Disidratati per mancanza d'amore



In amore, ci sono volti che continuano a sorridere, occhi che hanno smesso di vedere e cuori arresi al destino della deprivazione. Sono ciò che chiamo disidratazione d’amore, un processo che lentamente asciuga le parti vitali di un individuo, che nonostante tutto, continua ad amare. Sensibile alla mia formazione in psicoterapia costruzionista osservo spesso questi fenomeni interrogandomi su cosa ognuno delle persone coinvolte fa per far si che tutto ciò succeda. Nell’analizzare un rapporto di coppia la responsabilità è sempre condivisa, anche quando si decide di costruire un rapporto dove l’altra persona non è disponibile, o lo è parzialmente. Pertanto si può decidere di farsi l’ultimo pianto, ma poi è necessario rimboccarsi le maniche per curare la disidratazione.
E’ vero che nei rapporti sentimentali a volte si può sentire di amare di più, altre volte di meno, alle volte si sta sulle montagne russe, altre volte in un deserto di cactus, alla ricerca di un goccio d’acqua per evitare la disidratazione mortale. Nessuno detiene la verità in ambito di relazioni amorose, ed ognuno adotta il suo personale punto di vista. Ci sono delle memorie molto profonde che  portano a scegliere determinati/e partners piuttosto che altri/e, e in tutto questo non c’è nessuna colpa.
Ci sono rapporti dove non ci si ama per niente, contenuti che colmano i vuoti, la paura di stare da soli, la solitudine e la noia. Ma amare non è acquisire nozioni su come farlo, ma fare esperienza, anche con ciò che può non essere funzionale, e prima lo si fa, prima si può scegliere di navigare in altre acque. L’amore proviene da dentro ed è un ottimo esercizio per chiedersi cosa si sta amando e cosa ha risvegliato quel sentimento. A volte, come nella disidratazione d’amore, si ama chi non può amarci. Si può amare anche sbagliando, anche se non amo molto questa definizione dal sapore un po’ ossessivo, perché l’amore non è questione di saldi, sconti, promozioni del centro commerciale. E’ una storia. La storia personale di ognuno, a volte fatta di non amore. Mettersi in gioco è il premio che ci si può dare,e costruire una consapevolezza di sé per poi aprire gli occhi. Chi ha occhi interiori per guardarsi, ha occhi per vedere profondamente l’altro e per raccogliere ciò che quella relazione possibile può insegnare, e allontanarsi quando questa fa soffrire. Certe storie d’amore, pur nel migliore degli intenti, sono storie di dis-amore.
Molte volte l’amore non ha niente a che fare con la persona che scegliamo, ma la valutazione è À rebours, prendendo a prestito il titolo di un romanzo di fine ottocento di Joris Karl Huysmans e in questo senso, il mare emotivo che accompagna la consapevolezza è comprendere profondamente cheognuno ama come sa amare, e che il potere che si ha è quello di riconoscere se quella forma di amore appaga i propri bisogni e consente un’ulteriore costruzione di significati condivisi. Ma non lo si può fare da soli. Spesso in amore nascono dei giochi, degli inganni di un processo che si ferma alla retina e non scende mai a livello viscerale, la sede delle nostre emozioni e dei nostri sentimenti più profondi. Ma i tempi maturano i frutti, le emozioni, che possono divenire sempre più vivide e chiare.
Ci sono uomini e donne disidratati d’amore, che hanno fatto del dolore la loro bandiera, e del senso di perdita la loro bussola. Chiamano Amore tutto ciò, perché sentono le farfalle allo stomaco, perché perdono la testa per il contatto con la persona amata. Niente di sbagliato, ma sempre vivere ogni storia con la consapevolezza che sarà sicuramente fonte di ricchezza per sé, e sicuramente anche per l’altro, anche se non può amarci o se siamo noi a non amare l’altro. Trame di narrazioni personali, profonde e prezioseche escono da vecchi cassetti e si ripresentano sul palcoscenico della vita di ognuno. Un’opportunità. Si, per lavorare su di sé e crescere, per abbandonare vecchie terre ed orientarsi verso nuovi mondi, in continua esplorazione, e se non si vuole cambiare, perlomeno la consapevolezza della scelta della dannazione e della sedia elettrica. Se tutto ciò non ci fosse non si potrebbe riprendere il proprio cammino, e centrarsi su di sé.
In questo senso il lavoro con uno psicoterapeuta rappresenta la posizione privilegiata per poter stare davanti ad uno specchio, con il proprio dolore, con la propria solitudine, con il fatto di rendersi conto di aver investito tanto tempo in una relazione che non c’è mai stata, ma anche di capire perché non si riesce ad amare. Accecati da una retinopatia che non ha consentito di distinguere, di scegliere, o da un cuore imprigionato. Amore passa sempre per i sensi, ciò che perturba poi un mondo di significati che è il proprio bagaglio, la propria scatola di pellicole impolverate. Ecco perché i vecchi film vanno visti per intero, e nella stanza di uno psicologo c’è sicuramente un proiettore e la passione per le storie.
A volte l’amore e le sue difficoltà non sono altro che antiche ferite, così come chi ha imparato a mendicare amore a chi non sa darlo, a chi è disposto alla disidratazione nella speranza di ricevere un sorso d’amore che gli/le consenta di non prendere contatto con il dolore di non essere stati mai amati. Perché si può essere amati, a patto che si riconosca che non tutti possono amarci. Ma è necessario cambiare luoghi e scenari e munirsi di strumenti per cercare attivamente, scartare i deserti e gli scorpioni, i ghiacciai e le belve inferocite. Ma in tutto questo occorre sviluppare la vista. Gli occhi interiori, che vedono sè stessi e l’altro. Questo non significa che uno scorpione non potrà più avvicinarsi, ma verrà riconosciuto. E quando si hanno occhi interiori, allora, al di la di ciò che si prova, si è pronti per scegliere.


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