Narcisismo e relazioni disfunzionali



Chi come terapeuta affronta il tema del narcisismo si confronta costantemente con una realtà di relazioni spesso altamente disfunzionali. Non è tendenzialmente possibile stabilire con esattezza quanto tossica può essere una relazione con una persona con tratti narcisistici di personalità. Molto dipende da un attenta valutazione della gradazione di narcisismo e il momento storico in cui la persona che tenta di unirsi ad un narciso (o narcisa) si confronta. Spesso l’unione avviene attraverso legami di dolore, rabbia, rifiuto e in generale tutto ciò che consente anche alla persona che si unisce al narciso di confermare il proprio mondo relazionale e la propria storia (spesso dolorosa sul piano affettivo e con un urgenza psicoterapeutica di ridefinire l’area del trauma, delle fratture relazionali, spesso sottovalutate o non consapevoli).
Tendenzialmente è possibile dare diverse letture su questa tipologia di relazioni e in psicoterapia renderle come momento importante per poter rielaborare alcuni aspetti di sé e scoprire risorse sino ad allora non considerate su cui costruire un equilibrio più solido.
A volte mi capita di sentire che, acquisiti strumenti di comprensione verso se stessi (storia personale, stile affettivo, oscillazioni emotive prevalenti e loro significati..), spesso lo specchio della relazione narcisistica si rompe e restituisce alla persona un’immagine di una persona infantile, priva di strumenti relazionali, egocentrica e centrata solo su se stessa. In questo molte persone che hanno vissuto relazioni con narcisisti/o donne narcisiste (spesso accudendo) sprofondano, a seconda dei tempi che si sono dedicati a quella relazione, nella solitudine, nella rabbia, nella disperazione. Alcuni
1. Il carico sul proprio equilibrio psichico;
2. La rinuncia ad identificarsi con un ruolo di partner in una relazione sana e mediamente nevrotica (ovvero con una sana conflittualità e problem-solving).
3. Il fallimento nel tentativo di salvare la persona narcisista.
Alcuni narcisisti hanno più possibilità, attraverso una psicoterapia, di acquisire strumenti per lo sviluppo di una mente relazionale. Altri faticano di più a sviluppare una mente relazionale in psicoterapia. In ogni caso non può essere il partner o la partner a farsi carico di una responsabilità così importante per tre ragioni, e non certamente esaustive dell’esperienza clinica e bibliografica di colleghi che da anni e anni ci lavorano:
Questi elementi è importante vengano inseriti nella storia di vita della persona rimasta intrappolata, cercando di ritrovare quei fili rossi conduttori che spesso rappresentano la ripetizione di schemi relazionali appresi molto preso, o comunque in linea su come la persona ha strutturato la propria personalità e il senso di amabilità.
Antonio Dessì
www.studiopsicologicocagliari.it
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