Osservare la complessità umana: prima passione e poi lavoro



Nella mia esperienza lavorativa con le persone che mi portano una sofferenza ho capito sin da subito l’importanza di avere rispetto per l’esistenza umana, prima delle lauree, l’abilitazione e due specializzazioni quadriennali che potrebbero portarmi in un sentiero di presunzione. Presunzione di sapere ciò che è meglio per una persona. Presunzione di fissare un obiettivo di terapia che non sia concordato o che non veda in primis un’assunzione di responsabilità da parte della persona della propria sofferenza.
Lo psicoterapia è una bussola.
Uno psicoterapeuta non ha capacità predittive, e se qualcuno afferma il contrario posso dispiacermi ma non farmi coinvolgere, perché gli eventi della vita sono incontrollabili e mutevoli, come è mutevole e dinamico il multiverso delle possibilità umane. Perché dire “universo” è troppo poco. La psicoterapia è imparare a danzare nel dipanarsi dell’esistenza umana. Al sole, in aridità, sotto la pioggia. In luogo tranquillo. La psicoterapia non è la garanzia per una vita felice: è un momento in cui ci si ferma, e poi si riparte senza quell’aiuto, indispensabile sino ad allora.
Così i miei anni di studio sono stati una preparazione, un creare cornici dove potevo orientarmi e gestire le mie ansie da giovane psicologo. E una coerenza con me stesso, che sin da piccolo ho mostrato sempre molta curiosità per tutto ciò che mi circondava. La mia voglia di esplorare.
Con il tempo ho imparato ad osservare, a stare sul presente e riconoscere il mio aiuto professionale non nel saper perentoriamente orientare verso un obiettivo che ritenevo importante per la persona che avevo davanti, ma consentire alla persona di avere una chiave di lettura nuova e la possibilità di integrare i suoi pensieri, le sue emozioni, e i suoi processi, nel concentrato di parole che posso somministrare e che provengono dai miei sacrifici, come professionista, come persona.
Sorrido molte volte quando leggo articoli, libri che spiegano come funziona una categoria di persone o velatamente raccontano di soluzioni facili e indolori alle problematiche dell’esistenza umana, delle relazioni affettive. Ci ho creduto anche io a tutto ciò, ma ho constatato che non funziona in termini di mantenimento di un legame buono, come dovrebbe essere quello tra psicoterapeuta e persona che assiste.
Ho sentito subito il peso di un compito molto importante a cui sentivo di essere chiamato. Ho deciso di studiare la complessità. E ogni volta che lo faccio mi pongo davanti a ciò che osservo come se fosse la prima volta che incontro qualcosa con quella forma, con quel colore, con quelle emozioni che mi rimanda. E nessun colore è lo stesso, ogni forma può essere simile ma non uguale. E questo orienta il mio intervento, sempre unico, irripetibile, personalizzato.
Così, ci sono stati Maestri per me che mi hanno insegnato anche attraverso i loro errori sopratutto e ne hanno voluto discutere con me, e questo mi ha spinto sempre di più a crescere e a voler capire di più, comprendere, avere un occhio sul passato, l’evoluzione della storia personale, l’affettività, e le risorse. E in questo vedo un gesto di amore importante ricevuto, al di la dell’accudimento che come allievo ho ricevuto.
Un equilibrio delicatissimo e importantissimo, ma di cui vado fiero di essere attento e di aver portato con forza, a volte non senza essere scoraggiato.
In psicoterapia non vince chi ha soluzioni o chi sa risolvere meglio le cose e in fretta. Se l’esistenza umana e delle sue relazioni fosse stata un universo leggibile in un capitolo di un libro sono certo che non avrei scelto di fare lo psicoterapeuta. Forse sarei diventato un artista.
La sfida alla comprensione della complessità umana è stata in primis la richiesta che io per primo ho fatto a me stesso.
E questo concentrato di tutto ciò che ho costruito voglio portare alle persone che chiedono il mio aiuto.
Un caro saluto a tutti, in questa giornata di Marzo nuvolosa. Ma anche le nubi sono tutto ciò che di complesso esiste nel multiverso delle possibilità umane.
Grazie di cuore per chiunque leggerà queste mie parole. Ma anche a chi può criticarle o non sentirle in linea con ciò che pensa. Perchè vincere è facile se non ci si confronta. E uno psicoterapeuta non può non considerarlo.
Antonio Dessì


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