Il sesso non è l'intimità di coppia ma il suo brindisi



Molto spesso le persone, un po’ fataliste, tendono a pensare all’amore e ai rapporti di coppia come qualcosa che “prima o poi arriverà“. Allo stesso sono in tanti coloro che pensano all’intimità di coppia come a quell’area che include in maniera esclusiva la vita sessuale della vita a due, e che ad un certo punto può smettere di funzionare. Il sesso non basta a tenere una coppia, anche nella più esplosiva delle attrazioni, e la frequenza non è direttamente proporzionale con l’intimità del legame tra due persone. Inutile dire che ci sono coppie che hanno rapporti una volta la settimana, altre ogni dieci giorni… ma la valutazione temporale non aiuta a comprendere, perché nell’intimità il sesso è quel momento della danza che vede la fusione. E ogni coppia ha il suo… e può essere felice. Non è il tempo dell’orologio, non è la frequenza, è non è tanto la famigerata risposta “dipende dalla qualità”: dipende da quanto si è capaci di danzare assieme, e di vivere con amore quella danza.
Nelle credenze espresse all’inizio spesso c’è un vuoto di senso, dovuto al fatto che ci si dimentica che la storia di una coppia è rappresentata dall’integrazione didue storie affettive individuali, che ciascuno dei due partner ha vissuto a partire dal proprio nucleo familiare di origine e attraversando tutte le fasi evolutive.
Così, l’incontro tra due persone che iniziano a formare una coppia è la condivisione, a volte e molto spesso inconsapevole, di un universo di significati del mondo affettivo di ciascuno. e che proviene dalla propria evoluzione personale. Ognuno dei partner ha un modello di amore e di coppia, e la creazione di un nuovo legame, quando si crea un Noi, è la co-costruzione di un universo di significati nuovo che include entrambi, e entrambi sono racchiusi da aspetti nuovi nati nella relazione. In questo senso, come scriveva Caillet:1+1=3 . Sarebbe troppo semplice pensare a degli incastri che si adattano perfettamente l’uno all’altro, perché escludono l’impegno, il desiderio dell’altro, la pazienza, il rispetto reciproco, e l’idea che l’attrazione non è il sale della vita, ma solo una fase della coppia. Formare una coppia, per non decretare una bomba ad orologeria dovuta alla staticità, è un continuo imparare a danzare assieme su più livelli. Questo non richiede il miracolo dell’amore che scende dalle nuvole, o la freccia di Cupido, ma una buona dose di impegno reciproco, superata una fase dove l’attrazione alimenta maggiormente l’incontro tra due persone e il sistema motivazionale sessuale può essere sbilanciato rispetto agli altri.
In questo senso, la modalità e la qualità della vita affettiva di ciascuno dei partners coinvolti nella nuova relazione, condizionano fortemente il modo in cui riusciranno a costruire una nuova relazione, come stare nella relazione, e come costruire un’intimità di coppia. Ogni coppia ha una sua storia unica e irripetibile.
In questo senso nelle difficoltà di una coppia, nella loro capacità di adattamento o difficoltà ruota un mondo di significati che hanno radici molto profonde, e che richiedono empatia e amore verso se stessi e verso l’altro per essere comprese. Si può giocare solo a due a questo gioco: la costruzione dell’intimità.
Gli aspetti qualitativi della storia affettiva di una persona, ovvero, tutto ciò che rappresenta un modello affettivo della storia passata, incluse le figure di riferimento, hanno la funzione di orientare verso la scelta di un partnerpiuttosto che di un altro. Certamente il discorso non può essere ridotto con un’affermazione di questo tipo, in quanto gli scenari che si aprono davanti a questa constatazione sono poliedrici, sposano la logica della complessità, e includono diversi elementi nel processo di adattamento: dalla consapevolezza di sé, alla maturità affettiva, dalla conoscenza delle proprie aree di vulnerabilità alla capacità di danzare con l’altro considerando i bisogni individuali e quelli di coppia, la gestione della fusione e la separazione.
Possono per esempio, solo per citarne due di tanti, verificarsi delle situazioni in cui ci sono persone che hanno vissuto un clima affettivo con figure di riferimento ingombranti e troppo intime o nel caso contrario con figure distanti e punitive. Questi sono solo degli esempi, che possono aiutare a ricostruire una trama di quelle che sono le difficoltà che si possono incontrare nella costruzione di un’intimità di coppia. E per gli psicoterapeuti di formazione costruttivista, il tema dell’attaccamento, come ho scritto in altri articoli, è cruciale nel loro modello di intervento anche con la coppia.
