un atteggiamento generale di sfiducia verso le persone, psicologi e psicoterapeuti inclusi. A volte sembrano comunicare di non aver bisogno di nessuno, e spesso usano le persone “solo per quello di cui ho bisogno” evitando il confronto e la costruzione di un dialogo e uno scambio. La sessualità non è centrale nella vita di queste donne, tanto che anche questo è sognato come momento di unione, come “completamento“, tutte narrazioni che sottendono un’incapacità di sperimentarsi, di entrare in contatto con l’altro e conoscerlo, anche nella sessualità. Non esiste una pluralità di esperienze sessuali legate alla relazione con partner diversi, esiste l’atto come momento di completamento di un sogno. Anche da un punto di vista di consulenza sessuale, la richiesta di risoluzione di disagi sessuali è spesso legata al film che queste donne si raccontano e non ad un’esigenza relazionale, e in questo senso è importante chiarire da subito quali altre difficoltà ci sono. Le caratteristiche di queste donne sono osservabili anche da un punto di vista corporeo. Spesso sono rigide, ed il corpo rappresenta proprio la torre nella quale sono imprigionate, l’incapacità di esprimere emozioni. La modulazione corporea è statica. Modificano pochissimo il loro atteggiamento.  Queste donne in generale temono l’eccitazione, e quando un uomo si avvicina spesso mettono in atto strategie di fuga o comunque di sedazione psicologica rispetto a quello che potrebbe succedere.  Spesso, gli uomini si allontanano, lasciandole sole. Altre volte invece incontrano uomini che decidono di portare avanti una relazione con loro, spesso algida o a distanza. Spesso, alla risoluzione di disagi sessuali da parte delle principesse tristi, salta fuori un disagio sessuale nel partner. Proprio perchéil patto che spesso sta alla base di queste relazioni è la distanza emotiva, affettiva e sessuale profonda. Non è infrequente che spesso queste coppie abbiano una sessualità limitata, fatta di preliminari e a volte l’incapacità orgasmica, su cui spesso toccano emozioni di tristezza e sconforto. La sessualità è spesso una finestra da cui entrare, che va riletta come incapacità di avvicinarsi e di entrare in contatto con le proprie emozioni e con quelle dell’altro. Le principesse tristi vivono costantemente dentro un paradosso: ciò che desiderano è ciò che temono.
Queste donne spesso utilizzano la strategia della svalutazione del partner di turno, definendolo spesso come poco interessante o attraente. In realtà tutto questo è in funzione della loro incapacità di entrare in contatto, e in questo senso mantenere ibernata la relazione. Spesso la storia di queste donne è caratterizzata da eventi traumatici, o figure genitoriali invischianti,idealizzanti ed a qualche livello abusanti (anche se non nel termine classico di abuso). Nelle loro storie mancano esperienze di vita che abitualmente vengono fatte, sopratutto in adolescenza, e talvolta si nota un distacco rispetto agli altri.
(Continua nei prossimi giorni ….)


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