Post-San Valentino: quali bilanci?



Se saprai starmi vicino,
e potremo essere diversi,
se il sole illuminerà entrambi
senza che le nostre ombre si sovrappongano,
se riusciremo ad essere “noi” in mezzo al mondo
e insieme al mondo, piangere, ridere, vivere.
Se ogni giorno sarà scoprire quello che siamo
e non il ricordo di come eravamo,
se sapremo darci l’un l’altro
senza sapere chi sarà il primo e chi l’ultimo
se il tuo corpo canterà con il mio perché insieme è gioia…
Allora sarà amore
e non sarà stato vano aspettarsi tanto.
(Pablo Neruda)
“Les Amoureux” di Raymond Peynet

Esistono tante modalità di vivere in contatto con l’altro. Non parlo di giusto o sbagliato, di cosa dev’essere fatto o di cosa è necessario fare. Ma esistono dei modi sani e altri disfunzionali, non perché sia uno psicologo dalla sua stanza a decidere cosa sia disfunzionale, ma perché nella mia professione ascolto la sofferenza che proviene da relazioni che non funzionano. E le studio. Vivere in coppia è un completamento nella vita affettiva e relazionale di un individuo. Troppo spesso chi vive le tanto gettonate “incomprensioni“, “diversità di carattere” e altre difficoltà, si dimentica o forse non ha mai appreso, che al di la’ delle idealizzazioni, della ricerca dell’ultima riga delle favole, la coppia si costruisce e si sceglie. Una coppia sana è quel sistema dove ogni individuo che la compone ha appreso a prendersi cura di sé, conosce i suoi punti di vulnerabilità, le sue aree disfunzionali e resiste al tentativo di delegare all’altro il compito di risolvere, e sviluppa una capacità empatica nei confronti dell’altro/a. La coppia è incontro, un passo uno, un passo l’altro: la reciprocità, l’elemento base della comunicazione umana. La coppia è scegliersi, e riscegliersi ancora.
Troppo spesso invece si vivono problemi di coppia perché alla base, nella strutturazione della relazione c’è un patto implicito che non è quello di costruzione, ma a volte di distruzione. A volte è un patto di rinuncia, a volte un patto di “consoliamoci nei nostri problemi“, “solo tu puoi capirmi“, “non riesco a lasciarti pur stando male“, e se l’altro inizia a stare male perché frustrato nei suoi bisogni, allora arriva il famigerato “non ti riconosco più“, comel’ennesima bolla infranta di un amore visto con gli occhi delle proprie aspettative e non osservando chi si ha davvero davanti. Così, non si possono chiedere cioccolati o Baci Perugina a chi ha solo cubetti di ghiaccio da offrire. Non si possono chiedere abbracci a chi ha solo frustini emotivi per controllare e svilire. Ma c’è anche chi vive di pretese, a volte entrambi, “tu mi devi capire“: la tragedia di una coppia senza un “noi”. E capite che quando entrambi vivono la frustrazione e l’incapacità, il blocco, nel riconoscere il proprio disagio, i fuochi d’artificio non tardano ad arrivare.
Per stare in coppia in maniera sana è importante stare in maniera sana con se stessi, evitare di ricercare la soluzione ai propri problemi nel rapporto con l’altro, facendo un figlio, correre a comprare l’abito da sposa, inseguire l’altro, accettare le umiliazioni, accontentarsi di briciole d’amore, bere il veleno dell’abuso, accontentarsi di un “ti stimo“. Ti amoTi amo, e ancora Ti amo, la richiesta di un cuore che ama se stesso.
Esiste la possibilità di vivere con amore, in coppia, di avere qualcuno vicino, che sappia anche lasciare l’altro solo, e che sappia stare da solo, senza la paura di perdersi.La coppia, il Noi, è una base sicura quando è costruita con amore, perché accoglie l’uno e accoglie l’altro, dentro una dimensione così intima, che è comprensibile solo a quelle due persone, perché è co-costruita. Unica e irripetibile, luogo in cui ci si sente sicuri a distanza, dove anche lasciarsi diviene un gesto maturo e d’amore. Questo richiede impegno e lavoro su di sé ed impegno nei confronti della relazione. Il rischio è quello di vivere l’illusione di stare in coppia, dove non esiste nessuna coppia perché nessuno dei due è pronto per poter costruire un Noi, maturo, funzionante e bacino da cui attingere nel completamento della propria vita affettiva, e del proprio percorso di vita. All’intimità non si arriva con nozioni, non si arriva con consigli, non si arriva con psico-viagra e protocolli di riabilitazione degli organi genitali. Troppo spesso si arriva a litigare per il sesso.Questo “sesso, sesso, sesso”, a volte l’ultima spiaggia di coppie che non sanno costruire un Noi. L’intimità è il frutto maturo di un percorso, di conquista di sé, di contatto con i propri bisogni, di fermezza, pacatezza, capacità di scegliere e desiderio di unione intima. Intimità è non temere l’altro. E’ la capacità di lasciarsi contaminare, senza temere di perdere sé stessi, e accogliere ciò che la storia dell’altro può insegnare, nella condivisione emotiva ed affettiva. Desiderare l’altro, si, nella sua esperienza, nel suo percorso da condividere con il proprio, e raccontarselo, con la capacità di amarlo e amare il contatto con l’altro. Se questo non c’è, tanti pupazzi di San Valentino non hanno valore, e resteranno come trofei di amori alla deriva, impolverati, nelle stanze di ogni disilluso d’amore.


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