Spesso rimango sorpreso, perché le persone hanno bisogno di trovare un senso a ciò che succede nella loro storia di coppia, alle difficoltà che si incontrano, alla natura del conflitto che può essere sviluppato tra i due. A volte, il riflesso di un’incapacità di suggerire una profondità maggiore emerge anche da tantissimi libri, riviste, articoli che propongono la soluzione magica per la creazione di una coppia, depistando le persone da una ricerca autentica di sé e del legame che la unisce all’altra persona. Così ogni coppia ha in sé la possibilità di costruire un puzzle, risalendo ai propri bisogni individuali, ciò che la relazione può dare, e quanta possibilità di crescita assieme ci può essereI consigli, le strategie per conquistare ecc… allontanano sempre di più le persone dalla realtà del loro legame, a discapito di una ricerca e di un impegno continuo di costruzione e ricostruzione continua di un mondo di significati assieme. La strategia serve dopo aver preso in mano la zappa e aver trovato assieme il terreno.
Nelle storie affettive di persone che hanno avuto genitori distanti e poco disponibili affettivamente (molto spesso le persone ne sono inconsapevoli) può succedere che possano esserci dei “fantasmi” attorno alla coppia che parlano della paura di perdere l’amore e del contatto con l’altro. La danza può essere quella di non riuscire mai ad andare a fondo e fidarsi dell’altro, ed allo stesso tempo la necessità individuale di fare i conti con un dolore di non essere davvero amabili che imprigiona ed impedisce di vivere felici con se stessi e con la persona che si ha al proprio fianco. Le reazioni possono essere le più svariate possibili e sempre mantenendo in considerazione l’unicità di una coppia, le risorse individuali di entrambi e quelle della relazione. Non tutte le coppie hanno sufficienti strumenti per risolvere l’impasse e spesso ho riflettuto su quanto sia fondamentale il tempo interiore di entrambe le persone che provano a costruire un’intimità di coppia.
E’ la consapevolezza di sé, dell’altro/a che si ha davanti, delle risorse individuali di entrambi e del legame alimentato dalla possibilità reale di fare un viaggio assieme che porta alla capacità di scegliere con amore l’altro, proteggendo se stessi, l’altro, e la relazione.
Così può capitare che persone con esperienze dolorose di perdita di amore siano maggiormente attratte da persone che non si impegnano realmente in una relazione. Questo consente il vantaggio di navigare in acque conosciute, ed allo stesso tempo la possibilità di sperimentare ancora quel dolore e in questo riconoscersi. Non esiste giusto o sbagliato nelle relazioni se si vede ogni relazione che si costruisce come una preziosa fonte di conoscenza di sé prima di tutto. E’ vero che ciò che è importante considerare al di la del giusto o sbagliato è se una relazione, nei suoi limiti individuali e di relazione, crea o non crea sofferenza. La cosa più facile è spesso scegliere ciò che è noto, a volte si preferisce la sofferenza al cambiamento. In questo senso il discorso non è assolutamente generalizzabile perché ogni persona porta in sé dei nuclei sani che orientano verso un cambiamento, e che nel caso della psicoterapia vengono sostenuti e aiutati a maturare, nel rispetto dell’evoluzione personale e naturale della persona che richiede aiuto, e della coppia, sin dove possibile, perché, se i limiti individuali sono troppo pervasivi nessuna terapia di coppia è realmente efficace. Questo succede perché la terapia di coppia è finalizzata alla cura della relazione e si capisce da sé che se i limiti individuali sono troppo forti, e sopratutto per entrambi, il rischio che un terapeuta di coppia non deve mai accettare è quello di far diventare una terapia di coppia, un lavoro individuale per uno o vicendevolmente per entrambi i membri. Nell’esigenza di un lavoro individuale, il terapeuta di coppia suggerisce una psicoterapia individuale di supporto. In questo senso un terapeuta è sempre un facilitatore del processo di cambiamento e attento osservatore delle risorse disponibili in quel momento storico ed interiore della persona e della coppia.
Ecco perché non esiste una ricetta per costruire l’intimità, e perché questa è molto al di la del rapporto sessuale. In questo senso le mie riflessioni nascono sicuramente anche dallo studio, dall’osservazione e da una mia prima formazione in sessuologia clinica e terapie integrate sessuali e successivamente in psicoterapia. Allo stesso tempo credo che la necessità di trovare consigli veloci, libri self-help altro non sia che l’espressione di una difficoltà largamente diffusa: la costruzione di una consapevolezza di sé, la capacità di osservare l’altro/a, la valutazione della qualità della relazione nonostante le difficoltà, la valutazione delle risorse e dell’impegno reciproco. Occorre lavoro ed impegno per superare un pensiero legato ed ancorato ad una logica formale, ed entrare in una psico-logica individuale e di coppia.
Ma se si vuole un giardino rigoglioso e fiorito, tutti sanno che questo non viene dal cielo, e tantomeno non sarà disponibile dopo aver letto “Il manuale del perfetto giardiniere“. Si può anche leggere, ma dopo ciò, come ogni giardiniere: guanti, zappa e fiori da piantare. Se si è in due, allora anche la prima petunia nell’ampiezza di un giardino di Versailles sarà segno di intimità. E la sera…. il sesso sarà un vero brindisi.


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