Essere in equilibrio è più pesante che saper esplorare



Mi capita spessissimo di ascoltare persone che, giunte dallo psicologo, propongono come obiettivo la ricerca di equilibrio. Con il tempo mi sono reso conto che dietro quella richiesta in realtà si celavano i sintomi, le paure, le ossessioni, la depressione e tanti altri. Una sorta di caverna mentale chiamata “Equilibrio”. La vita scorre in bicicletta e stare in equilibrio significa stare fermi in un punto ed imperturbabili, e per questo non serve sicuramente uno psicologo o uno psicoterapeuta. Inoltre, lo stare fermi in equilibrio, come un grande elefante al circo durante il suo numero, garantisce di conquistare nuovi sintomi, come per esempio la sfiducia in sé stessi, la tristezza negli occhi davanti ad un mondo che scorre, dalla posizione ferma ed imperturbabile. Una posizione che lascia indietro, che blocca l’esplorazione e la vita.
La parola equilibrio si adatta forse alla crusca che sponsorizza la Marcuzzi, ma non certamente a chi vuole lavorare su di sé ed acquisire flessibilità, e non equilibrio. La flessibilità è movimento, acquisire strumenti per gestire le perturbazioni che costantemente rimbalzano sul sistema mente e lo modificano. Se si sta fermi a testa in giù come l’elefante in figura, forse ci si perde qualcosa. E a volte, chiedendo equilibrio, in realtà si sta dicendo che non si vuole cambiare niente. E un buon terapeuta, in quel caso sa che non ha niente da fare in più. E’ un po’ come se la persona dalla caverna dicesse: “Aiutami a non uscire di qui”. La risposta è: “Basta non uscire”.
Antonio Dessì


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